Ricordati di postare! Scopriamo insieme l’ansia da prestazione dei moderni influencer

Abbiamo bisogno di novità per sconfiggere la noia, eppure questa continua ricerca di esperienze nuove potrebbe costarci cara.

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“The anxiety of influence” di H. Bloom anticipa, per certi versi, la paura dei moderni influencer di non riuscire a stare al passo con i tempi, di restare nell’ombra dei “grandi” che li hanno preceduti. Scopriamo insieme l’angoscia dell’influenza che ha caratterizzato la storia letteraria del XX secolo e che ha colpito anche la dimensione dei social.

L’angoscia dell’influenza

Il Novecento viene definito il secolo delle sperimentazioni perché, effettivamente, persiste il bisogno di superare il vecchio e antiquato modello ottocentesco. Il fulcro della poetica novecentesca, infatti, ruota attorno all’innovazione continua in campo letterario e non solo.

La ricerca di soluzioni nuove, autentiche, diverse e inedite è irrefrenabile e arriva ad “angosciare” i letterati. É la cosiddetta “anxiety of influence” di cui parla Harold Bloom nell’omonimo saggio (1973), quella necessità di essere originali, di creare qualcosa di nuovo, di andare oltre la tradizione, di superare i modelli, di ricercare l’originalità… Ma è una ricerca impaziente che rischia di diventare ossessiva, una disperata competizione di cui non è possibile fare a meno.

Il Novecento è anche, infatti, il secolo delle avanguardie, che si fanno espressione della ricerca di soluzioni innovative.

Le avanguardie hanno un solo obiettivo: rompere con la tradizione in nome dell’originalità. C’è chi lo fa in maniera dirompente (come, ad esempio, gli anarchici o i futuristi) e chi in maniera meno sovversiva (come i vociani o i crepuscolari).

The Anxiety of Influence | Art News by Kooness

Innovare e innovare ancora

I crepuscolari non rappresentano un vero e proprio movimento rivoluzionario, quanto piuttosto un atteggiamento; difatti non si riuniscono intorno a una rivista o a un manifesto e sono geograficamente distanti. La loro è una poetica volta alla celebrazione delle piccole cose e dei valori genuini; le atmosfere delle loro liriche sono autunnali e languide, i luoghi abbandonati e lugubri, i personaggi solitari ed emarginati, i toni dimessi e smorzati.

I vociani si raccolgono intorno alla “Voce”, rivista fondata da Prezzolini nel 1908, e sono innovatori ma non distruttori della tradizione. Emerge una componente autobiografica e introspettiva nelle poesie dei vociani che ricercano una lirica pura e originale, anche tramite i cosiddetti frammenti.

Non tutti, però, sono aperti al dialogo con la tradizione, con quello che c’era prima.

Il futurismo è quella che propriamente può essere definita “un’avanguardia”. Nasce nel 1909 con la pubblicazione del Manifesto da parte Filippo Tommaso Marinetti, dapprima in Francia sul “Figaro” e poi in Italia su “Poesia”. Le mire futuristiche sono chiare: abbattere la tradizione, rinnegare fermamente il passato, idolatrare le macchine, affidarsi completamente alla scienza e al progresso tecnologico, incoraggiare e sostenere la guerra.

Gli anarchici sono sovversivi, rifiutano le regole tradizionali e anche quelle innovative, sono “fuori dalla legge”. Credono nella libertà della parola poetica, in senso ampio: tutto può essere cantato, anche le cose considerate impoetiche, impure. Usano un linguaggio diretto e antilirico, privo di filtri. Adoperano il verso libero coerentemente con l’assenza di regole stilistiche o metriche.

La realtà angosciosa degli influencer

L’angoscia dell’influenza colpisce anche i moderni cantanti, scrittori, artisti e, soprattutto, influencer e creator.

L’influencer è un personaggio celebre che, avendo un grosso seguito, “è in grado di influire sui comportamenti e sulle scelte di un determinato pubblico” (secondo la definizione del Treccani). Il creator è quella figura che “crea” contenuti per un blog, ad esempio, o un canale You-Tube. Tra i più famosi, non possiamo non citare Chiara Ferragni e Fedez, Khaby Lame, Gianluca Vacchi che si contendono il podio di Instagram e tra i tik-toker italiani troviamo anche Arnaldo Mangini, “Paky”, Elisa Maino…

E come fanno influencer e creator a mantenere alta la loro visibilità? A non perdere follower e sponsorizzazioni?

Creando contenuti originali, semplice. Già, ma come si fa a restare sempre sul pezzo?

Il rischio di diventare ripetitivi o banali aumenta sempre di più, il pubblicare anche una semplice “stories” diviene una vera e propria gara che spinge i vip dei social a volere sempre di più. Il bisogno disperato di creare contenuti originali è dettato dalla paura di perdere follower e sponsor e dallo struggimento di non riuscire a innovare.

La paura di restare indietro, di essere superati da altri competitor riguarda, oggi più che mai, influencer e creator -come abbiamo visto-, ma anche cantanti e musicisti che devono produrre musica originale per poter sperare di essere accettati da una casa discografica; scrittori e poeti che devono scrivere un autentico capolavoro per poter essere pubblicati da editori famosi; pittori e scultori che devono dare vita a qualcosa di singolare per poter essere finanziati… Per emergere devi fare qualcosa di diverso, devi superare i canoni tradizionali.

E l’angoscia dell’influenza non risparmia neanche i semplici fruitori dei social: vuoi che i tuoi insight di Instagram crescano? Devi creare contenuti originali, utilizzare i nuovi adesivi, provare i nuovi strumenti. Ma come si fa a creare o a sponsorizzare i contenuti e/o i prodotti giusti, quelli che ti rendono virale? A capire quale onda cavalcare? Quale audio utilizzare per i reel? Tanto per dirne una…

Una tacita e inquieta competizione alimenta i meccanismi dei social network e una prominente angoscia aleggia intorno alla creazione, artistica, musicale, letteraria o social che sia. L’anxiety of influence di cui parlava Bloom non solo non si è attenuata, ma si è esasperata, tant’è che potremmo parlare di una vera e propria ansia da prestazione, di una mania alla costante ricerca del nuovo.

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