Quando l’utilizzo di “depresso” è improprio: vediamo la differenza tra tristezza e depressione

Ma Che cosa sono tristezza e depressione? Vediamo come non confonderle.

I disturbi depressivi sono tra i più diffusi e comuni nei contesti clinici. E’ importante non sottovalutarne i sintomi e affidarsi a degli esperti, che possono indirizzare verso il percorso più adatto alla persona.

Triste o depresso?

Oggi grazie ai social e anche grazie alla maggior visibilità data durante la pandemia, si parla sempre più di salute mentale. Questa maggiore attenzione, di importanza fondamentale, è accompagnata, però, spesso anche da un utilizzo del linguaggio psicologico improprio. Quante volte capita di leggere espressioni come “sono depresso”? Purtroppo, troppo spesso.

A tutti capita di essere tristi, di avere dei momenti negativi ed è del tutto normale. Fa parte dell’esperienza umana, del nostro percorso e ci permette di cambiare. Quando, però, tristezza e depressione vengono confuse può essere un problema, soprattutto per coloro i quali soffrono di un disturbo depressivo. Utilizzare impropriamente questi termini, infatti, può minimizzare l’esperienza di dolore provata da alcune persone, che, al contrario, deve essere presa in carico da un esperto. E’ estremamente importante parlare di salute mentale, ma bisogna farlo nei termini corretti. Vediamo, dunque, che cos’è un disturbo depressivo.

I disturbi depressivi

I disturbi depressivi sono caratterizzati da uno stato di profonda tristezza e dall’incapacità di provare piacere. E’ qui una delle prima differenze con la “classica” tristezza: ha un’intensità, una durata tali da giustificare una diagnosi clinica. I sintomi, inoltre, possono variare. Solitamente le persone con questo disturbo tendono a rivolgere verso sé stessi moltissime recriminazioni, evidenziando difetti e manchevolezze. Inoltre, può essere presente una grave perdita dell’iniziativa e ritiro sociale. A volte a ciò si aggiunge anche trascuratezza del proprio aspetto e molti sintomi fisici. Tra questi possono esserci stanchezza, scarsa energia, dolori e varie algie, che possono essere talmente gravi da convincere la persona di soffrire di una grave malattia.

Spesso si prova grande difficoltà nel prendere sonno e si verificano frequenti risvegli notturni oppure alcune persone tendono a dormire tutto il giorno. Chi soffre di questo disturbo può percepire i cibi come privi di sapore e non avere più appetito o, al contrario, provare un considerevole aumento dell’appetito. Si possono verificare due situazioni opposte: può esserci un rallentamento dei pensieri e dei movimenti, ma può anche presentarsi quella che viene definita irrequietezza motoria, per cui la persona non riesce a stare ferma e continua a muoversi.

Importanti differenze

Tra i disturbi depressivi troviamo il disturbo depressivo maggiore, che per la diagnosi richiede la presenza di almeno cinque sintomi per un periodo minimo di due settimane. Questi sintomi devono comprendere umore depresso e la perdita dell’interesse o del piacere nel fare le cose. Viene definito come un disturbo episodico in quanto i sintomi tendono ad essere presenti per un certo periodo di tempo per poi scomparire. Solitamente, infatti, regrediscono, ma se non vengono trattati la sintomatologia può protrarsi anche per cinque o più mesi. Gli episodi tendono ad essere ricorrenti e, in media, una persona ne esperisce quattro. Il disturbo depressivo persistente è caratterizzato da un cronico umore depresso, presente per più della metà del tempo per un periodo di almeno due anni. La differenza principale è data dalla cronicità dei sintomi.

Come abbiamo visto tristezza e depressione sono molto diverse tra loro e non devono essere confuse. Scrivere “sono depresso” quando si è semplicemente tristi è sbagliato ed è importante utilizzare le parole giuste per dare un significato a ciò che si prova e un reale riconoscimento nel caso di una patologia.

 

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