“Resident Evil”: ecco perché è la saga horror di cui continuiamo ad avere bisogno

“Resident Evil” è una saga horror di videogiochi, poi diventata film.

Un fotogramma del videogico “Resident Evil” (Google)

Tra mostri ed epidemie, l’obiettivo rimane sempre uno solo per i protagonisti: uscirne vivi.

L’inizio: il gioco “Resident Evil”

Fin dal suo esordio, avvenuto nel 1996, il gioco di Shinji Mikami e Tokuro Fujiwara ha proposto una modalità di intrattenimento basata sulla paura, spesso paragonabile a quella delle attrazioni horror dei più classici Luna Park.
La sensazione di paura, però, non è la stessa che si può provare con altri videogiochi horror che risultano disturbanti e angoscianti: questo ci regala una paura scherzosa basata sul raccapriccio.
Ora sta per arrivare il remake di “Resident Evil 4” che uscirà per Playstation, Xbox e PC il 27 marzo 2023.
Il quarto capitolo dava già la possibilità di entrare in un tunnel dell’orrore e di provare ad affrontarlo in modalità estrema.
Lo studio tedesco Constantin Film ha acquistato dallo studio giapponese Capcom l’adattamento per la serie di film nel gennaio 1997. Il primo film è uscito nel 2002.

Un’immagine di Milla Jovovich, la protagonista della saga cinematografica (Google)

Mostri, ma non solo

Ma “Resident Evil” non è solo un gioco horror. Tra i temi trattati nei vari capitoli si parla di connivenza tra l’esercito e una casa farmaceutica per creare armi biologiche, dei cittadini usati come cavie, del trauma della guerra e della strage di civili, della religione usata come oppio dei popoli, dello sfruttamento post-colonialista dell’Africa e della mostruosità di un’antica aristocrazia.
Il gioco ha un fascino arcano e macabro e gli avventurieri sono portati a dimostrare la stessa temerarietà fingendo una divertita sicurezza e nascondendo, invece, un’atavica paura: quella dei mostri.
È proprio l’irragionevolezza con cui si entra nei meandri di ogni capitolo di questo ogni videogioco a contribuire all’esorcismo dell’idea che abbiamo del mostro fin da quando eravamo bambini.
Questa capacità di generare un terrore genuino non è un difetto ma un caratteristico pregio di questa longeva e fortunata saga.

Ma non solo mostri. Il remake di “Resident Evil 3”, uscito durante il lockdown del 2020, si assiste alla diffusione di un virus letale a Raccoon City ad opera della famigerata dell’Umbrella.
Il capitolo, durante quel difficile periodo, fu molto agghiacciante e risultò capace di creare angoscia e terrore profondi al livello di un horror psicologico.

L’horror nella vita reale

Come spesso abbiamo scritto, la paura ci fa scappare, ma allo stesso tempo esercita una forza mistica su di noi e spesso ci spinge a cercarla.
La sensazione di brivido che ci regala questa sensazione è difficile da riscontrare in altri modi.
Giochi come “Resident Evil” ci danno la possibilità di calarci in un mondo orrorifico, spesso grottesco, in cui oltre alla paura del mondo circostante si palesa la paura del non riuscire a difendersi.
Spesso, infatti, la paura è la sensazione più terribile da affrontare, ma spesso è la più autentica.

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