Libri faticosi: 5+1 letture che proprio non riusciamo a portare a termine

Ci sono libri che riescono ad astrarci dalla realtà, catapultandoci in mondi estranei e sconosciuti. Libri letti in un fiato e con un nodo in gola, che ci fanno stare svegli la notte con gli occhi incollati alle pagine. Eppure, esistono libri che proprio non ci permettono di entrare nel loro universo, come roccaforti impenetrabili. A quel punto una sola soluzione, ingrata ed angosciosa, rimane al lettore: la resa. 

In fondo non c’è nulla di male. Abbandonare un libro non è una tragedia, nulla che non sia successo almeno una volta ad ognuno di noi. Ma, pur sapendo di non star commettendo nessun tipo di crimine o peccato, ogni lettore non riesce a non sentirsi in colpa nel momento in cui rinuncia ad una lettura. Ed ecco che a questo punto, miei cari amici, compagni sciagurati di tormenti letterari, viene in nostro aiuto Daniel Pennac attraverso la sua opera ”Come un r0manzo”.

“Il verbo leggere non sopporta l’imperativo, avversione che condivide con alcuni altri verbi: il verbo amare…il verbo sognare…”

All’interno di questo piccolo capolavoro l’autore elenca ”i diritti imprescindibili del lettore”. Guida tattica mirata ad assicurare che il piacere della lettura rimanga, per tutti noi, ciò che è a tutti gli effetti, un piacere. 

Nel particolare vorrei soffermarmi sul terzo tra i diritti elencati da Pennac: il diritto di non finire un libro. Ci sono infinite ragioni che ci spingono a voler abbandonare una lettura, ognuna a suo modo valida. E proprio da questo presupposto mi sono addentrata tra pagine web, forum letterari e sondaggi vari, al fine di scovare alcuni libri che ai lettori non sono proprio piaciuti. Tanti sono stati i titoli che ho incontrato, molte le opinioni contrastanti su un medesimo libro. Ma alla fine, attuando una serie di controlli incrociati, sono riuscita a scovare dei titoli ricorrenti, che più volte si ripetono nel momento in cui un lettore ripone il libro sullo scaffale prima di averlo concluso.

1) ”Petrolio” di Pier Paolo Pasolini

“A quanto pare tutta la storia umana non fa altro che ripeterci una cosa: è solo ciò che è stato.”

Considerato dallo stesso autore come la summa di tutte le sue esperienza, le vicende del romanzo ruotano attorno alla vita del protagonista Carlo Valletti, ingegnere dell’ENI appartenente alla borghesia torinese.

Ma ancor di più e in maniera particolare, il romanzo si concentra sulla dualità di questo personaggio contorto ed ambivalente, un unico corpo che abbraccia due diversi individui: Carlo di Polis e Carlo di Tetis. Infatti, se da una parte Carlo Polis porta avanti la sua carriera, incontrando un mondo marcio e corrotto, Carlo di Tetis si abbandona alla sensualità e alla perversione.

2) ”La montagna incantata” di Thomas Mann

Questo romanzo si basa su una vicenda apparentemente scarna, ma rivestita da elementi profondamente simbolici.

La storia di un uomo, Hans, e della sua trasformazione, che fa di lui un individuo finalmente completo e compiuto, consapevole e capace di riflettere sul vero senso della vita. Questa metamorfosi avviene all’interno di una clinica in Svizzera, santuario di serenità e contemplazione, un luogo eterno e fuori dal tempo e dallo spazio, atmosfera che indurrà il protagonista a rinunciare a tutti i suoi impegni e doveri mondani e tramutare quello che doveva essere un soggiorno di tre settimane in una permanenza settennale.

3) ”Cent’anni di solitudine” di Gabriel Garcìa Márquez

”Cent’anni di solitudine” racconta la storia della famiglia Buendia e del villaggio, di nome Macondo, fondato dai due capostipiti: Ursula e José Arcadio.

Le vicende dei Buendia si susseguono per la bellezza di cinque generazioni, un albero genealogico intricato e contorto, formato da protagonisti e personaggi che, generazione dopo generazione, sembrano subire tutti lo stesso destino. Una ciclicità di eventi che, in un modo o nell’altro, colpiscono per la loro tragicità. Un circolo vizioso che intrappola questa famiglia, condannando i personaggi ad inseguire mete che mai verranno raggiunte, ad avere sogni che non potranno realizzarsi, prigionieri senza via di fuga di un destino segnato dalla solitudine.

4) ”Il nome della rosa” di Umberto Eco

”Lascia parlare il tuo cuore, interroga i volti, non ascoltare le lingue…”

Con quest’opera, il saggista e semiologo Umberto Eco, si cimenta nella stesura del suo primo romanzo, per la precisione, attraverso la scrittura di un romanzo storico. Ambientato nel Medioevo, ”II nome della rosa”, risulta assimilabile per molti elementi al genere giallo.

Le vicende si svolgono all’eterno di un monastero benedettino e sono narrate in prima persona dal protagonista, Adso da Melik.  Quest’ultimo, ormai anziano, racconta le vicende avvenute nel monastero e le indagini, riguardanti sette omicidi in sette giorni, portate avanti dal suo maestro.

5) ”Cinquanta sfumature di grigio” di E.L. James

Nonostante il successo cinematografico, il libro ”Cinquanta sfumature di grigio”, pur avendo venduto un elevatissimo numero di copie, ha suscitato non poche critiche.

Primo volume della trilogia, racconta la tormentata relazione tra Anastasia Steele, semplice ed ingenua studentessa ventenne, e Christian Grey, giovane e misterioso imprenditore. La loro storia, per molti versi malata, trasporta il lettore, insieme alla sua protagonista, in una realtà basata sull’erotismo e la sessualità, il cui perno principale risiede nelle pratiche BDSM praticate da Christian.

 

Libri molto diversi fra di loro, accumunati dal fatto di non essere sempre stati capiti, apprezzati e delle volte tollerati. Per quanto riguarda la sottoscritta, c’è sempre stato un libro che, nonostante i vari tentativi nel corso degli anni, non ha mai saputo coinvolgermi al punto da leggerlo fino all’ultima pagina:

6) ”La coscienza di Zeno” di Italo Svevo

”Adesso che son qui, ad analizzarmi, sono colto da un dubbio: che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità?”

Il protagonista di questo romanzo, per l’appunto Zeno Cosini, è un ricco triestino che lotta per liberarsi dal vizio del fumo. Per raggiungere il suo obiettivo, cioè smettere definitivamente di fumare, decide di sottoporsi ad una cura psicoanalitica basata sul mettere per iscritto la propria vita, produrre un’autobiografia a scopo terapeutico.

Nel racconto della sua intera esistenza Zeno ripercorre tratti importanti del suo percorso di vita, rivivendo episodi del suo passato che lo hanno condotto al presente, eventi in qualche modo accumunati da un tema principale e fondamentale all’interno dell’intero romanzo: l’inettitudine.

 

 

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