Quanta acqua c’è nel corpo umano? sicuramente meno del 90%

Alla domanda “quanta acqua c’è nel corpo umano” non esiste una risposta univoca, poiché questo fondamentale parametro è influenzato da numerosi fattori: sesso, età e quantitativo di massa magra e massa grassa sono i principali. Se prendiamo come riferimento un uomo adulto di media corporatura (peso di 70 chilogrammi), la percentuale di acqua si attesta sul 60/65%, mentre per un donna questo valore ha in media una decina di punti percentuali in meno. Per quale ragione? Semplicemente per il rapporto che c’è tra massa magra e massa grassa; la prima delle due è infatti molto più ricca di acqua (circa il 70%) della seconda, e poiché le donne hanno in media più grasso degli uomini, più muscolosi per natura.

Tuttavia, quello del 60-65 percento è soltanto un valore medio. La concentrazione di acqua nel nostro organismo, infatti, fluttua sensibilmente dal primo mese di vita nel grembo materno a quando spegniamo cento candeline sulla torta, infatti c’è una ‘forchetta’ enorme tra lo stato embrionale e la vecchiaia. Nelle prime settimane di vita nel grembo materno la concentrazione di acqua supera il 90%, alla nascita è di circa l’80%, mentre negli anziani si attesta al 50%, fino al 40% per gli ultracentenari. Le ragioni di questo lento e inesorabile declino sono legate alla fisiologia. Quindi sì, il vice primo ministro Luigi Di Maio ha fatto una gaffe non da poco quando ha detto che siamo composti per il 90 percento di acqua; ciò è vero soltanto nelle primissime fasi del nostro percorso sulla Terra.

Perché c’è così tanta acqua nel nostro organismo?

Per rispondere a questa domanda, bisogna fare un bel salto indietro nel tempo. Questo composto chimico, formato da due atomi di idrogeno legati a uno di ossigeno attraverso un legame covalente (H20), è innanzitutto sinonimo di vita. Il nostro pianeta si trova alla distanza giusta dal Sole per permettere all’acqua di permanere allo stato liquido, ed è proprio all’interno di essa che, miliardi di anni fa, gli amminoacidi – i cosidetti ‘mattoni della vita’ – hanno dato il via alla formazione dei primi, semplici organismi. Per un lunghissimo periodo queste forme di vita primordiali, evolutesi pian piano in creature sempre più complesse, sono rimaste strettamente ancorate all’acqua, fino a quando, circa 365 milioni di anni fa, i primi tetrapodi (derivati da pesci con pinne modificate) iniziarono a esplorare la terraferma. Fu proprio la conquista delle terre emerse a far evolvere il contenuto di acqua negli animali, che avevano bisogno di trattenere più liquidi possibili per sopravvivere, non essendo più immersi in un ambiente acquatico.

ricostruzione artistica di uno dei primi tetrapodi

Successivamente, uno dei passaggi evolutivi più importanti relativi all’acqua fu quello dagli anfibi ai rettili, con la nascita dell’uovo, che permise agli animali di affrancarsi definitivamente dall’ambiente acquatico permettendo l’intero ciclo riproduttivo sulla terraferma. Dai rettili, com’è noto, oltre agli uccelli originarono anche i mammiferi, ai quali apparteniamo anche noi. In questo gruppo è stata superata anche la necessità di deporre le uova, garantendo un ‘ambiente acquatico’ dove far sviluppare il feto nel grembo materno .

A cosa serve?

L’acqua nel corpo umano svolge un’infinità di funzioni: dalla termoregolazione al trasporto di nutrienti e rifiuti metabolici, fino alla regolazione del volume cellulare e alle fondamentali reazioni chimiche per la sopravvivenza. Il composto è presente nella forma intracellulare (circa il 75 percento del peso totale) e in quella extracellulare, che abbraccia plasma, linfa, liquido cefalorachidiano e altro ancora. È così importante che basta perdere una perdere pochi punti percentuali dell’equilibrio idrico per mettere seriamente a repentaglio la nostra vita, e poiché perdiamo tantissima acqua ogni giorno (urina, sudorazione etc etc), per non incappare nel rischio della disidratazione dobbiamo berne tutti i giorni.

Allo stesso tempo però assumere troppa acqua porta ad un vero e proprio avvelenamento, chiamato ‘intossicazione acuta da acqua’, che in casi particolarmente gravi porta alla morte.  Normalmente, nella fisiologia delle persone si manifesta un equilibrio delicato fra la quantità d’acqua che necessita al corpo e quella ingerita, quando la quantità d’acqua supera certe soglie l’equilibrio elettrolitico viene a degenerarsi, questo comporta una rapida diminuzione della concentrazione del sodio e la morte nelle persone. Esistono studi che hanno dimostrato come l’assunzione di più di 5 litri di acqua in poche ore sia causa di morte. Studi successivi dimostrano che il limite di liquidi da assumere non dovrebbe superare 1-1,5 litro per ora.

Detto ciò è importante ricordare di mantenere l’equilibrio idrico del nostro corpo ai livelli ottimali, e sicuramente mai cercare di raggiungere il famoso 90%.

-Valto