Quintiliano e i Pink Floyd: quando la scuola da educativa diventa sovversiva

La scuola, l’istituzione millenaria che ha l’obiettivo di formare le menti di future cittadine e cittadini, sembra essere ormai diventata un optional, avendo la nostra società dimenticato l’importanza dell’insegnamento nella definizione del proprio ruolo sociale.

Attraverso l’ “Institutio Oratoria” di Quintiliano e il brano “Another brick in the wall” dei Pink Floyd, scopriamo perché l’insegnamento scolastico sia fondamentale.

INSITUTIO ORATORIA

Nato a Calagurris e giunto a Roma intorno al 68 a.C., Quintiliano rimane una delle personalità più importanti nel millenario dibattito scolastico. Reso dall’imperatore Vespasiano il primo maestro stipendiato della storia, Quintiliano ha dedicato gran parte della sua vita all’insegnamento della retorica, con l’obiettivo di formare la futura classe dirigente. Dopo circa un ventennio, decise di dedicarsi alla stesura di alcuni testi con l’obiettivo di tramandare alle generazioni successive la sua arte, ed è su queste basi che nacque l’ “Institutio Oratoria” articolata in XII libri. Qui l’autore traccia il percorso che un giovane dovrà compiere per diventare il perfetto retore, sulla scia del “De oratore” ciceroniano; l’opera ha per noi una valenza incredibile tanto che il primo libro è considerato il primo trattato pedagogico della storia, nel quale l’autore individua i punti focali dell’insegnamento elementare: come insegnare a leggere e scrivere, l’importanza della scelta del maestro, se sia preferibile l’istruzione pubblica o privata. Nei successivi libri Quintiliano fornisce ai suoi lettori tutti gli ingredienti per diventare perfetti oratori, riprendendo da Catone la formula  “vir bonus dicendi peritus” , un uomo di buon animo, esperto nel parlare.

 

PINK FLOYD

Quando nel 1979 uscì la traccia “Another Brick in the wall”, non era difficile immaginare che sarebbe diventata uno dei brani più iconichi della band britannica. Parte dell’album “The wall”, la canzone si articola in tre parti:

  1. Pink, il bambino protagonista dei videoclip, scopre della morte del padre in guerra vedendo la madre piangere in chiesa. Questo fatto distruggerà psicologicamente il giovane uomo che, per questo, inizierà a costruire attorno a lui “the wall”, il muro.
  2. Pink dopo essere stato umiliato dal suo maestro, immagina prima una lunga fila di studenti che, come fossero lobotomizzati, si dirigono in fila indiana verso un tritacarne; poi vede questi stessi studenti ribellarsi ed incendiare l’edificio scolastico.
  3. Pink ormai adulto, ha messo l’ultimo mattone nel suo muro di rabbia dopo il tradimento della moglie.

La seconda parte del brano, può essere definita come un vero e proprio inno di protesta nei confronti del sistema scolastico, incentrato sulla passiva ricezione di quella miriade di precetti che i docenti comunicano. L’immagine dei bambini che entrano camminano in fila indiana è per questo esplicativa: si tratta di giovani senza volto, spersonalizzati che camminano e ubbidiscono. A questi è quindi tolta la possibilità di vivere di ciò che apprendono, oppressi da questa grigia istituzione scolastica più interessata alla disciplina che alla scoperta delle specificità dei singoli.

HEY TEACHER LEAVE US KIDS ALONE!

Sin dai tempi di Socrate è parsa chiara la rilevanza dell’insegnamento, visto come mezzo attraverso il quale scovare la verità che ognuno conserva nel proprio cuore. Si parlava difatti di un rapporto tra allievo e maestro svincolato da tutte quelle regole su cui ormai si fonda la scuola, volto ad insegnare qualcosa in più rispetto al mero precetto. A Roma invece, la scuola era vista come tassello fondamentale per la definizione di un vir bonus che avrebbe saputo amministrare la res pubblica con criterio, sull’ exemplum delle grandi personalità del passato. Si pensi a Seneca e Nerone: nonostante il tragico epilogo del loro rapporto, fino a che il filosofo è stato precettore del futuro imperatore, non c’è stato giorno in cui non gli abbia ricordato il glorioso periodo augusteo sul quale ha tentato di modellare la personalità di Nerone, insegnandogli non solo ciò che ad oggi si definisce la “materia curricolare”, ma coltivando il suo animo, abituandolo all’esercizio della misura, della contemplazione e della bellezza. Tutto ciò, ad oggi, non esiste più. Non si sente più la necessità di insegnare alle giovani e vergini menti ciò che non si trova nei libri di testo, anzi! La preoccupazione maggiore dei docenti è terminare il programma ministeriale, affrontando gli argomenti più importanti in modo superficiale per mancanza di tempo. Di certo gli stessi insegnati sono vittime di un meccanismo più grande ma tutto ciò sembra star loro bene. Non esiste più la curiosità di capire perché un ragazzo sia particolarmente vivace, o perché una ragazza sia sempre sola e triste. Tutto ciò che non si trova sul libro di testo sembra non essere di loro competenza. E le numerose riforme di cui il Ministero italiano si sta facendo garante, continueranno ad essere inutili, vuote come questa modalità di insegnamento che non ha più la curiosità di formare e forgiare le menti, è unicamente interessato a terminare i programmi per tempo ed avere abbastanza valutazioni orali e scritte, avendo sempre a mente, come unico pensiero le linee guida ministeriali. Da un’istituzione ormai svuotata della sua vera natura cosa potrà mai venire fuori? Giovani incapaci di affrontare la vita, magari esperti di funzioni o versioni, ma totalmente impreparati nella gestione di ciò che è reale, svuotati del proprio io, annichiliti, privi di un senso critico e di un opinione. Questa sarà la generazione futura, questi saranno i prossimi leader politici: figli di un meccanismo malato che produce prodotti in serie.

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