In cosa consiste la riforma sul copyright e quali rischi comporta?
Lo scorso luglio è stata votata la riforma del copyright (ovvero il meccanismo di protezione posto alla tutela di tutte le opere soggette a diritto d’autore), ma fu poi respinta e riproposta a settembre ottenendo le seguenti percentuali di voti: 62% favorevoli, 32% contrari e 6% astenuti. Nonostante ciò, la nuova normativa non è ancora legge: il testo è in fase di stesura e revisione e con buona probabilità verrà portato a termine entro la fine dell’anno. Gli Stati membri dell’UE potrebbero avere fino a due anni per recepire la direttiva nel diritto nazionale.

Protagonista della discussione è l’articolo 13 previsto sul diritto d’autore: si tratta di una disposizione che, se approvata con i termini proposti, effettuerà una “censura” automatica per quanto concerne video, immagini, audio e testi pubblicati su tutte le piattaforme internet. L’amministratrice delegata di YouTube Susan Wojcicki ha avvertito che, spostando la responsabilità di quanto caricato sui servizi e non più, come è successo fino ad oggi, sugli utenti, la libertà creativa, di espressione e d’informazione, sarà messa a rischio.
Su YouTube vengono caricate circa 400 ore di video ogni minuto, il che rende impossibile un monitoraggio costante dei diritti di copyright interni ai singoli contenuti e offre come unica soluzione attuabile la censura totale del video sospettato di violazioni, per tutelare le aziende dal possibile rischio finanziario. Tale approccio, secondo Wojcicki, “è irrealistico in molti casi perché i proprietari del diritto d’autore spesso non concordano su chi detenga quali diritti. Se i proprietari non riescono a mettersi d’accordo, è impossibile aspettarsi – prosegue l’amministratore delegato di YouTube – che le piattaforme aperte che ospitano tali contenuti possano prendere le decisioni corrette“. La società ha così chiamato in causa alcuni famosi youtuber, lanciando l’hashtag #saveyourinternet.
YouTube si dichiara pronta a collaborare sostenendo di “condividere gli obiettivi, ma non il metodo” e chiede, quindi, ai legislatori di trovare una soluzione che difenda il diritto d’autore ma non danneggi l’industria creativa. Dal canto suo, la piattaforma web stessa ha già attuato una forma di controllo: più del 98% della gestione del diritto d’autore sul canale video passa per il programma di verifica dei contenuti (Content ID), che permette di assegnare automaticamente ai titolari i compensi per l’utilizzo dei loro soggetti da parte di terzi. Sono arrivati ad aver erogato finora 2,5 miliardi di euro.

Si vuole insomma fare di tutto perché il prossimo Colombo che scoprirà un continente, potrà avere la soddisfazione di vederlo passare alla storia con il nome di Cristofora e non come America .
Il declinarsi della censura attraverso i secoli…
Il tema della censura apre un ampio spazio di riflessione. Trattandosi di una forma di controllo sociale, che pone dei limiti alla libertà di espressione di informazione di ognuno di noi, ci si sente toccati in prima persona.
Questo fenomeno accompagna la storia da millenni: già nell’antichità classica la libertà di parola era un diritto fondamentale del cittadino, ma costituiva la principale differenza con gli schiavi e gli stranieri. Tale convinzione ha quindi visto nascere le prime ideologie che, da un lato, esaltano l’importanza della libertà di espressione, e dall’altro, giustificano la censura.

