Il Superuovo

“L’uomo invisibile” di H. G. Wells è pura fantasia o possibile realtà?

“L’uomo invisibile” di H. G. Wells è pura fantasia o possibile realtà?

Attraverso le informazioni del romanzo di Wells, ed alcuni concetti di fisica ottica, ci proponiamo di discutere la possibilità di apparire realmente invisibili.

Immagine estratta dal film L’uomo invisibile del 1933 di James Whale

Lei sa che ogni corpo assorbe la luce, o la riflette e la rifrange, oppure adempie contemporaneamente alle tre funzioni. Se non riflette né rifrange né assorbe luce, esso ci è invisibile“. Così il nostro protagonista spiega in breve il fulcro teorico su cui si basa il suo utopico esperimento. Vediamo meglio di che si tratta.

Riflessione, rifrazione e assorbimento della luce

La natura ed il comportamento della luce sono stati per secoli dei misteri aperti, risolti totalmente solo grazie alle teorie fisiche più moderne. In particolare la luce assume un comportamento bizzarro quando nel suo cammino incontra dei mezzi diversi. Infatti ciò che avviene alla luce nella superficie che separa i due mezzi ha dell’incredibile. Facciamo un attimo un passo indietro e proviamo un esperimento mentale. Immaginiamo di generare un raggio di luce che partendo da un punto si propaga in una linea retta. Pensiamo a questo raggio di luce come ad un viaggiatore in macchina che vuole oltrepassare il confine del proprio paese per entrare nel nuovo. Alla frontiera accade però qualcosa di strano. Infatti il misterioso viaggiatore si divide in tre parti, di cui la prima rimbalza e rimane dunque nel paese di partenza continuando ad andare dritta come sempre, la seconda sparisce misteriosamente, e la terza (a quanto pare la più fortunata delle tre) riesce finalmente a proseguire il suo viaggio nel nuovo paese, in cui però le regole impongono al viaggiatore un’altra velocità. Infatti ogni paese ha le proprie norme per quanto riguarda la velocità, ed esiste poi anche un regolamento generale, il quale impone alle persone che attraversano il confine di deviare a seconda delle norme di velocità dei paesi confinanti. Torniamo ora a parlare con termini un po’ più rispettabili e ricordiamo che il viaggiatore in macchina è in realtà un raggio luminoso. In analogia con ciò diciamo dunque che i paesi non sono altro che mezzi differenti, conseguentemente il confine risulta essere la superficie di separazione dei mezzi, mentre le regole sulla velocità sono semplicemente le caratteristiche di tali mezzi. Così come il viaggiatore, il raggio luminoso si divide in tre parti, di cui la prima viene riflessa dalla superficie di separazione, la seconda viene assorbita dal mezzo, e la terza si trova rallentata (o accelerata) e deviata nel nuovo mezzo, in sintesi diremo che quest’ultima viene rifratta.

Riflessione e rifrazione della luce

Corpi opachi, trasparenti e traslucidi

Ma tutto questo come è collegato all’uomo invisibile? Per poter posizionare ogni pezzo del puzzle al proprio posto abbiamo bisogno ancora di qualche altro concetto. Infatti dobbiamo ancora definire la differenza che vi è tra corpi opachi, trasparenti e traslucidi. In breve un corpo si dice opaco quando esso non viene attraversato dalla luce, mentre si dice trasparente se invece viene attraversato da essa. Ci sono poi i corpi traslucidi che sono una sorta di via di mezzo tra i due precedenti. Le conseguenze di ciò sono che possiamo facilmente vedere attraverso un corpo trasparente mentre la visione oltre ad un corpo opaco ci è celata. Ma questo significa che ai nostri occhi un corpo trasparente appare invisibile? Per rispondere a questa domanda ci serviremo di ciò che abbiamo detto prima riguardo al comportamento della luce. Prendiamo come esempio un blocco di vetro che, essendo un corpo trasparente, viene attraversato dalla luce, tuttavia se ci sforziamo un poco quel blocco di vetro non è per nulla invisibile. Infatti grazie alla rifrazione della luce fra i due mezzi (nel nostro esempio il vetro e l’aria) possiamo affermare con assoluta sicurezza dove si trova il blocco, seppur riusciamo a vederci attraverso.

L’uomo invisibile

Passiamo ora dunque a ripercorrere l’esperimento che ha portato il protagonista del romanzo a diventare invisibile. Tale esperimento si basa di fatto sullo stesso principio per cui, immergendo un pezzo di vetro in un liquido avente indice di rifrazione molto simile a quello del vetro in questione, quest’ultimo appare completamente invisibile. Ma qual’è la differenza tra un corpo umano ed un pezzo di vetro? Come fa notare lo stesso protagonista del romanzo, il corpo umano è costituito sia da corpi opachi che da corpi trasparenti. Questi ultimi per altro sono maggiori di quelli opachi. Perciò al protagonista non è restato altro da fare se non effettuare qualche scoperta scientifica qua e la in modo da rendere trasparente ciò che nel corpo umano non lo era, sbiancare tutte le sostanze colorate presenti nel corpo umano (procedimento facilitato dal fatto che il protagonista è albino), per poi ridurne l’indice di rifrazione a piacimento in modo da far assumere al corpo lo stesso indice di rifrazione dell’aria. Perciò in definitiva, è possibile diventare invisibili? Come ci insegna questo romanzo, se sei un genio che sforna scoperte scientifiche ogni giorno non c’è niente di impossibile, o quasi. Infatti, assumendo anche di avere la tecnologia ed il sapere necessari a riprodurre l’esperimento, per diventare invisibili si deve accettare un compromesso alquanto particolare. Sembra proprio che per non essere visto completamente dagli altri la persona in questione debba decidere di non vedere gli altri a sua volta. Questo avviene perché normalmente la luce che riflette sugli oggetti viene poi riflessa dai nostri occhi che, in quanto sistemi ottici per eccellenza, fanno convergere la luce in una porzione dell’occhio chiamata retina, dove si forma l’immagine che verrà poi elaborata dal cervello permettendoci di vedere il mondo come lo vediamo. Per vedere è necessario dunque che la luce rifletta sui nostri occhi, ma se ciò accade allora almeno i nostri occhi vengono resi visibili alla gente. Si conclude dunque che per non essere visti bisogna accettare, quasi per contrappasso, di non vedere alcunché.

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