Il Superuovo

Riscaldamento globale e foreste tropicali, esiste un punto di non ritorno ?

Riscaldamento globale e foreste tropicali, esiste un punto di non ritorno ?

L’innalzamento delle temperature sta lentamente compromettendo numerosi ecosistemi,e perfino le grandi foreste calde non sembrano essere al sicuro

Nella tundra siberiana il permafrost si sta lentamente assottigliando, liberando grandi quantità di metano che ne accelerano il processo, ai poli lo scioglimento dei ghiacci sta influenzando le correnti marine creando un circolo vizioso, e nelle foreste tropicali cosa sta accadendo ?

Deforestazione & Co.

Il 2020 sembra davvero essere un anno sfortunato, in barba ai buoni propositi che ci siamo (ancora una volta) prefissati, siamo entrati nel nuovo decennio accolti da emergenze tipiche a quanto pare degli anni ‘2o. Crisi politiche, pandemie e disastri ambientali, non certo un buon inizio, ma forse proprio nelle difficoltà si possono trovare risposte a vari quesiti e, con un po’ di buonsenso, trovare le giuste contromisure non solo per porvi rimedio, ma anche e soprattutto per evitare la loro ricomparsa. Tuttavia, in un anno segnato dagli incendi selvaggi in Australia, fenomeno che quasi all’insaputa di tutti si rinnova ogni anno con conseguenze devastanti nelle foreste californiane, sembra che questa sensibilità per il rispetto dell’ambiente non abbia toccato tutti, o per lo meno coloro che prendono le vere decisioni. Il Brasile ad esempio, sotto l’illuminata guida del presidente Bolsonaro, sta valutando con non poco interesse di svendere vaste zone di foresta amazzonica, la quale si estende per la maggior parte nello stesso Brasile, a varie società con interessi nell’approvvigionamento di legname, nell’agricoltura e nell’allevamento intensivo, il che porterebbe ad un ulteriore stress per il già provato ecosistema sudamericano, che sarebbe aggravato da un’ulteriore nemico.

Quel grado che cambia tutto

Una recente pubblicazione su portale Science, ha infatti lanciato l’allarme sugli effetti devastanti che l’innalzamento della temperatura potrebbe avere sui grandi ecosistemi tropicali. Sembra infatti che le piante, quando sono esposte a temperature superiori al normale per un tempo insolitamente lungo, tendano a chiudere i pori delle foglie in modo da limitare l’evaporazione dell’acqua, tuttavia questo meccanismo, normalmente usato dalle piante, su lungo periodo può avere effetti devastanti, e non solo per le piante. Queste infatti limitando la fotosintesi, non sono più in grado di stoccare le grandi quantità di anidride carbonica che quotidianamente assorbono la quale, come miliardi di volte avreste sentito, è un gas serra e rimanendo a lungo nell’atmosfera e in quantità sempre maggiori favorisce l’innalzamento delle temperature. Le conseguenze di questo meccanismo portano a tutti quei fenomeni che ho citato nelle righe precedenti e ad altri che non lasciando indifferenti nemmeno noi italiani. La diminuzione della portata dei fiumi, l’avanzata della desertificazione e lo scioglimento dei ghiacciai alpini.

 

Usare il legno, ma con la testa

In breve alte temperature causano reazioni da parte dell’ecosistema, che  a sua volta porta all’innalzamento della temperature, e ciò è aggravato ovviamente anche dalla continua deforestazioni delle grandi foreste. Inoltre gli alberi rappresentano delle vere e proprie banche di carbonio, e nei paesi poveri dove non è possibile a tutti accedere ai servizi che qui diamo per scontati, il legno rappresenta un combustibile gratuito, e dunque largamente sfruttato. In verità, uno dei migliori modi per valorizzare il legno e impedire il rilascio di carbonio in atmosfera è un vero paradosso, infatti viene proposto l’utilizzo del legno come materiale di costruzione, favorendo il disboscamento ma fermando il processo di degradazione dei fusti tagliati che li trasformerebbe in vere e proprie bombe di carbonio. In verità tale pratica andrebbe incoraggiata solo ed esclusivamente si ci fosse la garanzia che ogni ettaro di foresta tagliato venisse sostituito in tempi brevissimi, piantando nuovi alberi che crescendo a loro volta immagazzineranno carbonio, fermando il circolo vizioso.

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