Quando la vita ti mette alla prova: la lotta di Alex Zanardi, Leopardi, Svevo e Kafka

Malattia, disabilità ed esclusione sociale sono gli aspetti che hanno invalidato la vita dei quattro personaggi, come avranno reagito?

Alex Zanardi in Formula 1 (sport660.wordpress.com)

 

Il 19 giugno scorso Alex Zanardi è rimasto coinvolto in un grave incidente. Non è la prima volta che l’ex campione di Formula 1 e campione paraolimpico si trova a dover affrontare un ostacolo tanto decisivo per la propria vita.

La disabilità come nuovo inizio: Alex Zanardi

Nato a Bologna il 23 ottobre 1966, Zanardi ha da sempre coltivato la passione per la velocità e per i motori. Già all’età di 14 anni correva sul suo primo kart e negli anni 1985 e 1987 vinse il campionato italiano ed europeo. Passerà poi alla Formula uno e alla Formula Cart raggiungendo traguardi e risultati di tutto rispetto. Tuttavia, il 15 settembre 2001 segnò una data significativa per la carriera e la vita di Alex Zanardi. Durante una gara sul tracciato di Lausitzring, in Germania, il campione perse il controllo della propria vettura impattando contro il veicolo del pilota italo-canadese Tagliani. L’incidente ebbe un esito devastante poichè obbligò il pilota all’amputazione di entrambe le gambe all’altezza delle cosce. Questo momento, benché drammatico, sancì un nuovo inizio per Zanardi, una nuova occasione per mettersi alla prova e tentare di spingersi oltre i propri limiti. Raccontando dell’incidente, sarà lui stesso a dichiarare: “Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa”.

Il campione sin dal primo istante assume un atteggiamento combattivo, accetta ed accoglie la nuova condizione. Con una vettura tarata sulle sue nuove esigenze decide di terminare simbolicamente i 13 giri della gara di Lausitzring. Egli, poi, abbandonerà i motori ma deciderà comunque di non arrendersi. Continuerà a fare dello sport la propria ragione di vita, questa volta dedicandosi al paraciclismo. Nel 2012 parteciperà alle paraolimpiadi di Londra gareggiando in handbike e riuscendo, fino ad oggi, a conseguire diversi ori ed argenti.

Oggi, però, l’inarrestabile corsa di Zanardi è stata rallentata nuovamente. Il 19 giugno, mentre viaggiava in handbike nei pressi di Siena, ha perso il controllo del proprio veicolo scontrandosi con un camion che proveniva dalla direzione opposta. La condizione clinica di Zanardi, seppur gravosa, è attualmente stabile e non ha di certo messo a freno il suo animo guerriero. Questa è la storia di un uomo caparbio e tenace che non si è fatto piegare dalle tragicità della vita ma che è riuscito piuttosto a volgerle a proprio favore, non commiserandosi mai.

(deboradenuzzo.it)

L’esclusione sociale, un male insanabile: Italo Svevo

Zanardi è un simbolo di grande forza, è un uomo che ha saputo reagire e che non si è mai considerato ‘disabile’ o ‘diverso’ nonostante le difficoltà in cui è incorso. Tale veemenza non è però da tutti, Italo Svevo ed i suoi personaggi sono, per esempio, i rappresentanti di una condizione antitetica.

I soggetti delle opere di Svevo sono inetti, uomini che, a causa del fallimento o del declassamento sociale, si arrendono e si autoescludono dalla società. Si considerano ‘diversi’ ed incapaci di migliorare la propria condizione. Emilio Brentani e Zeno, protagonisti rispettivamente dei romanzi ‘Senilità’ e ‘La coscienza di Zeno’, sono entrambi uomini mediocri, impiegati infelici, privi di particolari capacità che, piuttosto di tentare di realizzare un riscatto sociale, accusano la società di essere ‘malata’ rifugiandosi nella consapevolezza di essere diversi e di non potere niente di fronte a ciò. L’Autore stesso incarna le inclinazioni delle personalità che costruisce nei propri romanzi. La sua vita è cosparsa di insuccessi e delusioni quali: il fallimento dell’industria paterna, l’inizio del suo impiego in banca, il duro confronto con la spietata critica letteraria. Questi eventi rappresentano per Italo Svevo uno scoglio insuperabile, per lui il sentimento di inadeguatezza e la percezione di essere ‘differente’ dagli altri è un male insanabile e irrisolvibile.

La malattia, strumento di riflessione sulla condizione umana: Leopardi e Kafka

Come per Alex Zanardi e Italo Svevo la vita è stata maligna anche nei confronti di altre due personalità rilevanti nel panorama letterario. Parliamo questa volta di Franz Kafka e Giacomo Leopardi.

Il primo, filosofo e scrittore boemo, fu colpito dalla tubercolosi. Il sopraggiungere di questo male ratificò definitivamente la percezione della sua esclusione dal proprio nucleo familiare. Egli, da sempre, si è sentito ‘diverso’ e ‘non accettato’ dalla propria famiglia e trasporrà tale insicurezza nel racconto ‘La metamorfosi’, pubblicato per la prima volta nel 1915. Qui, il protagonista, Gregor, subisce una metamorfosi e si risveglia con le sembianze di uno scarafaggio. Nel procedere del racconto viene affrontato il progressivo percorso di accetazione di sè ed il tentativo di essere perlomeno ‘tollerato’ dalla propria famiglia. Il ribrezzo e la riluttanza provata dai familiari nei suoi confronti è però estrema. Gregor, come Kafka, si rende conto che mantenere un rapporto umano ed affettivo con loro è impossibile. Gregor rifiuterà così di cibarsi andando incontro a morte certa. Kafka non riuscirà mai a sanare la percezione di ‘diversità’ e ‘distanza’ nei confronti dei parenti, non riuscirà mai ad integrarsi.

Giacomo Leopardi invece, grande poeta ed intellettuale vissuto nei primi decenni dell’ ‘800, convivrà per tutto il corso della propria vita con un male gravoso, il morbo di Pott. La patologia lo costringerà a patire forti dolori alla spina dorsale e al resto del corpo. Sarà affetto anche da un morbo oculare che causa l’impossibilità di esporsi in luoghi eccessivamente illuminati. Quest’ultimo disturbo in particolare tormenterà il poeta poichè ne limitò, talvolta, la possibilità di leggere e scrivere, due delle sue più grandi passioni. Leopardi tuttavia non considera la fragilità fisica un impedimento espressivo del proprio io, per lui sofferenza e vita procedono all’unisono, non esiste l’una senza l’altra. Il dolore diventa un tratto imprescindibile del suo essere, non può sfuggirvi, può solo conviverci. Egli decide così di sfruttarlo per interrogarsi sulla condizione umana e sull’esistenza trasponendo le proprie riflessioni nei suoi scritti. Leopardi non è così da considerarsi un vinto ma un uomo che, come Zanardi, non si è circoscritto ai propri limiti ma è stato in grado di abbracciarli e realizzarsi ugualmente.

 

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