Quello di Giulia Cecchettin è l’ennesimo femminicidio annunciato secondo “L’amore non uccide”

Da giorni siamo bombardati da informazioni e notizie sul femminicidio di Giulia Cecchettin, l’ennesimo dell’anno solare 2023.Centosei. Centosei donne. Centosei vite. Questi i numeri che ci troviamo davanti a oggi, 22 novembre 2023, nella nostra civilissima e avanzatissima Italia. Una nazione occidentale, una fra i sette Paesi più sviluppati del mondo (secondo la politica internazionale). Ma più di cento donne sono state a uccise dal primo gennaio a oggi. Morte per mano di compagni, di mariti, di fidanzati o di ex. Gente di cui si fidavano ciecamente, che avevano amato, a cui avevano voluto bene. Ma che non hanno esitato a togliere loro la vita in quanto donne.

La vicenda Giulia Cecchettin

Giulia Cecchettin era una ragazza di 22 anni, studentessa di Ingegneria Biomedica dell’Università di Padova. Aveva finito gli esami e le mancava solo il grande giorno della laurea. Sabato 11 novembre incontra il suo ex fidanzato, Filippo Turetta, suo compagno di corso. La loro relazione è terminata l’estate scorsa, ma i due erano rimasti in buoni rapporti, nonostante l’atteggiamento controllante e ossessivo di lui. I due si dirigono a Marghera (Venezia) per cenare con la macchina del ragazzo, poi, il dramma. Le ricostruzioni sono confuse e ancora al vaglio degli acquirenti. Poco lontano dalla casa di lei, un testimone vede la giovane essere strattonata e la sente urlare. Vengono ritrovate macchie di sangue, poi il nulla. Inizia la ricerca dei filmati sulle varie telecamere pubbliche, ma la Punto nero di Filippo Turetta non si trova.

Lo sapevamo tutte

Le ricerche continuano spasmodiche, alimentate da una sfera mediatica speranzosa di un finale diverso dal solito. Vista la nazionalità italiana di Filippo Turetta, la sua condizione socio-economica medio-alta e la sua nome da “bravo ragazzo“, i giornali, le radio e le televisioni italiane non hanno nemmeno concepito l’idea del femminicidio. Anzi, molti hanno dipinto la vicenda come una fuga d’amore, un viaggio insieme, un escapismo bucolico. Questo fino al ritrovamento del cadavere di Giulia Cecchettin, sabato 18 novembre, nel lago di Barcis, in Friuli Venezia Giulia. Di Filippo Turetta non c’è traccia nelle vicinanze, ma grazie alle telecamere pubbliche e al mandato di arresto europeo, viene trovato e arrestato il giorno dopo in Germania. Il presunto femminicida era fuggito all’estero con la sua auto e dei contanti, cercando su Internet itinerari in Austria e Germania e consigli di sopravvivenza. Si fa strada quindi l’ipotesi della premeditazione per il delitto di Giulia Cecchettin, strada che sarà sicuramente percorsa dalla giustizia italiana dopo l’estradizione di Filippo Turetta.

La realtà del femminicidio in Italia

Una vittima annunciata per molte donne, che da anni si ritrovano al centro di un dibattito femminista che sembra non smuovere i pilastri di una società patriarcale ben radicata. Secondo L’amore non uccide, scritto dalla professoressa dell’università di Bologna Pina Lalli nel 2021, il tasso di omicidi di uomini in Italia è calato di tantissimo dal 1992 a oggi, mentre quello delle donne no. E’ quasi una retta orizzontale, esente da cambiamenti positivi o negativi. Di queste uccisioni di donne, una piccolissima parte sono perpetrate da altre donne, mentre ben più del 90% sono portate avanti da uomini. Uomini, che nella stragrande maggioranza sono o erano legati alla vittima: fidanzati, mariti, ex, padre dei figli, ma anche figli, padri o fratelli. In tutti questi casi, si parla di femmincidio: la donna è uccisa in quanto donna. Se si provasse a mettere un uomo al suo posto, in quella situazione, l’epilogo non sarebbe stato lo stesso. Il problema è strutturale e fondativo nella nostra società. Per questo è importante parlare e fare rumore per Giulia Cecchettin, ricordando però che è solo la penultima di una lunga lista di nomi, di donne, di vite.

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