Rivivere i ricordi: il Pensatoio di Silente e il recupero della memoria

Immergere la faccia nelle acque vorticose del Pensatoio è un’esperienza su cui noi babbani possiamo soltanto fantasticare. Accontentiamoci, quindi, dei ricordi di pessima fattura elaborati dalle nostre menti e ringraziamo la Rowling di averci fatto notare quanto sia insulsa la nostra vita.

“Questo? Si chiama Pensatoio” rispose Silente. “A volte, e sono certo che conosci questa sensazione, ho l’impressione di avere semplicemente troppi pensieri e troppi ricordi stipati nella mente”. Tra gli oggetti magici più stupefacenti e invidiabili nell’ufficio di Silente, il Pensatoio si è più volte rivelato un’enorme risorsa. In questo lavandino poco profondo e dall’aspetto inquietante, i maghi possono tuffarsi, letteralmente, per osservare, anzi, rivivere, ancora letteralmente, dei ricordi propri o altrui estratti in forma liquida e argentea.

Che forma hanno i ricordi?

Dal momento che i nostri lavandini non hanno ancora sviluppato la funzione “svuota-cervello”, come avviene nella nostra mente il recupero dei ricordi? Innanzitutto, è bene precisare che i ricordi vengono immagazzinati in memoria nella forma, per quanto sia possibile stabilire una forma, di una rete di associazioni, in cui ogni elemento di informazione è interconnesso con tutti gli altri. In sostanza, la memoria non è tanto una cassettiera come tramandato dalla cultura popolare, ma è bensì più simile a un albero ben ramificato e ricco di foglie. Quando cerchiamo di far riaffiorare un ricordo, ad esempio il nome della maestra di matematica in quarta elementare, associamo a questo elemento altre informazioni relative a ciò che riteniamo in qualche modo connesso a tale ricordo. Quindi pensando al nome della maestra ci verrà anche in mente che una volta si è arrabbiata con voi perché stavate chiacchierando e che questa cosa vi ha turbato parecchio, che mentre vi urlava contro annaffiava il vostro quaderno con spruzzi di saliva e che per punirvi vi ha spostato al primo banco. Daniela. Tutti questi elementi possono essere usati come indizi per il recupero dell’informazione che volete ricordare e, in un certo senso, è come rivivere una certa esperienza sfruttando tutti gli aspetti secondari che si concatenano sulla scia dei vostri pensieri.

Calarsi nel contesto e rivivere le emozioni

I migliori indizi per il recupero sono le associazioni che abbiamo formato nel momento della codifica del ricordo, cioè quando lo abbiamo immagazzinato nella memoria. Odori, oggetti, luoghi e sensazioni possono aiutare a rievocare il ricordo della persona o dell’evento a essi associato, collocandoci mentalmente nel contesto originale. Come un Pensatoio mentale, per così dire. Spesso, queste associazioni vengono attivate senza che noi ne siamo consapevoli, in un fenomeno che oggi è chiamato priming, ossia “innesco”. A esempio, vedere o udire di sfuggita la parola “coniglio” innesca una serie di associazioni legate a tale parola, come “lepre” o “carota”, anche quando non ricordiamo o non sappiamo di aver visto o sentito dire da qualcuno la parola “coniglio”. Anche ritrovarsi in un contesto preciso può innescare il ricordo di un’esperienza legata ad esso. Anzi, spesso è necessario il contesto originale che genera un pensiero per far sì che ve lo ricordiate successivamente, come quando vi alzate dal divano per andare a preparare la borsa della palestra e quando vi ritrovate in camera non ricordate il motivo per cui siete lì, per cui tornate a sedervi sul divano con la sensazione di aver dimenticato qualcosa di evidentemente superfluo (sì, bella scusa). Oltre alla memoria dipendente dal contesto, anche la memoria dipendente dallo stato, strettamente correlata alla prima, determina gli elementi in grado di far riaffiorare un ricordo. In questo caso, essi riguardano gli stati d’umore e le emozioni che proviamo quando viviamo una certa esperienza, che può essere meglio ricordata quando ci troveremo di nuovo nello stesso stato e proveremo le stesse emozioni. Infatti, quando ci si ubriaca è probabile che tornino alla mente i ricordi delle precedenti bevute (sempre che l’ubriachezza non abbia annebbiato la mente tanto da rimuovere l’evento).  Allo stesso modo, se siamo felici ricordiamo più facilmente gli altri momenti felici della nostra vita, mentre se siamo depressi richiamiamo alla mente quelli tristi, creando un persistente circolo vizioso, o virtuoso che dir si voglia.

I falsi ricordi

 

I veri Potterhead ricorderanno che, in “Il Principe Mezzosangue”, il professor Lumacorno consegna a Silente, in un primo momento, un ricordo costruito, modificato, perché si vergognava troppo di aver dato informazioni preziose a Voi-Sapete-Chi. “Silente estrasse da una tasca interna un’altra fiala di cristallo e Harry tacque: il Preside aveva detto che era la memoria più importante che avesse raccolto. Notò che il contenuto sembrava difficile da vuotare nel Pensatoio, come se si fosse cagliato; i ricordi vanno a male?”. Si tratta di una metafora particolarmente azzeccata per dimostrare quanto sia inaffidabile, in realtà, la nostra memoria. Questo perché nell’elaborare le informazioni, a qualsiasi stadio della memoria, le filtriamo, le alteriamo o ne perdiamo una parte. Infatti, non ci limitiamo a recuperare i ricordi, ma spesso costruiamo i ricordi al momento della codifica e, ogni volta che lo facciamo riaffiorare, ne creiamo una versione leggermente modificata (un fenomeno che i ricercatori chiamano riconsolidamento). Capita che quando raccontiamo un ricordo facciamo riferimento anche a delle informazioni che abbiamo semplicemente ipotizzato e non sappiamo essere vere per certo, per cui, dopo varie volte che raccontiamo l’evento, ci sembrerà di aver vissuto realmente anche quei dettagli che avevamo solo inferito. Questo può accadere anche quando lasciamo ampio spazio all’immaginazione, magari rivivendo delle esperienze dell’infanzia di cui non si ha una memoria così vivida. I falsi ricordi creati da questo tipo di errori si verificano in parte anche perché il visualizzare qualcosa nella propria mente e il percepirla effettivamente vanno ad attivare aree cerebrali molto simili.

Installare un Pensatoio nel proprio ufficio risolverebbe un sacco di problemi legati alla memoria: il sovraccarico di informazioni inutili, la fatica nel ricordare eventi importanti, nomi, cose e città, i ricordi dell’ex fidanzato che vorremmo bruciare nel Calice di Fuoco, dimostrare alla madre che non siamo colpevoli di aver annichilito ogni minima traccia di Nutella ma che è tutto merito di quella cicciona di vostra sorella. Purtroppo, per fare tutte queste cose possiamo solo appellarci al contenuto della nostra scatola cranica, rassegnandoci al fatto che non avremo mai lo stile di Silente. In nulla.

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