Il Superuovo

L’unione giuridica delle coppie omosessuali: “Sulla porta” di Federico Salvatore rivendica l’eguaglianza

L’unione giuridica delle coppie omosessuali: “Sulla porta” di Federico Salvatore rivendica l’eguaglianza

Il riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali è un tema attuale e significativo. Ad esso si legano considerazioni ulteriori, anche nell’ambito del riconoscimento sociale, che necessitano trattazione. 

La regolamentazione giuridica dell’unione delle coppie omosessuali ha conosciuto degli importanti passi in avanti, ma continua ad essere un cammino costellato da ostacoli e difficoltà. È dunque ancora viva la richiesta di uguaglianza, parità e diritti.

Danimarca: il primo paese al mondo a riconoscere diritti alle coppie dello stesso sesso

Era il 7 giugno 1989 quando la Danimarca riconobbe la validità della prima legge che riconosceva i diritti alle coppie composte da persone dello stesso sesso. Essa prevede l’introduzione della regolamentazione delle unioni civili, garantendo in parte quanto previsto per il matrimonio, includendo la trattazione dei relativi diritti e doveri. Il suo testo contempla anche la definizione di quanto pertiene alla pratica di divorzio. Per poter essere uniti civilmente, i membri della coppia devono rispondere a due requisiti: almeno uno dei due deve possedere cittadinanza o residenza in Danimarca e entrambi devono poter dimostrare di aver risieduto nel paese almeno nei due anni precedenti alla richiesta. Si presentavano comunque delle lacune, difatti alle coppie omosessuali non venne riconosciuta la possibilità di siglare la loro unione in chiesa né quella di adottare. Fu solo nel 2012, dopo svariati anni di discussioni e contrasti tra le varie parti politiche, che venne approvata ufficialmente un’ulteriore legge, in cui si riconoscevano tutte le fattispecie appartenenti all’istituzione tradizionale del matrimonio. Per quanto concerne invece la progenie, nel 1999 fu introdotta la possibilità, per uno dei due membri della coppia, di adottare il figlio del partner, mentre nel 2010 è stata prevista la possibilità di avviare in comune la pratica di adozione. La prima coppia omosessuale che ha potuto unirsi civilmente fu quella composta da Axel Lundahl-Madsen e Ejgil Eskildsen. I due, dopo essersi impegnati per decenni per la rivendicazione dei diritti delle coppie omosessuali (il quale li portò a dover sopportare anche la prigionia) tagliarono questo fondamentale traguardo il 1° ottobre 1989, diventando il simbolo di un cambiamento di cruciale importanza nella società contemporanea.

Gli interventi negli altri paesi

Ad oggi, il numero di stati che ha regolamentato l’unione delle coppie omosessuali è aumentato. Molti di questi hanno previsto l’estensione dell’istituzione del matrimonio e quanto da essa previsto, altri invece hanno optato per l’introduzione delle unioni civili. In Africa il primo paese che si è impegnato in materia è il Sudafrica, che nel 2006 ha elaborato un apparato legislativo volto a garantire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso, mantenendo però la possibilità, per le istituzioni religiose, di rifiutarsi di dar luogo alla celebrazione religiosa. In America viene generalmente riconosciuto il matrimonio effettivo, mentre in Asia il Taiwan si è mosso nel 2017, grazie all’intervento della Corte Costituzionale, per permettere l’estensione di quanto disciplinato per le coppie eterosessuali a quelle omosessuali. In Oceania solo Australia e Nuova Zelanda garantiscono in modo soddisfacente l’accesso al matrimonio alle coppie dello stesso sesso, mentre in Europa la situazione appare maggiormente variegata, vedendo in maggioranza l’estensione dell’istituzione matrimoniale, una minoranza di paesi che ha introdotto la disciplina delle unioni civili e una Russia fortemente determinata a definire illegali entrambe le pratiche. L’Italia nello specifico ha visto l’introduzione del concetto di unioni civili nel 2016, con la c.d. legge Cirinnà, la quale prevede, sia per le coppie omosessuali che per quelle eterosessuali, la possibilità di siglare il proprio rapporto tramite tale unione, potendo così godere dei diritti sociali, patrimoniali ed economici/fiscali riconosciuti alle coppie unite dal matrimonio tradizionale. In Italia però la chiesa pone un veto fondamentale. A seguito di un’apparente apertura da parte di Papa Francesco difatti, l’istituzione religiosa ha cambiato rotta, affermando l’indisponibilità a benedire le coppie omosessuali.

La difficoltà nel fare coming-out e l’importanza dell’inclusione sociale

Nonostante i passi in avanti siano stati significativi, non abbiamo ancora raggiunto una vera e propria parità. I disagi legati a fare coming-out rimangono e ledono profondamente gli appartenenti alla comunità Lgbtq+, spesso a causa di un apparato sociale eccessivamente antiquato che considera gli orientamenti sessuali che differiscono da quello eterosessuale come motivo di disagio piuttosto che come pura e semplice normalità. Importanti in questo senso sono le parole utilizzate da Federico Salvatore nella sua canzone intitolata “Sulla porta”, nella quale dà voce a tale realtà.

Mamma’ son qui, con le valigie sulla porta
e in macchina c’e’ un uomo che mi sta ad aspettare. La verita’ lo so ti lascera’ sconvolta. Quell’uomo è il mio primo vero amore, con lui mi sento libero e felice.

In queste semplici righe Salvatore rappresenta il senso d’imbarazzo che molti figli provano nel dover “confessare” la propria attrazione nei confronti di persone del medesimo sesso.

Non sono piu’ un bambino,
mamma abbassa quella voce,
smetti di fare la vittima indifesa.

In questo passaggio invece viene messo in luce lo scontro che spesso si accende tra figlio e genitore. Uno scontro che devia dal legame di affetto e comprensione che dovrebbe contraddistinguere tale relazione familiare, il quale spesso porta ad un allontanamento qualora permanga il senso di rifiuto da parte del padre e/o della madre.

Per la prima volta io me ne frego
degli orecchi dei vicini.

Emerge poi un ulteriore elemento, ovvero quello dell’esclusione sociale, del giudizio, degli ammonimenti. Un malessere che può essere sia psicologico che fisico, in quanto sono molti i casi di maltrattamenti da parte di persone che non riconoscono la naturalezza delle relazioni omosessuali. Un quadro dunque che necessita di un cambiamento interno allo stesso assetto culturale, che può essere facilitato dalle doverose regolamentazioni giuridiche, ma che deve trovare manifestazione quotidiana in ogni gesto nei confronti del prossimo.

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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