Esempio emblematico a proposito è Socrate, l’amante di quel tipo di saggezza che si acquisisce attraverso il portare avanti le conversazioni cercando di includere quanti più punti di vista possibile. Per aver ampiamente creduto nella libertà di parola, il filosofo di Atene viene censurato nella maniera degli uomini del 399 a.C.: processato, con accusa di empietà e corruzione. In questa situazione mi immagino Voltaire che ascoltando la vicenda pronuncia il celebre commento: “È la caratteristica delle censure più rigide quella di dare credibilità alle opinioni che attacca“.
Negli anni immediatamente successivi, ci imbattiamo nel pensiero di Platone, famoso allievo di Socrate, che, nonostante fosse fortemente contrario alle accuse rivolte al proprio maestro, considera la giusta censura un elemento necessario della sovranità. La diffusione di opinioni sbagliate minaccia l’equilibrio dell’ordine sociale, politico e morale: il filosofo mette quindi al bando tutti gli educatori che ritiene pericolosi, in primis i poeti, i sofisti (da lui ritenuti falsi sapienti) e le credenze tradizionali che non si basano su analisi condotte razionalmente. Platone limita così duramente la libertà perché è convinto che l’elemento imprescindibile per vivere felici non risieda in essa, ma nella giustizia. In un modo che oggi ci può apparire paradossale, egli sostiene che non tutti gli uomini sono in grado di capire cosa sia il meglio per se stessi, che cosa possa renderli felici, quindi l’unica maniera per guidarli lungo la giusta strada della realizzazione di sé, non è lasciarli liberi di scegliere in cosa credere o cosa dire, ma è costringerli a seguire il percorso individuabile solo da chi è saggio e giusto. La sua legittimazione teorica della censura è stata sfruttata più volte dai regimi autocratici.
Attraversando i secoli delle alternate persecuzioni tra cristiani e non, arriviamo al Medioevo, periodo in cui la massima autorità censoria fu proprio la Chiesa, che con l’istituzione del Tribunale della Santa Inquisizione e l’indice dei libri proibiti, si riteneva autorizzata a decidere quali opinioni e idee fossero dannose per la propria comunità e, di fatto, per tutta l’umanità. I potenti rappresentati della religione fondata sulla figura di Gesù, l’uomo che diceva: “come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”, era quindi così maturata da essere in grado di individuare, giudicare, condannare e uccidere disumanamente gli eretici e distruggere ogni loro testo. Per mano della Chiesa la storia ha assistito alla morte di innumerevoli grandi uomini, la cui colpa era quella di proporre un punto di vista nuovo: tra questi ricordiamo il filosofo teorizzatore dell’infinito, Giordano Bruno (1600) e l’intellettuale del rinascimento italiano Giulio Cesare Vanini (1619).
Solo pochi anni dopo, invece, Hobbes scrive il “Leviathan” (1651), e fornisce un’esplicita giustificazione della censura, sostenendo che il compito del potere sovrano è quello di “prevenire discordia e guerra civile“; poiché “le azioni degli uomini derivano dalle loro opinioni“, allora “rientra nelle competenze della sovranità giudicare quali dottrine siano avverse alla pace e quali conducano a essa e chi debba esaminare tutti i libri prima che siano pubblicati“.

Fortunatamente con il progresso si arriva anche alla possibilità di una maggiore libertà di parola: partendo dalle rivoluzioni più famose di sempre, mosse in America del Nord e in Francia nel tardo 1700, rispettivamente con la “Dichiarazione di indipendenza” e la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” si riconosce la libertà di stampa. La reazione di diversi Paesi europei remerà invece nella direzione opposta: i sovrani, che tentano con tutte le loro forze di consolidare i propri regimi autocratici, si mostrano sempre più repressivi, irrigidendo in primo luogo la censura.
L’estensione del diritto di voto e la sempre maggiore libertà del singolo, verificatesi tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900, portano finalmente al lento, ma progressivo, declino dell’estrema censura, anche se l’affermazione dei regimi monopartitici (sia di tipo nazifascista che sovietico) rappresenta in questo scenario una grande e non trascurabile eccezione. Qui, la censura si inasprisce e tenendo in pugno qualsiasi forma di espressione e comunicazione, intende imporre la stabilità interna giocando sull’inconsapevolezza pubblica.
… fino ad oggi.
Oggi siamo fortunati a poter osservare la storia dal nostro tempo, e vedere come, con il progresso, la libertà di parola trova una crescente conferma, e la censura si sbadisce sempre di più. Le notizie contraffatte esistono tuttora e la sicurezza di ricevere informazioni vere è ben poca, ma credo che la grande conquista del nostro secolo sia la libertà di espressione. Nel 2018 in Europa, tutti possono esprimere la propria opinione apertamente, cosa di cui personalmente ritengo si debba essere estremamente grati. Poi sarà compito del destinatario il cercare di ponderare le notizie che riceve, dato l’alto il numero di informazioni reperibili, provenienti da fonti differenti e spesso inattendibili. Ma il mittente, nel contesto adeguato, ha il diritto di sentirsi libero di affermare il proprio punto di vista, sia esso basato su uno studio accurato o sulla semplice esperienza personale. Il fatto che il discorso che alla fine viene divulgato sia sbagliato, non è tutta colpa di chi lo ha pronunciato, ma di chi, non avendo approfondito la sua ricerca, ha permesso che si diffondesse. A conclusione del discorso riporto una famosissima citazione, che, a proposito di diritto d’autore, viene erroneamente attribuita a Voltaire : “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo.”