Quando l’arte sposa la politica: la satira del dottor Stranamore e della letteratura

Dal cinema di Kubrick alla letteratura, passando per il giornalismo e l’arte, cosa succede quando l’arte e la bellezza diventano la voce per protestare contro un sistema politico corrotto?

Stanley Kubrick

Il dottor Stranamore è una black comedy uscita nel 1964 e diretta dal grande Stanley Kubrick. In questo film, oltre a dare ancora una volta lezione di cinema, il regista di Arancia meccanica sfodera un’arma che, nelle su mani, è assolutamente interessante: la satira politica.

Il dottor Stranamore: la follia del potere e la lucidità dell’arte

Nel 1964, Stanley Kubrick sperimenta la commedia, ma lo fa a modo suo. Infatti Il dottor Stranamore: ovvero come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba è una commedia tanto atipica quanto interessante. La storia racconta un disastro nucleare causato dalla follia di coloro che detengono il potere, e mette in scena così un triangolo di sesso-potere-follia che rispecchia la scarsa fiducia che le persone avevano nella politica. Infatti il film si inserisce nella realtà storica della Guerra fredda. La crisi di Cuba era appena stata faticosamente superata e la guerra nucleare era una preoccupazione costante. In questo contesto, Kubrick cerca di affrontare l’argomento ma, scrivendo la sceneggiatura, si rende conto della follia del potere e perciò del suo lato comico: “La mia idea di girarlo come una commedia da incubo venne nelle prime settimane di lavoro sulla sceneggiatura. Trovai che cercando di mettere della carne attorno alle ossa e immaginando le scene nella loro completezza, bisognava continuare a tenere fuori cose che erano assurde o paradossali, se si voleva evitare che fossero divertenti; e queste cose sembravano essere vicine al cuore delle scene in questione.” E ancora: “Nel contesto dell’imminente distruzione del mondo, l’ipocrisia, le incomprensioni, la lascivia, la paranoia, l’ambizione, gli eufemismi, il patriottismo, l’eroismo e anche la ragionevolezza possono evocare un’orribile risata.” Quest’ultima frase richiama immediatamente un altro grande intellettuale, maestro di umorismo e di teatro, ovvero Pirandello.

Kubrick rimette le sorti dell’umanità nelle mani di un gruppo di uomini che ne fanno, più o meno inconsciamente, una questione di sesso. Basti pensare che sarà proprio il generale Jack D. Ripper (che per assonanza richiama a Jack lo Squartatore, quindi non a un assassino casuale), impazzito pur di non ammettere la sua impotenza, a dare l’ordine per l’attacco nucleare. E, nel finale, il piano di riproduzione della specie ideato dal dottor Stranamore (uno scienziato ex nazista ora al servizio degli Stati Uniti), verrà accettato dal vertice politico per lo stesso motivo. Infatti, a far capitolare i generali, sarà di fatto l’idea che ogni uomo avrà molte donne per sé. L’idea di legare le sorti del mondo alla libido di un gruppo di uomini di potere è allo stesso tempo divertente e credibile. Ovviamente è una rappresentazione satirica della politica, tuttavia nella satira si annida sempre un fondo di verità, per quanto scomoda. Infatti la satira altro non è che ‘una caricatura‘ di alcuni aspetti di una categoria o di un personaggio. E’ divertente e pungente proprio perché si riconosce in essa l’aspetto realistico. Altrettanto satirica è l’idea di affidare a un nazista, con idee ancora molto naziste, come testimonia il suo piano, la sopravvivenza di una potenza in teoria contrapposta al Nazismo.

Locandina del film

La satira politica: quando la letteratura protesta

La satira è un genere antichissimo, ad essa veniva riconosciuta anche una funzione ‘sociale‘. E’ un genere romano che si ispirava a rituali etruschi e ai fescennini. Già nell’età classica possiamo distinguere la satira letteraria e drammatica, da leggere la prima e da rappresentare la seconda. La tradizione satirica riesce a mantenersi viva in ogni tempo, talvolta faticando di più e talvolta di meno. Autori come Ariosto e Tasso sono in alcuni punti estremamente satirici, ma saggiamente nascondono questo aspetto mostrandolo solo a chi ha la pazienza di cercarlo. Aretino venne definito da De Sanctis “genio infernale”, proprio riconoscendogli la maestria satirica con cui smascherava il malcostume del suo tempo. Arrivando al Novecento, il principio della satirico viene declinato principalmente in due forme: una nettamente comico-satirica, la seconda più politica. Questa seconda forma conosce due esplosioni. La prima nei primi quindici anni del secolo, la seconda negli anni Sessanta, ovvero nei periodi più instabili del secolo. Infatti sono i periodi di evoluzione e sviluppo in cui la società cambia e in cui il poeta percepisce la sporcizia di una società sempre meno ‘poetica’. Per Davico il Novecento perde la satira a causa della maggiore diffusione della prosa, e con gli ultimi ‘satirici’ (Palazzeschi, Soffici, Marinetti), assistiamo al tramonto di questo genere così antico. Questo non vuol dire che sia morta la satira, essa è ancora ben viva. Tuttavia la sua presenza non si manifesta più nella letteratura.

Maschera tragica e comica in un mosaico del I secolo a.C., Musei Capitolini

La satira oggi: attualità di Kubrick e voci satiriche del presente

Oggi, forse perché siamo in un periodo complicato, la satira è più viva che mai. Tuttavia si serve di forme non prettamente letterarie. Basti pensare a un personaggio come Crozza o ai comici ‘politici’. Se vogliamo, tutti loro si richiamano alla satira drammatica romana, pur evoluta in altre caratteristiche. Un’altra forma di satira molto diffusa è la vignetta satirica. Charlie Hebdo è una rivista settimanale francese interamente costruita sulla satira e l’ironia. Talvolta la satira diventa anche molto feroce, ma nel farlo assolve comunque il suo compito ‘sociale’. Inoltre film come Il dottor Stranamore, mantengono ancora oggi grande attualità. La protesta contenuta in esso valeva allora come vale oggi. La satira rimane perciò uno strumento importantissimo per gli oppressi e per chi ne fa le veci. Forse non è la stessa satira di Giovenale o di Orazio, ma è comunque ancora viva e pungente, e questo è ciò che conta.

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