Ricordi la guerra in Iraq? Leggiamola insieme dalle pagine del romanzo “20 sigarette a Nassiriya”

L’Occidente e l’Oriente si ritrovarono sul medesimo scacchiere, ma chi vinse realmente?

Semper fidelis recita da secoli il motto delle forze dell’ordine e, mai come allora, in quella guerra contro l’Oriente,  il 12 Novembre 2003 i loro colleghi lontani trovarono la morte negli attentati di Nassiriya. Fu così che la guerra in Iraq per la prima volta interessò anche l’Italia mentre Aureliano Amadei, assistente del regista Stefano Rolla, ha raccontato attraverso la sua arte quella strage da lui vissuta e mai dimenticata.

GLI UOMINI DI NASSIRIYA: LE “19” SIGARETTE

Una guerra così lontana vede interessare per la prima volta gli italiani, le cui truppe furono inviate per svolgere missioni di pace a Nassiriya che, insieme a Bagdad, sono gli epicentri dei conflitti della guerra in Iraq, dove l’unità specializzata multinazionale, un’unità dell’Arma dei carabinieri, cerca di riportare l’ordine fra i civili. La missione viene denominata operazione Antica Babilonia. La mattina del 12 novembre del 2003 mentre gli italiani sono davanti al televisore a fare colazione o nel tram a leggere il giornale prima di andare a lavoro, leggono della strage di Nassiriya, il cui bilancio delle vittime è di 12 carabinieri, 5 soldati e 11 civili tra italiani ed iracheni. Secondo la ricostruzione, 4 sono stati i kamikaze che a bordo di due veicoli, rispettivamente un camion e un autobomba, carichi tra i 150 ed i 300 chili di esplosivo, come riferito dal comandante del contingente italiano Giorgio Cornacchione, avrebbero dapprima superato il posto di blocco all’entrata della base “Maestrale” e, successivamente, accortesi dell’arrivo dell’autobomba, dopo una sparatoria in cui i carabinieri e i soldati cercarono di bloccare il camion uccidendo anche i due kamikaze, l’autobomba esplose ugualmente all’ingresso della caserma, causando il crollo della palazzina alta tre piani di cui rimase soltanto uno scheletro fumante. L’esplosione è talmente forte da causare il crollo di altre due palazzine, tra cui una sede di una ONG americana vicina, ed anche l’esplosione dei mezzi impegnati dai militari. La notizia fa subito il giro del mondo rendendo questa guerra ancora lontana dal suo epilogo. Si parla subito di attentato, come affermato dalle tv locali, e sarà soltanto il primo di una serie di attentati che vedrà coinvolta Nassiriya tra il 2003 ed il 2006. Tra i sopravvissuti alla strage c’è Aureliano Amadei, giovane videomaker romano: sogna il cinema mentre frequenta i centri sociali. Ha una fidanzata, Claudia, ed è un accanito fumatore. L’occasione arriva e parte insieme al regista Stefano Rolla in Iraq dove questo ultimo vuole girare il suo nuovo film. Arrivano a Nassiriya. Vogliono girare alcune scene presso la caserma. All’improvviso, un’esplosione. Amadei sopravvive, Rolla no. Sopravvive alla morte ma non al ricordo di quella strage, la cui elaborazione del dolore lo porterà a pubblicare il libro e a farci un film, quest’ultimo presentato alla 67ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Nel libro Venti sigarette a Nassiriya la guerra fa solo da cornice, facendo emergere le storie, le emozioni e i pensieri di chi quella guerra l’ha vissuta, trasformando il libro in un diario. Le prime pagine raccontano la vita di un ragazzo romano come tanti per poi spostare il focus su quella guerra che lo ha visto protagonista per una volta, senza essere più un videomaker. Sempre con lui, oltre la videocamera, anche un pacchetto di sigarette, di cui alla fine, proprio come lui fu l’unico civile italiano a sopravvivere, resterà soltanto una sigaretta nel pacchetto.

