Resistere alla coercizione è possibile? Tarantino mette in scena Nozick

Siamo abituati a biasimare le vittime di coercizione. Nozick e Tarantino ci mettono in guardia e ci aiutano a comprendere come sia possibile riuscire ad opporsi alla coercizione.

Frame della scena della rapina; (www.imfdb.org)

Secondo la teoria di Robert Nozick una persona in una situazione di minaccia ha due possibilità: accettare la realtà alternativa proposta da chi minaccia come vera e vedere oppure come falsa e rifiutarla. Tarantino, nel suo film, inscena proprio il rifiuto della coercizione.

La rapina

‘Pulp fiction’ è un film di Quentin Tarantino del 1994. Tra i membri del cast spiccano nomi importanti come John Travolta, Samuel L. Jackson, Bruce Willis e molti altri. La pellicola è suddivisa in episodi che si intrecciano all’interno di una trama che racconta e segue le vicissitudini di uomini  e donne appartenenti alla malavita di Los Angeles. La scena che prenderò in esame in questa sede è quella della “rapina”. In una caffetteria di Los Angeles Jules (Samuel L. Jackson) e Vincent (John Travolta), stanno facendo colazione. Ad un tratto una coppia inizia a minacciare la clientela per compiere una rapina. Tutte le persone sono spaventate ed obbediscono agli ordini impartiti dai sedicenti rapinatori. Il ragazzo passa tra i clienti con un sacco per raccogliere i portafogli finché non si imbatte in Jules: un sicario che sta vivendo un percorso interiore di redenzione. All’ordine del rapinatore di consegnare il suo portafogli risponde senza esitazione ma ad un tratto, quando il ragazzo vuole vedere il contenuto di una valigetta misteriosa che Jules ha con sé, si oppone e gli punta la pistola alla fronte. Jules inizia a raccontare la sua storia al ragazzo e il resto lo lascio in sospeso per non incorrere in spoiler.

Jules con la valigetta misteriosa. (snopes.com)

La coercizione normativa di Nozick

Nel 1969 è stato pubblicato un saggio che, nell’ambito del dibattito filosofico sulla responsabilità, ha avuto una grande influenza soprattutto sulla definizione di agente. Il saggio si chiama ‘Coercizione’ ed è opera di Roberto Nozick. La coercizione causa negli osservatori e nelle persone coinvolte, delle aspettative normative: azioni socialmente date per scontate in determinate situazioni. In questo modo se il rapinatore punta la pistola verso la vittima ci si aspetta che questa consegni i suoi averi. Nozick afferma che la coercizione agisce attraverso il seguente processo: non vuole che B compia l’azione x; A dice a che le conseguenze a cui andrebbe incontro compiendo x sarebbero sconvenienti per lui. A questo punto del processo coercitivo, secondo Nozick, entra in campo l’agency (la capacità di incidere nel corso delle cose tramite la propria azione) della vittima (B). Essa infatti può decidere se credere alla minaccia di e quindi cedere alla coercizione oppure rifiutarla e quindi reagire. Secondo questa descrizione, nell’atto di coercizione, è agente sia chi minaccia (A) sia la vittima (B) la cui sottomissione è risultato di un suo processo decisionale.

Nozick e Tarantino nel dibattito sulla responsabilità

La filosofia si occupa dell’agire umano fin da Aristotele ed ha avanzato molte ipotesi in merito ai parametri necessari per giudicare un agente responsabile del proprio agire. Molti fattori sono determinanti alla base del nostro processo decisionale: la ragione, i sentimenti, i desideri, per esempio. Si tende a credere che una persona sia responsabile a prescindere dalla sua intenzionalità nel compiere un’azione e a giudicare è sempre un osservatore, che non può conoscere le ragioni soggettive dell’agente. Nel caso di Jules in ‘Pulp fiction’, si può notare l’insoddisfazione delle aspettative normative (poiché nel caso di una rapina ci si aspetta tutto tranne che uno reagisca) e la dimostrazione della teoria di Nozick. Il gangster di Tarantino, grazie al suo trascorso nella malavita, riconosce le minacce coercitive del giovane ed inesperto rapinatore come false, poiché lo considera incapace di uccidere, e allora non accetta la coercizione. Si può concludere che, al contrario di quanto si pensa, la coercizione non è sempre la diretta totale sottomissione della volontà di B alla volontà di A, ma il riconoscimento di delle minacce di come vere, insomma, una decisione presa dalla vittima.

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