“A mal più ch’a bene usi”: la fine di Giulia, la storia di molte

“Uomini poi, a mal più ch’a bene usi”. Scrive così Dante in Par III. 106, tanti secoli fa: la fine è, appunto, quella di Giulia, ma la storia e gli abusi sono quelli di molte.

di Giulia Cecchettin, @t0rtadimele

L’11 Novembre del 2023 Giulia Cecchettin scompare insieme al suo ex fidanzato, per poi essere ritrovata circa una settimana dopo, uccisa, vicino al lago di Barcis, in provincia di Pordenone.

L’inizio della fine

Non vale nemmeno la pena tirarla per le lunghe: quando la notizia della scomparsa di Giulia è impazzata sui media, sapevamo tutte e tutti quale sarebbe stato l’esito. La speranza avrà illuso i cuori e annebbiato le menti di qualcuno, ma razionalmente, tutti sospettavamo la sua morte. Di fatto, pensandoci, in questa storia non c’è nulla di nuovo; anzi, è terribilmente scontata: una ragazza nel fiore degli anni, un traguardo importante e un ex fidanzato, forse innamorato (ironia), così tanto da ossessionarsi, così tanto da trasformare un sorriso in una smorfia di dolore, così tanto da privare l’incarnato di Giulia dai suoi colori, così tanto da distruggerla. Giulia non ha potuto vedere il suo obiettivo di laurea coronarsi; Giulia adesso, non può più disegnare; Giulia, adesso, non può più abbracciare la sua mamma.

di Giulia Cecchettin
di Giulia Cecchettin @t0rtadimele

“Uomini poi, a mal più ch’a bene usi”

Abbiamo aperto l’articolo con questa frase di Dante Alighieri, che ritroviamo all’interno di Par III, v. 106. A pronunciare queste parole è Piccarda Donati, sorella di Forese e Corso Donati che Dante incontra nel Regno della Luna, la sfera dei beati che hanno mancato volontariamente dei voti monastici. Ella era una giovane molto devota, la quale, volendo seguire l’esempio di Santa Chiara, aveva deciso di diventare monaca, ma non le fu permesso. Il fratello Corso decise di darla, per motivazioni prettamente sociali e politiche, in sposa a Rossellino della Tosa, il quale era, tra l’altro, un violento esponente dei Guelfi Neri. La scelta egoistica e tornacontista del fratello lo porta a, addirittura, rapire Piccarda dal monastero, fino a costringerla alle nozze con Rossellino.

Ovviamente, la storia di Piccarda e quella di Giulia non vogliono essere qui uguagliate, né sovrapposte. Vogliamo solo riprenderne i tratti comuni: l’impossibilità di scegliere, l’essere costrette a soccombere, insieme alla violazione di ogni forma di autonomia decisionale, pena l’esistenza. Entrambe vittime del volere altrui, entrambe condannate:

Uomini poi, a mal più ch’a bene usi,
fuor mi rapiron de la dolce chiostra:
Iddio si sa qual poi mia vita fusi.

Per tutte le “Giulie”

Giulia, purtroppo, non è il primo caso di femminicidio in Italia, né nel resto del mondo e occorre anche avere l’accortezza di dire che non sarà nemmeno l’ultimo, visti gli ultimi dati. Il Ministero della Pubblica Sicurezza ha aggiornato i dati il 12 Novembre:

Alla data odierna, relativamente al periodo 1 gennaio – 12 novembre 2023 sono stati registrati 285 omicidi, con 102 vittime donne, di cui 82 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste, 53 hanno trovato la morte per mano del partner/ex partner. Analizzando gli omicidi del periodo sopra indicato rispetto a quello analogo dello scorso anno, si registra un incremento sia del numero degli eventi, che da 274 arrivano a 285 (+4%), sia delle vittime di genere femminile, che da 101 passano a 102 (+1%). […] Anche per quanto attiene ai delitti commessi in ambito familiare/affettivo si
evidenzia un aumento nell’andamento generale degli eventi, che passano da 120 a 125 (+4%), mentre fa registrare un decremento il numero delle vittime di genere femminile, che da 88 diventano 82 (-7%). In aumento, rispetto allo stesso periodo del 2022, sia il numero degli omicidi commessi dal partner o ex partner, che da 56 diventano 58 (+4%), che quello delle relative vittime donne, le quali da 51 passano a 53 (+4%). Infine, nel periodo 6 – 12 novembre 2023 risultano essere stati commessi 2 omicidi.

Si tratta, insomma, della stessa solita storia. Una storia dall’altissima ripetibilità che insanguina i concetti di libertà e serenità, la quale costringe ragazze e donne di ogni età a realizzare che anche noi, anche loro, possiamo/possono far parte dell’interminabile elenco. Un libro composto da infiniti capitoli, infinitamente consultabile e aggiornabile, con gli occhi, i volti, le mani e i sorrisi di donne che non hanno più possibilità di parlare. Il libro di tutte le “Giulie”, di quelle storie di vita contaminate e spezzate dalla follia altrui. E perché, poi? Beh, i perché sono i meno ragionati e i più svariati, assetati luoghi comuni utilizzati come mere giustificazioni per mitigare i fatti: una Giulia aveva forse una gonna troppo corta, l’altra utilizzava una certa biancheria, quella aveva aspirazioni troppo alte, la successiva non ne aveva proprio. L’ennesima Giulia aveva già capito la sua sorte, ma è una gabbia da cui sembra impossibile scappare, magari era troppo furba.

Oggi Giulia, oltre a portare con sé la sua storia, si fa portavoce di tutte le violenze e gli abusi in rosa (e non per stigmatizzare) che attraversano la vita delle donne. Oggi Giulia è una, oggi Giulia è tutte.

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