Cosa sono i rimpianti? E perché nonostante i sentimenti negativi che scaturiscono dagli stessi continuiamo ad accumularli?

Il termine rimpianto viene definito dal dizionario italiano come “Il ricordo nostalgico di persone o cose perdute, o di occasioni mancate”. I rimpianti infatti non ruotano solamente a ciò che si e già fatto e alle decisione che si sono già prese dubitandone poi a posteriore. Essi subito alle mente alle “occasioni perdute”.  Provare rimpianti è la cosa che può spinge gli individui a compiere azioni in quanto il non compimento della stessa provocherebbe un malessere interiore non indifferente.  Un vecchio detto cita “non ci si pente di ciò che si fa, ma di ciò che non si fa”. Ciò è dovuto alle infinite possibilità che restano possibili, in quanto non viene compiuta alcuna scelte, portando così l’individuo a rimuginare sulle possibili strade a cui l’avrebbe portato compiere una scelta. Così si resta bloccati in un limbo, dove l’unica costante è il dubbio, la condizione più straziante per l’animo umano.
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Ma perché nonostante le conseguenze siamo pieni di rimpianti? Vengono date differenti spiegazioni. La prima fa riferimento alla psicologia cognitiva. Essa è una branca della psicologia applicata allo studio dei processi cognitivi e ha come obiettivo lo studio di tali processi mediante i quali le informazioni vengono acquisite dal sistema cognitivo, elaborate, memorizzate e recuperate. Una teoria sembra particolarmente azzeccata. E’ stato dimostrato che spesso gli studenti durante un test a crocette sono restii a cambiare la prima risposta che viene data in quanto maggiormente convinti che sia corretta. Questa strategia si è rilevata molto insoddisfacente, infatti sarebbe più corretto cambiare risposta nel momento in cui non siamo più tanto convinti. Tale ostilità è dovuta dal peso che hanno le nostre azioni e le non azioni. Nel breve periodo, infatti, le persone si pentono delle loro azioni più che della “non azione” ma a lungo termine emergono i rimpianti della “non azione” e questi durano più a lungo (Gilovich). Inerente a questo discorso vi è una frase di Lily Aldrin in HIMYM Sono tante le scelte nella vita che si rivelano sbagliate, ma uno non lo sa prima, perché l’unico modo per sapere che sono sbagliate è farle, guardarsi indietro e dire: ‘Sì, è stato uno sbaglio!’ Quindi, in realtà, lo sbaglio più grande sarebbe quello di non commetterlo, perché vivrei per il resto della mia vita senza sapere se era sbagliato oppure no”. Ed è proprio questo tipo di ragionamento che caratterizzerà tutte le avventure del protagonista della serie Ted Mosby. 

La seconda invece fa riferimento a una possibile influenza del proprio senso di Sè secondo tre fattori: il Sè reale, il Sè ideale e il Sè imperativo. Il sé reale consiste in qualità che si credono di possedere; il sé ideale è invece costituito dalle qualità che si desiderano avere; infine il sé imperativo viene identificato con la persona che si dovrebbe essere, in base agli obblighi e alle responsabilità personali. Nel valutare le risposte di centinaia di partecipanti, i ricercatori hanno scoperto che, di fronte alla domanda su quali fossero i loro più grandi rimpianti nella vita, il 76% dei partecipanti ha parlato di qualcosa che non gli ha permesso di realizzare il proprio sé ideale. Ma dunque, se il sé ideale si riferisce alle qualità che si desiderano avere e non a quelle che si credono di avere (sé reale) né tantomeno a quelle che dovremmo possedere (sé imperativo), questo ci suggerisce che potremmo avere un atteggiamento e una percezione imperfetti rispetto a ciò che è poi causa dei nostri rimpianti.Piuttosto, è quando si tratta dei propri sogni e delle proprie aspirazioni (sé ideale) che le persone tendono a lasciarsi prendere dallo sconforto e quando sentono di non averli realizzati. Questo sembra essere ciò che realmente è causa di sofferenza e di rimpianti più tardi nella vita. Bisogna avere dunque il coraggio di prendere in mano la propria vita, cercando di non farci sfuggire le occasioni belle che ci vengono messe davanti.

Julia Trifiletti

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