“quanto ti amavo!”: quattro bugie passate alla storia della violenza sulle donne

La storia di Giulia Cecchettin ha lasciato tutto il popolo italiano senza parole. In occasione della vicinanza del 25 Novembre, giornata mondiale contro la violenza sulle donne, vi propongo quattro eventi che sono passati alla storia.

Come si fa a rimanere ancora speranzosi davanti al genere umano nel momento in cui si sente che solamente in Italia nel 2023 sono morte ben 106 donne per mano maschile? La storia dovrebbe esserci amica ed insegnarci, davanti ai grandi eventi, a non commettere due volte lo stesso errore. Con questo articolo ripassiamo insieme quattro importanti storie di violenza di genere.

1.  LO STUPRO DI LUCREZIA

La violenza non è mai una scelta, tanto meno uno stupro. Tra le primissime vittime della storia della violenza sulle donne si colloca Lucrezia, matrona romana nonché moglie di Collatino, che fu stuprata da Sesto Tarquinio, figlio di Tarquinio il Superbo, ultimo re di Roma. Ebbene si, tra leggenda o realtà, alcuni studiosi ritengono che la caduta del regime monarchico a Roma sarebbe avvenuta a causa del poco contegno della libido di un uomo nei confronti di una delle donne più prestigiose dell’epoca.

Quello che sconvolge di più è il racconto tramandato da Tito Livio: secondo lo storico infatti Lucrezia era una bellissima e pudicissima ragazza, moglie di Lucio Tarquinio Collatino. Tuttavia, mentre il re Tarquinio il Superbo si trovava con le sue truppe ad assediare la città di Ardea, i figli e i parenti sarebbero tornati durante la notte alle proprie case per accertarsi della fedeltà delle proprie mogli. Il figlio del re, Sesto Tarquinio, però si era invaghito in modo morboso della giovane Lucrezia. Una sera dunque egli si dichiarò a lei che rifiutò con garbo il suo amore; Sesto Tarquinio non accettando il rifiuto estrasse la spada: se la giovane matrona non avesse soddisfatto a pieno il suo amore carnale, l’avrebbe uccisa con forza e avrebbe lasciato il suo corpo nudo sul letto di uno schiavo, così da accusarla di adulterio.

Il giorno seguente Lucrezia, dopo aver raccontato tutto al marito e al padre, si uccise con un pugnale nel cuore. Lucio Tarquinio Collatino e l’amico Bruno si vendicarono cacciando dalle mura di Roma l’oramai ultimo re, dando vita alla Repubblica Romana.

2. QUELLA VOLTA IN CUI ANNA BOLENA PERSE LA TESTA PER ENRICO VIII

Non solamente le donne comuni muoio per femminicidio e Anna Bolena, ex regina consorte di Inghilterra lo sa benissimo.

È il 19 maggio 1536 quando la seconda regina di Inghilterra, Anna Bolena, veniva portata al patibolo con l’accusa di alto tradimento: ella fu la prima regina inglese ad essere condannata a morte. Non sapremo mai se Anna Bolena fu veramente un’adultera o meno, però una cosa è certa, ovvero che lei è una vittima di femminicidio.

Tutti conoscono la storia della madre di una delle regine più conosciute al mondo: Anna Bolena era la figlia di un gentiluomo di corte ed era stata la dama di compagnia di Caterina d’Aragona, prima moglie di Enrico VIII. Nel momento in cui la regina non riuscì a dare un erede al re di Inghilterra, Enrico VIII ripudiò la principessa spagnola per convolare in seconde nozze con la giovane Bolena.

Anche questo matrimonio si dimostrò deludente, perché Anna partorì una femmina – la futura Elisabetta I – per questo dopo il terzo aborto spontaneo di cui però si sapeva che sarebbe stato un maschio, il sovrano inglese pensò bene di incolpare la sua seconda moglie di adulterio e alto tradimento. Spoiler not Spoiler: Enrico VIII diede delle istruzioni precise sulla morte capitale della moglie.

