E’ morto veramente Al Baghdadi? Si aspetta la conferma col test del DNA ma come funziona?

Siamo sicuri che davvero sia morto? Il test del DNA ci dirà come stanno realmente le cose.

Il leader americano Donald Trump comunica che è stato ucciso in un raid combianto con altre forze di Iraq, Curde (ebbene si…), Turche, Siriane e perfino Russe. Tuttavia come sappiamo più di una volta Al Baghdadi è stato dato per morto ed invece è rispuntato fuori. Ci si affida quindi ad uno strumento che ha valenza probatoria superiore perfino di una testimonianza oculare, l’analisi del DNA.

Fire in the hole

Arriva la conferma da parte del presidente statunitense Donald Trump: il leader dell’Isis Abu Bakr al Baghdadi è stato ucciso nel corso di un raid americano a Idlib, nella Siria nordoccidentale. Insieme a lui, è stato ucciso anche Hassan al-Muhajir, il numero 2 dell’organizzazione terroristica, portavoce del gruppo.

Lo riferiscono fonti dell’intelligence turca.

L’annuncio del presidente Usa è arrivato nel corso di una conferenza stampa alla Diplomatic Reception Room della Casa Bianca. “Al Baghdadi si è fatto saltare in aria con una cintura esplosiva e ha ucciso tre dei suoi figli che erano con lui”. Il terrorista era fuggito in un tunnel dove è rimasto intrappolato.

come ricordiamo più di una volta è stata annunciata la sua morte in maniera errata.

Trump ha seguito in diretta lo sviluppo delll’operazione militare dalla Situation Room della Casa Bianca con il vice Mike Pence, il consigliere per la sicurezza nazionale Robert O’Brien, il segretario alla Difesa Mark Esper, il capo di stato maggiore interforze Mark Milley e il vice direttore per le operazioni speciali Marcus Evans.

Commenta il presidente Trump la dinamica dell’incursione:

“Siamo atterrati con otto elicotteri e all’arrivo non sono entrati dall’ingresso principale perché sapevano che c’era esplosivo”, ha detto Trump, aggiungendo che l’atterraggio e la ripartenza in elicottero erano i momenti più pericolosi dell’operazione. “Nel volo di un’ora e 10 minuti stavamo sorvolando una zona pericolosa”, ha detto, e poi non ha voluto rispondere a chi gli chiedeva dove l’elicottero sia atterrato al ritorno, limitandosi a dire che è rientrato in un Paese amico.

“Nel nostro raid contro Abu Bakr Al Baghdadi sono stati uccisi molto combattenti dell’Isis”. Ed aggiunto che “nel tunnel era rimasto solo Baghdadi, tutti i suoi seguaci sono stati uccisi o si sono arresi”.

“Preparavamo l’operazione da tre giorni e nessuno dei nostri è rimasto ferito, nonostante le sparatorie. Non siamo entrati dalla porta principale, come avrebbe fatto una persona normale”. La missione dimostra che “quando usiamo la nostra intelligence in modo corretto, è fantastica”.

Il capo dell’ISIS si è fatto esplodere per non farsi prendere e cercando di fare danni, tuttavia sembra che l’unico effetto sortito sia il crollo della galleria.

 

I test del Dna hanno confermato l’identità

“I risultati dei test del Dna hanno confermato che il corpo è il suo”, ha affermato il presidente Usa. I test sono stati fatti “sul posto del raid dai tecnici che erano con i nostri militari”. “I nostri soldati hanno dovuto rimuovere le macerie per arrivare al suo corpo perché con la sua esplosione era crollata la galleria dove si trovava”, ha aggiunto.

Ma come si effettua un test per il DNA?

La maggior parte del DNA è altamente conservato da una persona all’altra (circa il 99,9 % del DNA tra due esseri umani è uguale)

Tutto dipende dallo studio degli STR, ossia siti specifici che permettono di tracciare un profilo genetico tipico di un soggetto ben preciso. Sono così specifici che l’unico modo per imbrogliare il test sarebbe trovare accidentalmente un gemello omozigote.

