La teoria dei Nudge è capace di spingerci gentilmente nel focolare di Bradbury?

Fahrenheit 451 permette di analizzare la teoria della “spinta gentile” nella consapevolezza delle sue possibili conseguenze più drammatiche.

Ray Bradbury nel suo romanzo distopico Fahrenheit 451 ci descrive un mondo comodo, consumistico, impegnato nel godimento e nell’ignoranza della realtà tragica della guerra nucleare che lo attanaglia. Questo perché una mano paternalistica guida e acceca i cittadini.

I romanzi distopici ci mostrano un possibile futuro

Conosciamo i racconti distopici: un eroe inizialmente fuso con la massa, la scoperta di un’alternativa di solito negata da un governo centralizzato e censore, la ribellione, la distruzine o la salvezza dell’eroe. La banalità della definizione non rende giustizia tuttavia della capacità degli scrittori di illustrare il funzionamento politico, economico e sociale di un mondo post-apocalittico. Sono le sfumature, la qualità delle descrizioni e le minuziosità dei particolari, a fare degli scrittori degli esperti critici della realtà umana nel suo complesso, vestendo i panni di un filosofo intento nell’analisi del presente e delle sue possibili derive future. Naturalmente il racconto viene “speziato” da un intrico di fatti capaci di coinvolgere il lettore più di quanto facciano delle crude informazioni. Ray Bradbury è un maestro in questo: la sua opera più conosciuta, Fahrenheit 451, racconta la storia di un vigile del fuoco il cui compito è quello di appiccare gli incendi nelle case in cui si presume ci sia la presenza di libri. I roghi vengono eseguiti seguendo un ordine politico, che si traduce nel terrore della massa verso le pagine stampate. Il protagonista, Montag, riesce a recuperare alcuni libri e a leggerli in segreto, di fatto violando la legge e i principi del suo mestiere. La scoperta di un mondo nuovo dietro a quelle parole sconvolge talmente tanto la sua vita, che il suo tormento si manifesta anche nei comportamenti. Beatty, il suo capitano, se ne rende conto in tempo per fargli un discorso con l’esplicito scopo di un risanamento, che tuttavia si conclude con la convinzione ulteriore di disfarsi dei fantasmi creati da quella società.  

La teoria dei nudge: quando il comportamento sociale viene “gentilmente spinto”

Il termine “nudge” viene spiegato in un testo che ne teorizza l’applicazione: Nudge: la spinta gentile del premio Nobel Richard Thaler e Cass Sunstein. Per capirlo intuitivamente pensiamo a quando sui social network, durante lo shopping e le ricerche online, siamo spesso portati a compiere delle scelte in base alla convenienza del momento. Applichiamo filtri e cerchiamo di selezionare ciò che ci interessa per mettere ordine nella valanga di informazioni del mondo di internet, tuttavia non di rado scegliamo ciò che ci viene proposto per primo, che per caso appare essere la preferenza più vantaggiosa per noi. Non si tratta di una fatalità, ma è tutto scritto in qualche complesso algoritmo, fuori dalla portata di chi non ne è esperto. Una grande quantità di letteratura giuridica si occupa del discorso sulla privacy, dei problemi conseguenti ad un interesse economico a individuare le nostre tendenze tramite cookies e la richiesta del rilascio di informazioni personali. Nonostante questa problematica, il testo di Thaler si propone di rivisitare la questione puntandola verso un nuovo obbiettivo: essere capaci di indirizzare le preferenze mantenendo intatta la libertà di scelta per un aumento del benessere umano. La questione delle scelte è fondamentale in questo senso, in quanto l’azione viene orientata in base alla possibilità di selezionare e prevedere le opzioni più utili al fine preposto. In sostanza, un’azienda o un’istituzione decidono per il meglio del cliente/cittadino al suo posto, ed è per questo motivo che gli stessi teorici dei nudge definiscono tale approccio “paternalismo libertario”.

Ray Bradbury rappresenta la deriva del controllo delle scelte

L’obbiettivo di un soddisfacimento dei nostri bisogni sulla base delle nostre preferenze, con l’aiuto di tecnologie che ci ricordano quali siano le nostre reali necessità potrà essere comodo, ma il rischio è quello di intaccare la libertà di scelta. In Bradbury le persone sono costrette a disfarsi e disconoscere qualsiasi testo scritto che non sia rivista, manuale tecnico o scolastico. Le persone vivono con lo scopo di soddisfare i propri temporanei desideri materiali, senza entrare in contatto con idee contrastanti dalla propria, risucchiati nella corrente della massa e del consumo spasmodico. La società lavora al fine di perpetuare tale status quo, in quanto garante di un certo rigoroso, quanto asettico, ordine politico. L’intrattenimento è il succo della vita, riempie le giornate in modo che si riesca a dare un senso al vivere: l’attesa della nuova puntata della soap opera trasmessa dalla televisione “tridimensionale” che riveste le pareti è il motivo per cui svegliarsi la mattina. Il mantenimento di un meccanismo di tal fatta proviene dalla capacità di alcuni tecnici di offrire ai cittadini ciò che essi si aspettano, permettendo loro di ricevere intrattenimento e godimento prima ancora che ci sia la possibilità di esprimerne il bisogno: un piatto che si riempie prima che il contenuto venga divorato in toto, lasciando il soggetto passivo, consumatore di doni ricevuti da non si sa chi, non si sa come, senza che tutto ciò lo turbi. L’importante è sentirsi sazi.

L’indirizzamento verso le scelte migliori ci garantisce il benessere

Questa indignazione deve tuttavia essere tarata sulla base di una riflessione filosofica. I teorici dei nudge si prefiggono l’obbiettivo di utilizzare le scienze comportamentali come strumento per conoscere i modi in cui le persone scelgono, e sfruttarli per pervenire a certi fini. In questo caso essi sono destinati al benessere del singolo e della comunità. Resta l’interrogativo per il quale non si capisce ancora bene sulla base di cosa chi sta ai vertici decida cosa è bene e cosa no per i cittadini. Naturalmente si tratta di persone preparate e con una certa base informativa, che le rende capaci di parlare in termini universali di diritti della persona. Sono convinti della giustizia della loro azione perché considerano quanto un individuo possa essere influenzato dall’”architettura” che compone una scelta, secondo una formulazione usata da Vittorio Pelligra in un recente articolo: un ambiente e una condizione particolare possono spingerci in direzioni che a mente lucida, o con una consapevolezza maggiore, avremmo evitato. L’ignoranza potrebbe farci compiere azioni per noi stessi dannose, ed è per questo che la “spinta gentile” si propone come un gestore della nostra incolumità e del nostro sviluppo.

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