Il Superuovo

Ritrovato fossile di lucertola antico 20 milioni di anni: all’inseguimento del sogno Jurassic Park

Ritrovato fossile di lucertola antico 20 milioni di anni: all’inseguimento del sogno Jurassic Park

Ritrovato della Repubblica Domenicana, offre importanti indizi ai ricercatori sulla comprensione del processo di fossilizzazione

I resti del rettile (lo scheletro di una zampa), non presentano materiale genetico, ma incoraggia la ricerca essendo possibile il ritrovamento di piccoli vertebrati forse perfettamente conservati

Una macchina del tempo

Cosi si può definire l’ambra, una resina secreta dalle piante ed indurita dal passare delle ere. Ciò che più la rende speciale, è tuttavia la capacità di conservare (quasi) perfettamente gli organismi al suo interno. Di solito nell’ambra fossile è possibile trovare invertebrati quali ad esempio insetti, ma al contrario è estremamente difficile ritrovare dei vertebrati, come la sopracitata lucertola. I ricercatori ne hanno esaminato i resti, trovando delle microfratture nelle ossa. Probabilmente il piccolo rettile era da poco scampata ad un predatore, o forse si era ferita per altre ragioni, ma proprio quell’impossibilità di muoversi gli ha fatto perdere la partita con la resina che poi l’ha inglobata. Sfortunatamente una crepa nella struttura di questa ha permesso l’infiltrazioni di microorganismi decompositori e favorito il processo di fossilizzazione, facendole dunque perdere per sempre le tracce organiche, assieme ad eventuale materiale genetico.

Il processo di fossilizzazione

A seconda del luogo, le condizioni e il soggetto su cui agisce, la fossilizzazione avviene in numerosi modi. L’ambra fossile come detto in precedenza è una tipologia di fossilizzazione, ma quella che ha rovinato irrimediabilmente il campione ritrovato, che è anche la stessa che ha fatto arrivare i dinosauri fino a noi, si chiama mineralizzazione. Nome lungo con processi lunghi, ma molto molto basilari. Esseri viventi antichissimi, proprio come i dinosauri, una volta morti venivano ricoperti da vari strati di sedimenti, venendo lentamente decomposti da vari microorganismi. In contemporanea, ma con tempi molto più lunghi, i minerali presenti nelle soluzioni circostanti si vanno a sostituire ai composti organici dell’organismo, come pelle, midollo e anche DNA. Per questo motivo ancora oggi le informazioni genetiche che abbiamo degli animali preistorici sono molto, molto limitate.

Come Jurassic Park

Chi non ha visto questo capolavoro cinematografico, un cult fantascientifico con effetti speciali mozzafiato? Se la risposta è “IO” andatevelo a guardare. Se invece il cinema non fa per voi sarete contenti di sapere che, con i giusti progressi scientifici, in futuro sarà possibile visitarlo di persona. Fossili conservati nell’ambra e non solo, potrebbero fornire alla scienza le materie prime per ricreare il DNA di animali preistorici estinti e riportarli in vita. Sembra assurdo, ma è ciò che si sta cercando di fare con Lyuba, un cucciolo di mammut morto di 40 mila anni fa ritrovato in Siberia. Gli strati di ghiaccio ne hanno permesso una mummificazione quasi perfetta, rendendo possibile il ritrovamento e l’analisi anche di materiale genetico. Ora, con l’ausilio delle biotecnologie si spera di riuscire, tramite impianto di DNA in una cellula embrionale di elefante, l’animale più simile al mammut, di clonare Lyuba e togliere i mammut dalla lista della specie estinte. Se il progetto dovesse riuscire, aprirebbe la strada anche a molte altre specie che, per causa dell’uomo o per altri fattori, sono considerate estinte.

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