Il Superuovo

Riqualificazione del lavoro e degli uffici: la filosofia ci insegna che il presente è precario

Riqualificazione del lavoro e degli uffici: la filosofia ci insegna che il presente è precario

Addio mega-uffici: la pandemia offre opportunità di lavoro rinnovate, fuori dai classici schemi strutturali. Con il lavoro agile cambia tutto, anche il mercato immobiliare.

Importanti novità sono presto arrivate ed è in atto un cambiamento che potremmo definire epocale, destinato a rinnovare profondamente l’ambiente lavorativo e non solo.

Tutto sta cambiando

Il futuro è rappresentato sicuramente da spazi intesi come luoghi di scambi di idee piuttosto che centri di produzione in senso stretto. Secondo un recente studio in futuro si andrà in ufficio per metà settimana, in occasione degli eventi più importanti, mentre è a casa che si sbrigheranno i lavori di routine. Optando per una modalità di lavoro mista, ogni azienda potrà ridurre gli spazi degli uffici. spazio destinato alle aree comuni, che potrebbe aumentare rispetto all’attuale 40% circa fino al 50-60%. Aumenteraano dunque le aree comuni, che  sarannoadibibte a incontri e riunioni, ma anche aree relax. Saranno uno spazio che favorirà una maggiore condivisione di idee e cercherà di abbattere la monotonia e l’alienazione legata al tradizionale concetto di lavoro.

Cambiano anche le città

Un cambiamento radicale è in corso, con  una rivalutazione della vita condotta in campagna e nei piccoli centri, resa possibile grazie alla potenza dello smart working. Una maggiore diffusione di connessione internet e infrastrutture potrebbe solo accelerare questo fenomeno inverso. Rispetto a quanto accaduto dalle rivoluzioni industriali in poi rappresenta qualcosa di unico, raramente verificatosi se non in tempi di guerra. A cambiare oggi però sono anche le città più grandi ed i loro quartieri. Gli edifici direzionali subiranno pertanto un processo di evoluzione che si avrà conseguenze anche su tutto il quartiere circostante, riflettendo maggiormente quelle che sono le esigenze dei nuovi principali poli produttivi.

Non esiste un precente certo

Concepire il presente come il tempo della certezza è sbagliato. Un concetto di presente ipostatico è per l’uomo solamente un’otopia. Non qualcosa di puro e sempre presente, ma al contrario un tempo che viene ”sporcato ”dal passato e futuro, da due fasi dette appunto ritenzione e protenzione. L’uomo per anni ha cercato certezze, costruendo grandi mura, confini, che in realtà si sono rivelati molto precari. Il decostruzionismo del 900′, sviluppatosi soprattutto in area fancese, radicalizza questa tesi, arrivando a parlare di differenza, o come la chiama Derrida per distinguerla, differanza. Non ci troviamo mai  in un tempo presente, di immediata produzione dei fenomeni. La realtà è caratterizzata una natura segnica, e sono i segni a produrre i significati. Il verbo differire introudce quindi un ritardo temporale, che si trova come principio fondante, preordinato rispetto alla realtà. Viene sospeso il significato attivo ed idelae, introducendo una a indeterminazione, precarietà. La condizione umana si spoglia delle sue certezze, allargando le prospettive senza dare nulla come certo.

 

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