“Oh Morte, coglimi nel sonno, portami al sereno riposo, lascia passare il mio fantasma stanco e innocente fuori dal mio petto.”

3. LE SORELLE MIRABAL

Vi siete mai chiesti perché la giornata mondiale contro la violenza sulle donne ricorre proprio il 25 novembre? indovinate un po’, di certo non perché delle donne quel giorno stavano giocando a briscola, tutt’altro invece, ancora una volta c’è alle spalle una storia di femminicidio, ma a questo giro le vittime sono tre.

Patria, Minerva e Maria Teresa erano tre sorelle attiviste contro il regime dittatoriale dominicano di Trujillo. La lotta politica delle tre sorelle nella Repubblica Dominicana culminò con la formazione del Movimento 14 giugno, in cui solevano definirsi in codice Mariposas. La loro attività politica era così rispettata che un giorno Trujillo dichiarò:

“Ho solo due problemi: la Chiesa cattolica e le sorelle Mirabal”.

Questo movimento fu sgomitato dalla polizia segreta di Trujillo, infatti tutti i membri furono incarcerati, torturati e infine uccisi, ma non le Sorelle Mirabal, perché il regime affermò di avere altri piani in serbo per loro.

Il 25 novembre 1960 Patria, Minerva e Maria Teresa furono intercettate dalla polizia segreta del dittatore dominicano mentre erano in macchina; le tre donne furono rapite, bastonate, violentate e strangolate, per poi essere gettate in un fosso nel tentativo di far sembrare la loro morte un incidente. Solamente Minerva riuscì a salvarsi da quell’infausto evento, ma non fu creduta. Fortunatamente il movimento delle Mariposas godeva di un grande prestigio tale che la morte delle attiviste portò all’isolamento del dittatore, il quale sei mesi dopo un colpo di pistola lo uccise.

4. IL CASO ELISA CLAPS

Tra i tanti femminicidi della storia italiana grande impatto lo ebbe il caso di Elisa Claps, da cui è nata una serie tv firmata casa Rai in cui si è cercato di chiarire le dinamiche di questa cronaca nera.

1993, Ultimogenita di tre figli Elisa Claps era una studentessa del terzo anno di liceo classico a Potenza. Il 12 settembre Elisa salutò il fratello Gildo comunicandogli che sarebbe andata a messa e che sarebbe rientrata entro l’ora di pranzo per mangiare insieme alla famiglia, ma lei a quel pranzo non prese mai parte perché a casa non tornò più. Il suo corpo è stato ritrovato 17 anni dopo all’interno della chiesa della Santissima Trinità durante i lavori di ristrutturazione della stessa.

Qualche tempo prima dalla sua scomparsa, Elisa aveva incontrato Danilo Restivo, un fessacchiotto che ci provava con tutte le ragazze e a cui non piace a nessun genitore. All’epoca lui aveva 21 anni e viveva come senzatetto nella chiesa della Santissima Trinità grazie alla bontà di don Mimì. Il giorno della scomparsa della sedicenne, Danilo si recò al pronto soccorso con i vestiti sporchi di sangue e una mano che riportava un taglio.

Il sospettato omicida si trasferì successivamente in Inghilterra, dove si sentirà di nuovo parlare di lui quasi dieci anni dopo, nell’oramai lontano 2002 a causa della morte della sarta Heather Barnett. Il collegamento con Restivo fu imminente e nel 2011, dopo il ritrovamento del corpo di Elisa, il giovane assassino venne condannato all’ergastolo dal Tribunale di Winchester.

Oggi il caso di Giulia Cecchettin ha sconvolto un intero paese incredulo che la storia continui a ripetersi costantemente. Chi è donna lo sa già, siamo tutte Giulia, Elisa Claps, Roberta Ragusa e tutte le altre migliaia di donne che sono morte non per una carezza di un uomo.

“Se domani sono io, mamma, se non torno domani, distruggi tutto.
Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima”. 

 

 

 

 

 

 

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