Carabinieri morti nella strage

DIARIO DI UNA GUERRA TRA LA SABBIA

11 settembre 2001, New York: due aerei di linea si schiantano contro le torri gemelle. Un altro aereo colpisce il Pentagono a Washington. Un 4° attacco, probabilmente con obiettivo la Casa Bianca, precipita in Pennsylvania grazie alla rivolta dei passeggeri. Il mondo assiste dai loro televisori a quella che sembra essere un’apocalisse. L’America è sotto attacco. A mettere firma alla strage è l’organizzazione terroristica Al Qaeda, guidata da Osama Bin Laden, il cui obiettivo è condurre una guerra santa contro i nemici dell’islam. Le Twin Towers simbolo del benessere statunitense, sono diventate due sigarette accese. L’occidente ha paura. L’amministrazione di Bush decise quindi di avanzare un’azione militare contro l’Afghanistan, assicurandosi una fitta rete di alleanze internazionali. Le operazioni iniziarono neanche un mese dopo l’attacco. Mentre gli Stati Uniti usano i bombardamenti aerei, l’offensiva via terra era gestita dalle fazioni dei mujaheddin, contrari al regime dei talebani. I fondamentalisti rispondono scatenando attacchi terroristici in Iraq e al di fuori dell’Iraq, facendo sì che tutto l’Occidente tremasse all’idea di un nuovo 11 Settembre. Saddam Hussein, definito dalla Fallaci un Mussolini, il cui regime cancellò qualsiasi traccia di democrazia in Medio Oriente già dalla prima guerra del Golfo, fu sottoposto ad un ultimatum. Nel 2003, visto il suo mancato responso, Stati Uniti e Gran Bretagna attaccarono l’Iraq. I sostenitori di Hussein diedero inizio a sanguinosi attacchi terroristici. Nonostante nel 2005 vi fossero state le elezioni per l’Assemblea costituente e la nascita di una costituzione federale, fu tutto inutile. Proseguono gli attentanti in Europa, con gli attentati di Madrid dove vennero fatti saltare in aria diversi treni, e con l’attentato alla metropolitana di Londra, dove a saltare in aria fu anche un autobus a due piani. Dal punto di vista sociale l’Oriente si trovò diviso tra i Sunniti, seguaci ortodossi dell’islamismo, di cui costituiscono la maggioranza e che riconoscono la piena legittimità dei quattro primi califfi elettivi, e la minoranza degli Sciiti, i partigiani di Alì, cugino e genero di Maometto. Dopo anni di guerra, soltanto nel 2011 le truppe statunitensi si ritireranno, mettendo fine alla guerra.

I PROTAGONISTI: DA BUSH A BIN LADEN

George W. Bush fu il 43º Presidente degli Stati Uniti d’America dal 2001 al 2009, figlio di George H. W. Bush, anch’egli presidente dal 1989 al 1993. Dopo l’11 Settembre, asserì, pur in assenza di prove, che Saddam Hussein avesse legami con le organizzazioni terroristiche e custodisse armi di distruzione di massa, come già si vociferava dalla prima guerra del Golfo. Vista l’impossibilità di ritrovare traccia delle armi di distruzione di massa di Saddam, venne accusato di aver falsificato le informazioni necessarie per convincere l’opinione pubblica statunitense e quella internazionale della necessità assoluta di entrare in guerra. Dopo la fine del suo secondo mandato, gli succedette Barack Obama. Saddam Hussein governò l’Iraq dal 1979 al 2003 fino alla sua destituzione nel corso della seconda guerra del Golfo. Figlio di agricoltori, fu suo zio ad avvicinarlo alle idee del panarabismo. Hussein si era già fatto conoscere per l’invasione del Kuwait da cui ne scaturì la prima guerra del Golfo. Durante la seconda, invece, venne finalmente catturato dopo la sua lunga latitanza. Verrà processato, giudicato colpevole di crimini contro l’umanità e condannato a morte per impiccagione. Osama Bin Laden fu terrorista saudita e fondamentalista islamico sunnita. Insieme ad Hussein, divenne uno degli obiettivi principali degli americani. Il 1° maggio 2011 le forze militari statunitensi individuarono il suo rifugio e ucciso sul posto. Tante le vittime italiane invece coinvolte: Matteo Vanzan, lagunare del Reggimento Serenissima, viene colpito da una scheggia di mortaio all’arteria femorale. Ricoverato in ospedale, muore nonostante un disperato intervento chirurgico. Simone Cola, mitragliere che si trovava a bordo di un elicottero, venne colpito da un proiettile sotto l’ascella. L’agente del Sismi Nicola Calipari, venne ucciso dal fuoco americano mentre portava in aeroporto la giornalista Giuliana Sgrena, appena liberata. Maria Grazia Cutuli, giornalista del Corriere della Sera, fu uccisa in Afghanistan il 19 novembre 2001. Alla fine, abbiamo quell’aspirante regista sopravvissuto la cui esperienza in Iraq fu il più grande film della sua vita. Poteva essere una delle vittime di Nassiriya e prendere parte a quei funerali di Stato che, a detta sua, sembravano più una parata. Non ne è uscito da rockstar, anzi, nelle pagine del libro parla di essere uno dei carnefici. In quella Nassiriya che lo ha lasciato quasi sordo e zoppo, esordisce dicendo:

“Ho smesso tante cose, non sono riuscito a smettere di fumare”.

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