Ritorno a Downton Abbey: l’Inghilterra dell’emancipazione femminile e del tramonto della nobiltà

E’ ufficiale, ed è anche al cinema: “Downton Abbey” è sugli schermi italiani dal 24 Ottobre! La famiglia Crawley ci racconta gli avvenimenti storici che ci hanno portato a oggi: dall’emancipazione femminile al tramonto dell’aristocrazia.

Se siete appassionati di storie nella storia, di balli in salotti aristocratici e moda anni Venti, allora il film fa proprio per voi: un tuffo nel primo Novecento, che invita a riflettere sulle dinamiche storiche del progresso.

Da Netflix al cinema: l’Inghilterra vintage di “Downton Abbey”

Sono passati nove anni da quando l’episodio pilota di “Downton Abbey” andò in onda nei salotti britannici, appassionando dal primo momento milioni di fan. La serie televisiva parla delle vicissitudini della famiglia Crawley, che è composta da Lady Violet (Maggie Smith) la contessa di Grantham, suo figlio Robert, sposato con l’ereditiera americana Cora e le loro figlie, Mary, Edith e Sybil. Questi ultimi sono i possidenti della grande tenuta terriera da cui prende il nome lo show, ovvero Downton Abbey. Il programma ricopre l’arco di quattordici anni: comincia con l’annuncio del naufragio del Titanic, avvenuto nel 1912, e termina nel 1926.Il film, in onda nelle sale italiane dal 24 Ottobre 2019, è ambientato un anno dopo, quando la famiglia Crawley riceve una lettera che comunica l’arrivo imminente del re e la regina a Downton. La notizia scalpitante mette in subbuglio sia i piani alti che i piani bassi. Mentre i nobili Grantham si occupano di problemi come attentati alla monarchia ed eredità rinnegate, la servitù si scontra con quella di Buckingham Palace. In salsa vintage, “Downton Abbey”, dal piccolo al grande schermo, tratta svariati temi: il tramonto della nobiltà; la lotta delle suffragette; la Grande Guerra; gli scontri con l’IRA (Irish Republic Army); l’omofobia del tempo, e ovviamente complotti, gossip e una rete di infiniti intrecci amorosi. Inoltre, si può scorgere il progresso dell’epoca non solo attraverso le avventure dei conti di Grantham, ma anche dei loro servitori: uno sguardo a doppio taglio al primo Novecento.

L’emancipazione femminile spiegata con i costumi di Downton

Il Novecento fu teatro di molti avvenimenti storici, tra i primi spicca la lotta per l’emancipazione femminile. In Gran Bretagna le suffragette manifestavano per il diritto al voto: nel 1903 Emmeline Pankhurst costituì la “Women’s Social and Political Union” dicendo il voto era inteso come una necessità disperata. Le proteste per il suffragio femminile divennero all’ordine del giorno, denunciando il sessismo e la discriminazione. Dopo anni di manifestazioni e proteste, le attiviste arrivarono a una prima vittoria nel 1918, anno in cui si sancì il suffragio universale per le donne oltre i trent’anni. Nella serie televisiva, un personaggio in particolare si interessa a questo movimento: si tratta di Lady Sybil, che partecipa di nascosto agli incontri delle suffragette e protesta contro le convenzioni sociali che costringevano le donne a indossare corsetti ultra stretti, abiti scomodi, guanti e capelli costantemente raccolti. Sybil a proposito dirà “non so perché ci disturbiamo a indossare i corsetti, gli uomini non li indossano e stanno benissimo”. Questa battuta suona come un’anticipazione sull’emancipazione che verrà, la quale si riflette nell’evoluzione della moda femminile. Il fashion in “Downton Abbey” non è mai affidato al caso: se nelle prime stagioni, le protagoniste indossano lunghi vestiti che coprono spalle e caviglie, raccolgono capelli lunghissimi in rigidi chignon; nelle ultime si portano bellissimi abiti vintage, che lasciano scoperte le gambe e le spalle, e sfoggiano il famigerato “bob”, il taglio cult degli anni Venti, con capelli corti e ondulati. Così, i costumi si evolvevano insieme al progresso, consentendo alle donne maggiore comodità e libertà di esprimere se stesse, senza dover sottostare a rigide regole riguardo all’apparenza. Finalmente si iniziava a intravedere uno scorcio di emancipazione, anche se la strada era (o forse è) ancora lunga.

Edith (Laura Carmichael), Sybil (Jessica Brown-Findlay) e Mary (Michelle Dockery) nella prima stagione.

Edith e Mary nell’ultima stagione.

Il tramonto della nobiltà: la famiglia Crawley resisterà?

Il film di “Downton Abbey” sviluppa un tema che sta molto a cuore alla famiglia protagonista: soccomberanno anche loro al tramonto della nobiltà? Siamo ormai nel 1927, anni in cui il mondo cambiava rapidamente: le scoperte tecnologiche, l’emancipazione delle donne e i diritti che stava conquistando la classe media. Già dal secolo precedente, le differenze tra le varie classi sociali stavano diminuendo: processo che sarebbe andato avanti sino a oggi, assottigliando sempre di più il divario tra ricchezza e povertà e innalzando la classe media. D’altro canto, si sa che il Novecento è il secolo del cambiamento, ma cosa ne conseguiva per i nobili del tempo? Nella serie televisiva il divario tra classe media e nobiltà si nota in più scene: quando Lady Sybil entra in cucina e non sa come cucinare un semplice uovo sodo, oppure quando Lady Violet, la nonna, rimane totalmente stranita al concetto di “week-end”. Per la nobiltà non esisteva il lavoro e men che meno riconoscere un concetto come quello del finesettimana, dove finalmente ci si riposa dopo tanta fatica. Ma che bisogno c’è di rilassarsi se non si lavora? Ancora, il filo della trama che sviluppa maggiormente questo tema è (spoiler se non avete visto la serie e vi interessa) il matrimonio tra Lady Sybil e Tom Branson, non solo chauffeur ma anche irlandese repubblicano: matrimonio completamente inaccettabile e addirittura scandaloso. Infine, la famiglia Crawley è a dir poco spaventata dal tramonto della nobiltà: nessuno dei protagonisti vuole rinunciare alla tenuta terriera, la loro più grande ricchezza. Uno dei più grandi dilemmi del film è: Downton resisterà? Addirittura, Lady Mary penserà di venderla e comprare una casa di dimensioni più ridotte, così da poter vivere una “vita normale”, a cui si stavano convertendo tutti. A questo punto subentra la nonna, la fantastica Lady Violet, che la persuaderà a mandare avanti la vita a Downton, dicendole: “Tu sei il futuro di Downton. Anche se il mondo cambierà, tra cent’anni a questa parte, Downton sarà ancora qui”. Certo, non è stato proprio così, anche perché la tenuta, ossia Highclere Castle, è poi diventata un’ambientazione cinematografica per la serie e, addirittura, una sede del sito “airbnb”. Segno che la nobiltà è ormai tramontata? Sembrerebbe proprio così, anche se il motto “God save the Queen” è ancora piuttosto popolare in Inghilterra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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