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Ridere è una cosa seria: la serie “LoL” e la filosofia di Bergson approvano

Ridere è una cosa seria: la serie “LoL” e la filosofia di Bergson approvano

Durante una pandemia la scelta migliore può essere quello di strappare una risata, capace di alleggerire la quarantena, come nella serie Amazon “LoL” che oramai vede le sue clip essere virali sull’internet, allo stesso modo ino dei saggi di Bergson ci porta all’analisi di uno dei fenomeni umani più importante di tutti.

Tra i vari studi filosofici, sociologici e psicologici di Bergson rinveniamo un saggio dedicato al fenomeno della risata, in cui la vediamo come mezzo per approfondire la conoscenza riguardo la società. Questo fenomeno oggi più che mai sembra scarseggiare in quanto la pandemia e la crisi ormai dilagano ovunque e a “metterci una pezza”(non quella di Lundini) ci pensa la serie “LoL” trasmessa in streaming dalla piattaforma Amazon Video che tra una gag comica e l’altra lascia spazio alla leggerezza della risata in un periodo così austero.

Bergson e la risata

Henry Bergson nasce a Parigi il 18 ottobre 1859, il padre proveniva da una famiglia di ebrei provenienti dalla Polonia mentre sua madre, sempre appartenente alla religione ebraica, di origini anglo-irlandesi. A pochi anni dalla sua nascita la famiglia si sposta per un breve periodo a Londra fino a che, poco prima dei suoi nove anni, non attraversarono la Manica per tornare in Francia. Tra il 1868 e il 1878 frequentò il liceo Fontaine fino a che non decise di dedicarsi agli studi umanistici presso l’École Normale Supérieure diplomandosi nel 1881, giunto a  Clermont-Ferrand pubblicò un’edizione di estratti di Lucrezio per spingere i giovani francesi dello studio delle lettere classiche. Successivamente si dedicherà al trattato “Essai sur les données immédiates de la conscience” che gli permetterà di accedere al dottorato presso l’Università di Parigi nel 1889, dedicando poi l’opera all’allora Ministro della Pubblica Istruzione (autore del saggio “Sul fondamento della Induzione”) , in quanto viene criticata la psicologia di stampo positivistico sostenuta proprio da quest’ultimo nella sua opera. Dopo essersi stabilito per diversi anni a Parigi, nel 1896 pubblicò la sua seconda grande opera intitolata “Materia e memoria” in cui vengono analizzati sia i funzionamenti del cervello (memoria e percezione) sia i problemi relativi al rapporto corpo-mente in maniera tutt’altro che semplice ma brillante per la sua epoca. Nel 1901 vedrà la pubblicazione una delle più importanti tra le opere minori di Bergson intitolata “Il riso” in cui viene appunto considerato il fenomeno del riso, il quale viene presentato non nella sua definizione ma piuttosto sulla sua natura e sulle sue cause in quanto è qualcosa di “vivente”, difatti la prima delle sue tesi considera proprio tale fenomeno dipendente dalle cose umane infatti, in accordo con le sue teorie sulla conoscenza, la seconda tesi proposta nell’opera si concentra proprio sul rapporto tra rigidità e flessibilità (richiamando la contrapposizione tra meccanismo e vita) poiché, per Bergson, il riso è scaturito proprio dal rapporto di questa dicotomia il comico si mostra come “rigidità” mentre il riso rappresenta la sua correzione, ritenendo il riso stesso una espressione della società stessa in quanto le situazioni “comiche” vengono concepite tali in relazione alla struttura socio-culturale.

“LOL”: quando la risata diventa “tragedia”

Nella serie Amazon Video “LoL”, presentata da Fedez e Mara Maionchi, assistiamo alla sfida tra 10 comici professionisti intenti a far ridere il prossimo in quanto, a differenza dell’accezione positiva della risata, chi ride viene prima ammonito e successivamente eliminato dalla competizione. Insomma, chi ride è fuori proprio come recita il titolo della serie nella sua versione italiana e la prima stagione vede una vittoria al “photo finish” tra i deu finalisti Ciro Priello (comico membro dei “The Jackal”, gruppo di youtubers partenopei) e Katia Follesa (comica, conduttrice e attrice) del primo, il quale è riuscito a resistere per le 6 ore del gioco subendo solo l’ammonizione. L’intento della serie è quello di creare il paradosso della risata: chi in tutta onestà può dire di riuscire a resistere tutto quel tempo senza accennare neanche un sorriso alla presenza di personaggi la cui sola presenza scaturisce ilarità come Frank Matano (noto youtuber sbarcato ormai nel mondo della televisione) e Elio (pseudonimo di Stefano Belisari, leader della band italiana “Elio e le Storie Tese)? Insomma, tutto sommato una serie dall’incipit così semplice si è rivelata un vero e proprio successo non solo per i partecipanti, chi già noto al grande pubblico e chi un po’ meno, ma soprattutto per le scenette spiazzanti ed esilarati, tenendo in conto principalmente che a scaturire la risata non sarà neanche la battuta in sé ma, in molti casi, sarà proprio la reazione dei concorrenti intenti a trattenersi dal ridere a rappresentare il principale intrattenimento del programma.

Ridere è la migliore delle medicine

Trovando in un periodo storico insolito e a tratti soffocante il ridere non solo alleggerisce gli animi ma, a detta di Bergson stesso, permette anche a coloro che partecipano alla risata di essere più socialmente coesi e uniti, difatti gli spettacoli di comicità rappresentano a tutti gli effetti dei veri e propri luoghi di “fratellanza” in cui l’unico strumento di inclusione è la curvatura delle labbra e il suono delle risate. Un’altra considerazione della risata che mi sento di citare proviene dalla saga di “Harry Potter” in cui esiste una creatura, chiamata “molliccio”, la cui abilità gli permette di trasformarsi nella più grande paura di chi gli è di fronte, il modo per sconfiggerlo? Esatto, la risata, la comicità, proprio l’elasticità mentale che permette di trovare uno spiraglio di luce nella più grande delle paure, il professor Lupin stesso, mentre insegna ai propri studenti come sconfiggere la creatura, consiglia di “trasformare” la propria paura nella sua versione parodizzata (vedi ad esempio come Neville immagina il professor Piton che indossa i vestiti della propria nonna). Quindi, per restare in tema mondo magico, concluderei con una delle citazioni più belle e profonde di Albus Silente “La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda… di accendere la luce”.

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