Il Superuovo

Roma: Un atto vandalico deturpa la targa simbolo della Resistenza in zona Pietralata

Roma: Un atto vandalico deturpa la targa simbolo della Resistenza in zona Pietralata

La sindaca di Roma, Virginia Raggi, si è espressa sull’accaduto. Ha rimarcato il suo rammarico nei confronti della vicenda ed ha intimato che la città rifiuta il fascismo e qualsiasi forma di violenza.

Eccidio Pietralata
Eccidio di Pietralata (Wikimedia)

A destare ancora più scalpore rispetto a tale gesto è il momento in cui è stato compiuto: due giorni dopo la Commemorazione della Liberazione. La targa, ubicata in via del Peperino in zona Pietralata, era dedicata ai martiri del nazifasciamo. In particolare, sulla targa, ora annerita, vi erano scritti i nomi dei partigiani uccisi dai paracadutisti tedeschi nell’eccidio del 1943. L’atto fa riflettere sulla comprensione dell’antifascismo e della Resistenza oggi nel nostro paese. Questo articolo ha l’obbiettivo di spiegare cosa fu la Resistenza e cosa si intende per antifascismo.

La caduta del fascismo

I cedimenti del regime fascista iniziarono ad essere evidenti a partire dal 1943. Gli alleati invasero quello stesso anno la Sicilia, non incontrando alcun ostacolo da parte dell’esercito italiano. Le famiglie italiane erano ormai allo stremo e la fiducia nel regime venne sempre meno. Gli scioperi nelle fabbriche del Nord Italia furono una delle riprove di questa sfiducia e della crisi ormai dilagante nella penisola. Tuttavia, il colpo di Stato che determinerà la fine del regime fu ordito dal re ed alcuni dei massimi esponenti del regime stesso. Il Gran Consiglio del fascismo si riunì nella notte tra il 24 e il 25 luglio 1943. Mussolini venne arrestato, l’esercito fu affidato alla guida del re Vittorio Emanuele III e Pietro Badaglio fu nominato come nuovo presidente del Consiglio. La caduta del regime venne accolta positivamente in Italia e il 3 settembre 1943 venne firmato l’armistizio con gli alleati, in procinto di sbarcare a Salerno. Nel frattempo, le truppe tedesche iniziarono ad invadere l’Italia centro-settentrionale. Di lì a poco il paese si sarebbe trasformato in un vero e proprio campo di battaglia. Lo scontro avrebbe coinvolto le truppe tedesche e quelle degli alleati. In seguito, sarebbe nata la Resistenza in Italia.

Armistizio
Annuncio dell’armistizio sulla La Stampa (Sempione News)

La Resistenza in Italia e l’antifascismo

Le truppe tedesche liberarono Mussolini, che fondò un nuovo stato fascista repubblicano, chiamato Repubblica Sociale Italiana. Nel meridione nacque invece il Regno del Sud. L’Italia era pertanto divisa in due. Proprio in questo periodo, iniziarono a costituirsi gruppi armati, che volevano opporsi al nazifascismo: nasce la Resistenza italiana. Questi gruppi sono eterogenei e legati ad alcuni specifici movimenti politici presenti in quello stesso periodo. Ad esempio, i partigiani simpatizzanti degli ideali socialisti fondarono le Brigate Matteotti. Anche le donne e i ragazzi più giovani parteciparono attivamente alla Resistenza, svolgendo principalmente l’azione di informatori o di aiuto sanitario. Non furono però rari i casi in cui le donne stesse presero parte agli scontri armati. Il Comitato di Liberazione Nazionale, nato il 9 settembre del 1943, si occupò di organizzare e coordinare la Resistenza. I gruppi combattenti di partigiani si formarono principalmente sulle Alpi e sugli Appennini, gli stessi territori in cui poi operarono.  Il movimento partigiano italiano era piuttosto eterogeneo ed aveva a disposizione poche risorse. Nonostante questo si batterono continuamente ed inesorabilmente per la libertà. La Resistenza fondava le sue radici nell’antifascismo, ovvero l’insieme di tutti quei movimenti, politici e sociali, che si contrapponevano al fascismo.

Partigiani Italiani del Partito d'Azione (Il Post)
Partigiani Italiani del Partito d’Azione (Il Post)

Cosa è accaduto a Pietralata

L’antifascismo non è quindi solamente opposizione al fascismo. Ovviamente esso si contrappone alle idee del nazifascismo, ma propone anche una nuova visione dell’umanità. Tale visione è volta ad affermare un mondo eguale e democratico. Pertanto, dopo queste premesse, il gesto compiuto a Pietralata ci fa riflettere. Questo atto vergognoso, ai danni di uno dei simboli della Resistenza, non è un caso isolato. Già due settimane fa, sempre nello stesso luogo, una corona di fiori, posta sopra la targa, era stata bruciata come atto provocatorio. Il quartiere si è schierato contro l’atto vandalico, così come influenti nomi della politica italiana, fra i quali anche il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. Attualmente, la Polizia Locale e la Digos stanno effettuando ulteriori accertamenti sull’intera vicenda. Quanto accaduto deve farci riflettere sul lavoro che c’è ancora da fare, soprattutto nelle scuole, per sensibilizzare gli italiani al passato. Un passato che  sembra lontano, ma che in realtà è più vicino di quanto si possa pensare. Troppo spesso, infatti la memoria tende ad essere dimenticata. I nomi dei partigiani, scritti sulla targa, nonostante ora non ci siano più, non saranno mai dimenticati.

Targa in memoria dei partigiani bruciata in zona Pietralata, Roma (Tgcom24)
Targa bruciata in zona Pietralata, Roma (Tgcom24)

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: