Ricorre l’anniversario dell’introduzione delle emoticon: vediamo come dei simboli riescano a trasmettere emozioni

40 anni fa veniva introdotto l’uso dell’emoticon. Vediamo come questo ed altri tipi di linguaggio digitale riescano a trasmettere emozioni.

Meet Scott Fahlman, the Guy Who Created the First Emoticon
Scott Fahlman con un’emoticon

Nel 1982 Scott Fahlman, ingegnere informatico americano, posta diversi simboli (due punti, trattino e parentesi) che formano un volto, creando la prima emoticon. Oggi possiamo contare anche sulle emoji, ma quanto questi simboli effettivamente sono capaci di esprimere le emozioni?

Emoticon, emoji e perchè li usiamo

Cominciamo a fare chiarezza. Le emoticon sono quel sistema di simboli (virgole, punti, trattini, parentesi, ecc…) che, se scritti in un determinato ordine, creano una sequenza che ricorda il volto umano, manifestando quindi un corrispondente stato d’animo. Nella ricerca che vedremo in seguito le emoticon di riferimento sono quelle “occidentali” (come :-), ad esempio), ma esistono anche quelle “orientali” (∧_∧).

Le emoji, invece, sono “mini-disegni” a colori, che possono ritrarre un volto con una determinata emozione, ma anche oggetti, animali, ed altri elementi.

Come possiamo immaginare queste aggiunte al testo non hanno soltanto un valore decorativo, ma assumono funzioni emozionali, sottolineando la connotazione negativa o positiva di ciò che scriviamo e aiutando ad evitare ambiguità, e sociali, diminuendo la distanza interpersonale con una minore impersonalità e rendendo la conversazione più “rilassata”.

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Volti, emoji, emoticon

Uno studio tedesco del 2021 ha provato ad analizzare come emoji ed emoticon si comportino quando si tratta di esprimere e percepire emozioni. Così sono stati confrontati volti, emoji ed emoticons, e le emozioni espresse da questi sono state fatte valutare dai soggetti prendendo in considerazione tre parametri: emozionalità (ossia quanto effettivamente ciò che veniva mostrato corrispondesse ad uno stato emotivo), valenza (connotazione negativa o positiva) e stimolazione (quindi quanto lo stimolo portasse ad una risposta emotiva dell’individuo).

Per quanto riguarda l’emozionalità, è stato evidenziato come, in generale, i volti riescano ad esprimere meglio una data emozione, seguiti dalle emoji e dalle emoticon. È interessante però notare come, però, volti ed emoji “felici” nell’emozionalità non mostrarono particolari differenze, e, addirittura, rabbia e tristezza furono meglio percepite tramite le emoji.

Le emoticon furono valutate sulla valenza in maniera più neutrale rispetto alle emoji e ai volti, che tra loro non differirono significativamente. È curioso però notare come la stimolazione data dalle emoji fosse maggiore rispetto a quella data dai volti; entrambe seguite dalle emoticon.

Durante lo studio venne inoltre misurato il tempo di reazione nel riconoscimento delle emozioni, che si rivelò più veloce per le emoticon, seguite dai volti e dalle emoji (anche se per alcune emozioni i dati non differirono così marcatamente).

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Ci esprimiamo meglio di quanto pensiamo

Analizzando i dati ottenuti, si può cercare di spiegare i risultati. Considerando l’emozionabilità, la valenza e la stimolazione, le emoji ed i volti non differiscono particolarmente. Questo è dovuto al fatto che le emoji sono appositamente create per manifestare un determinato stato d’animo, che esprimono quindi abbastanza chiaramente. Al contrario, le emoticon sono composte da simboli che cercano di rappresentare un’espressione, non sempre però riuscendo a trasmettere un significato e ad essere chiare.

I tempi di reazione più veloci per le emoticon, invece, potrebbero derivare dal fatto che, non rappresentando chiaramente un’emozione, contenendo meno elementi rispetto ad un volto o un emoji e, di conseguenza, meno informazioni da elaborare, la risposta è immediata, anche se molto più imprecisa.

Al giorno d’oggi alle emoticon e le emoji si stanno gradualmente aggiungendo altri elementi appartenenti al linguaggio digitale (sticker, gif, ecc…), che potrebbero riuscire a rappresentare ancora più dettagliatamente le nostre emozioni e che necessiteranno anche di una maggiore attenzione nel loro utilizzo.

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