Grazie ad alcuni satelliti risalenti alla Guerra Fredda siamo venuti a conoscenza di numerosi forti romani nel Medio Oriente.

In vecchie immagini di alcuni satellitari spia utilizzati durante la Guerra Fredda, sono apparse centinaia di fortezze romane nella “mezzaluna fertile” e queste immagini mettono in discussione quello che si è sempre pensato sui confini orientali dell’Impero romano.
FORTEZZE LUNGO IL LIMES
Le foto scattate da satelliti spia hanno rilevato la presenza di ben 396 forti di cui non si aveva notizia nei deserti di Siria e Iraq, il che potrebbe essere un’ulteriore prova circa l’ipotesi che Roma stesse fortificando la sua frontiera orientale. Fino ad allora, i ricercatori erano a conoscenza di solo circa un centinaio di forti costruiti tra il II e III secolo d.C., soprattutto grazie all’archeologo Antoine Poidebard e alle sue fotografie aree scattate dal suo biplano tra gli anni Venti e Trenta del Novecento.
Le foto realizzate però tra gli anni ‘6o e ’80 del secolo scorso ritraggono quasi 400 forti distribuiti in modo tale da far pensare che fossero usati per facilitare il commercio, piuttosto che per difendere il limes come afferma anche Jesse Casana, archeologo del Darmouth College e autore di uno studio sulle scoperte fatte grazie ai rilevamenti dei satelliti spia e sulle relative implicazioni per la storia antica.
DIFESE O PUNTI NEVRALGICI?
Padre Poidebard ipotizzava che i forti fossero stati costruiti lungo una famosa strada militare, la Strata Diocletiana realizzata alla fine del III secolo durante il regno dell’imperatore omonimo. Questa strada, infatti, era munita di fortificazioni molto simili tra loro: si trattava di castra rettangolari con mura spesse e torri sporgenti situate tra di loro a circa un giorno di marcia; il percorso cominciava presso la mezzaluna fertile, attraversava la Siria per poi giungere in Egitto. Durante il III secolo, le frequenti aggressioni persiane misero a dura prova le difese romane ma nessuna delle due parti fu in grado di infliggere una vittoria militare decisiva e convincente contro l’altra, e il movimento tra ostilità e diplomazia avrebbe continuato a svolgersi tra ciascuna potenza e lo stesso Poidebard si sarebbe avvalorato di questa tesi.
D’altra parte, il team di Casana ha identificato altri forti situati più ad est ed ovest rispetto alla Strata e notò che molti di essi formavano una rete tra la Siria occidentale e il Tigri, il che portò a presumere che essi supportassero le carovane commerciali e le comunicazioni nella regione, oltre a svolgere funzioni militari. Inoltre, i forti di recente scoperta forniscono ulteriori prove a supporto della teoria secondo cui il confine dell’impero fosse in realtà una regione dinamica in cui i diversi forti consentivano comunicazioni e scambi interculturali, data la strategica posizione verso l’Asia.

I SATELLITI SPIA
Le immagini dello studio provengono da due programmi satellitari utilizzati per la sorveglianza durante la Guerra Fredda, dato che uno degli obiettivi delle due parti, Stati Uniti e URSS ,era la ricognizione militare attraverso i satelliti in grado di riportare velocemente le immagini sulla Terra. Nel 1960 gli USA avviarono i voli dei satelliti spia del programma Corona, attivo fino al 1972 con 130 satelliti, di cui le immagini sono state pubblicate nel 1995; successivamente vennero lanciati altri 19 satelliti del programma Hexagon, portato avanti fino al 1986, con le immagini pubblicate nel 2019. Casana racconta che grazie al recupero dell’aeronautica statunitense di alcuni contenitori con le pellicole dei satelliti, apparve sulle foto lo stesso territorio di cui raccontò Poidebard anni prima.