Ricordati chi sei! Rafiki e Mufasa conducono Simba a conoscere sè stesso attraverso la maieutica

Il monito inciso sul tempio di Delfi è lo stesso che Mufasa rivolge a Simba nel classico d’animazione Disney

 

Riguardando dopo tanto tempo “Il re leone”, uno dei miei classici preferiti, mi sono sorpreso a trovare collegamenti cui non avevo mai pensato prima. Tra questi l’affinità tra i dialoghi tra Rafiki e Simba con il metodo della maieutica socratica.

“Il re leone”: il percorso di Simba verso sè stesso

Ormai da qualche anno la Disney sta riproducendo i suoi classici d’animazione nella tecnica del “live action”. Un’operazione utile non solo a mantenere vivo l’entusiasmo dei numerosissimi fans, ma anche ad assicurare il rinnovo dei diritti. Quest’anno, tra gli altri, è toccato a “Il re leone”, sicuramente uno dei più attesi, diretto da Jon Favreau. Ambientata nella savana africana, la storia del leone Simba ha saputo mantenere il suo fascino negli anni restando impressa nella memoria collettiva. La possanza del re Mufasa, la sua morte causata dalle trame di Scar, la stupidità delle iene, la simpatia di Timon e Pumbaa, il motto dell’”hakuna matata”, la saggezza di Rafiki, il lungo percorso intrapreso da Simba per tornare a regnare, la storia d’amore con Nala sono gli ingredienti che hanno formato un classico apprezzatissimo. Sono tanti gli aspetti filosofici e letterari cui si può far riferimento prendendo spunto da questo classico Disney. Vorrei soffermarmi su un momento particolare del percorso di Simba: l’incontro col padre che lo invita a ricordare chi è. Simba fugge dalla “Rupe dei re”, la residenza del re e del suo branco perché si ritiene responsabile della morte di Mufasa, suo padre. Si abbandona a una vita “senza pensieri”, fuggendo da quel passato che però lo tormenta. Rafiki, un saggio babbuino, amico dello stesso Mufasa, raggiunge Simba e lo invita a fare ritorno, a riprendersi il regno usurpatogli dallo zio Scar, vero artefice della morte del re. Convincere Simba non è semplice, c’è un tormento intimo da abbattere e Rafiki aiuta Simba facendogli incontrare il padre. Lo conduce in un luogo isolato e mentre Simba si ritrova solo nel cielo si addensano nubi che sembrano portare tempesta. Tra i lampi Simba vede il volto di Mufasa e sente la sua voce parlargli direttamente: “Ricordati chi sei!”. Sarà proprio il monito del padre a convincere Simba a tornare per sconfiggere Scar e riprendersi il regno.

Simba con il padre Mufasa (youtube.com)

Dal tempio di Delfi alla maieutica socratica

Conosci te stesso”. Questa massima era scritta sul frontone del tempio di Apollo a Delfi. Si trattava di un invito esplicito di una divinità all’uomo. Un invito chiaro a riconoscere la propria condizione umana rinunciando a colmare quell’abisso che ci separa proprio dalla condizione divina. Ricercare la verità su sé stessi è un atto coraggioso, che implica un ritorno alla propria interiorità, ma che apre al superamento di inganni e pregiudizi. Non solo, ma sapere chi siamo, quali sono le nostre reali capacità, qual è la nostra reale condizione, è sintomo di maturità e razionalità. Socrate farà suo questo invito applicandolo nei confronti dei suoi interlocutori attraverso la maieutica, la ricerca della verità in una forma dialogica. È infatti nel dialogo che il filosofo greco conduceva i suoi interlocutori a trovare quella verità che li avrebbe illuminati sulla loro esistenza. Socrate non poneva direttamente gli interlocutori davanti al loro obiettivo finale, ma li accompagnava attraverso il dubbio e le domande. Se l’interlocutore dimostra con le sue risposte una resistenza, Socrate fa ricorso all’ironia, uno scherzo profondamente serio, che possa scuotere l’interlocutore dalle sue certezze per renderlo disponibile ad apprendere la verità. La ricerca della verità è un vero e proprio processo di generazione, simile, per Socrate, al lavoro delle ostetriche che aiutano i bambini a nascere.

Le rovine del tempio di Delfi (wikipedia.org)

Il percorso di Simba attraverso la maieutica di Rafiki e Mufasa

Rafiki accompagna Simba a riscoprire sé stesso e in alcuni dialoghi del film d’animazione del 1994 è evidente l’affinità con il metodo socratico. Rafiki assume da subito un atteggiamento fastidioso e pone a Simba una domanda piuttosto scomoda “Chi sei tu?” e il leone non può far altro che ammettere di non saper rispondere. A questo punto è interessante che Rafiki si propone di svelargli la risposta, ma gli sussurra all’orecchio una filastrocca incomprensibile. Ecco il metodo dell’ironia, che il babbuino rende evidente anche mantenendo sempre un atteggiamento quasi divertito, mentre Simba è in preda a un profondo sconforto. Simba si allontana credendo che chi si trova davanti sia un folle, ma Rafiki imperversa instillando il dubbio: “Sei tu quello che non sa chi è”. Dopo aver svelato al giovane leone di conoscere il padre, Rafiki gli svela anche che può fargli vedere che Mufasa è vivo, offrendosi come guida: “Segui il vecchio Rafiki, lui conosce la strada”. Come abbiamo detto poco sopra, Simba si trova da solo a parlare con il padre, che risulta imperativo. Simba ha dimenticato chi è e così facendo ha dimenticato anche il padre, i suoi insegnamenti, ciò che gli ha trasmesso, l’eredità che gli ha lasciato. Mufasa invita Simba a smettere di fuggire, a tornare su sé stesso, ad accettare e comprendere chi è davvero. Per quale motivo non gli svela la verità, cioè che il vero assassino è Scar? Trovare la verità è compito di Simba, è lui che deve compiere il suo percorso, non possono farlo altri al suo posto. Tutto ciò che possono fare è indicargli la via: “Ricordati chi sei!”. Quando l’apparizione si dissolve, abbiamo l’ultimo dialogo tra Simba e Rafiki e il giovane leone ammette: “So quello che devo fare, ma tornare significa affrontare il mio passato. Sto scappando da troppo tempo”. Acora Rafiki agisce con ironia, colpendo Simba col suo bastone per insegnargli che deve smettere di scappare dal passato, ma imparare da esso. A questo punto Simba è pronto, ha fatto la sua scelta, è disposto a conoscere sé stesso, a riprendere il posto che la sua esistenza gli ha destinato.

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.