Si definiscono microsatelliti (o short tandem repeats o STR, conosciuti anche come simple sequence repeats o SSR) sequenze ripetute di DNA non codificante costituiti da unità di ripetizione molto corte (1-5 bp) disposte secondo una ripetizione in tandem, utilizzabili come marcatori molecolari di loci. La loro presenza nel genoma umano non influisce per più del 3%, ma si pensa che comunque essi svolgano una funzione essenziale per la struttura dei cromosomi.

I microsatelliti presentano un alto livello di polimorfismo e sono marcatori informativi negli studi di genetica di popolazione, comprendenti approfondimenti dal livello individuale a quello di specie strettamente affini, e nella genetica forense. In genetica quando si parla di polimorfismo si intende un sito dove può esistere una variabilità più o meno alta di combinazioni di basi, il che lo rende unico spesso.

Infatti, grazie allo studio dei microsatelliti, è possibile creare un profilo del DNA (DNA profiling o impronta genetica) grazie al quale individuare un soggetto. Il confronto genetico potrà essere effettuato confrontando la diversa lunghezza dei microsatelliti presenti in individui differenti. Tali differenze caratterizzano il polimorfismo di ripetizione.

Essi sono inoltre utilizzati come marcatori molecolari negli studi sulla duplicazione dei geni o sulla loro eliminazione e sulla selezione assistita da marcatori.

In quel locus alleli differenti presentano un numero variabile di STR che causano una lro differente lunghezza.

La lunghezza di un STR viene misurata mediante reazione a catena della polimerasi (la classica PCR)

Fare rilevazioni genetiche sul campo di battaglia?

Chiaro, in caso di omicidio è relativamente semplice, quanto meno nessuno cerca di spararti o sei sicuro che le armi siano nelle fondine, ma come funziona esattamente la rilevazione di dettagli genetici sulla scena di un crimine e com’è possibile che siano riusciti a trasporre queste tecniche in teatro di guerra?

Com’è ovvio la prima cosa da fare è raccogliere del materiale organico dei soggetti di interesse, come i classici capelli o liquidi corporei, ammesso che non ci sia proprio il cadavere da cui prelevare direttamente i tessuti.

Il riconoscimento è reso possibile poiché vengono effettuati collegamenti genetici tra i campioni di riferimento dei parenti delle vittime ed i resti cadaverici recuperati dalla zona dell’accaduto. Le nuove tecnologie applicate regolarmente a questo nuovo settore portano sempre più ad esaltare le capacità tecniche dei laboratori di genetica forense per ottenere profili del DNA anche a partire da sempre più piccole quantità di DNA, si tende inoltre ad avere sempre più informazioni che pongono quesiti sempre più critici sulla loro utilizzabilità piena nell’ambito delle aule di Giustizia.

Grazie alla PCR infatti siamo in grado di amplificare una singola e piccola molecola di acido nucleico a milioni di copie dello stesso, avendo così molto materiale da cui partire per compiere analisi.

I laboratori forensi in questi ultimi anni hanno esaltato l’automazione dei processi per l’estrazione e la preparazione del campione, così come l’ausilio al genetista forense per l’interpretazione di un sempre più grande quantitativo di dati, al fine di soddisfare le crescenti richieste sui reperti biologici acquisiti sulla scena del crimine, che provengono dalla magistratura e dagli investigatori. Tecnicamente la tipizzazione del DNA continua ad essere focalizzata principalmente su dei marcatori del DNA denominati STR (Short tandem repeat o micro satelliti), anche se altri marcatori genetici come quelli specifici del cromosoma Y o Y-STR o altri ancora vengono utilizzati per specifiche applicazioni.

I tecnici che hanno svolto le analisi, come affermato da Trump erano insieme alla squadra d’assalto ( ovviamente non sono stati coinvolti nelle sparatorie) e sono entrati in azione a seguito della riuscita del blitz. A biotecnologie insegnano tante cose, ma schivare i proiettili alla Matrix non è tra queste.

 

 

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