Il Superuovo

Quattro teorie sul significato di “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie”

Quattro teorie sul significato di “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie”

Quali significati cela il fortunatissimo romanzo “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie”? In molti hanno cercato di indagare sulla simbologia e sulle metafore usate dall’autore, per capire quali segreti possano celarsi nel mondo alla rovescia visitato dalla piccola Alice. 

È il 1865 quando viene pubblicato il romanzo di Charles Lutwidge Dodgson (noto con lo pseudonimo di Lewis Carroll), che narra la storia di una bambina che, a causa della sua curiosità, inseguendo un coniglio bianco si ritrova in un mondo fatto di situazioni assurde e paradossali in cui la piccola Alice dovrà districarsi.
La storia di Alice nasce però tre anni prima, durante una gita in barca in cui Dodgson si ritrova ad intrattenere le tre figlie del vicecancelliere dell’Università di Oxford Henry Liddell, narrando loro di una bambina annoiata in cerca di un’avventura che precipita in un mondo fantastico, dove gli animali parlano, cantano e danzano.
Le tre bambine adorano la storia e una di loro, Alice Liddell, chiede a Dodgson di trasformarla in un racconto a lei dedicato. Nasce così il lavoro dell’autore che offrirà poi alla piccola Alice Liddle una prima versione del romanzo, che non ci è giunta. Con gli anni la fortuna del romanzo aumenta e ad oggi abbiamo numerose rielaborazioni del testo, differenti trasposizioni cinematografiche (di cui anche quella del celebre regista Tim Burton) e l’entrata ufficiale di Alice nel reame delle protagoniste Disney.
Malgrado la sua fortuna, però, è ancora oggi discusso il reale significato del romanzo e cosa si celi dietro il viaggio nel paese delle meraviglie. Alla luce di quanto scritto da Dodgson nel romanzo e nel suo prosieguo “Alice attraverso lo specchio”, sono emerse col tempo quattro differenti teorie sul simbolismo e sul senso profondo della storia:

1) Un percorso di crescita fisica e psicologica

Secondo alcuni, l’intero romanzo e le sue originali allegorie starebbero ad indicare il complesso percorso di crescita e il passaggio (spesso sofferto) dal mondo dell’infanzia, roseo e spensierato, al mondo degli adulti, fatto di responsabilità.
Alice si ritrova spesso a mangiare o bere prodotti che la facciano diventare molto grande o molto piccola, il che potrebbe essere una metafora della crescita fisica e delle complessità che essa comporti (Alice è spesso a disagio per le dimensioni del suo corpo e chiede consiglio al saggio Brucaliffo). La protagonista, a poco a poco, si ritrova ad imparare a gestire questi cambiamenti e a fronteggiarli in modo equilibrato, che è un po’ ciò che accade nella crescita e nella maturazione dell’individuo.

 

2) Un’analisi dell’identità e della follia umana

Un elemento portante del racconto è di certo la follia. Più volte Alice incontra personaggi che sembrano matti e lamenta di “non voler stare in mezzo ai matti”, ma lo Stregatto le fa notare che non può evitare i pazzi, perché nel paese delle meraviglie tutti lo sono e probabilmente lo è anche Alice stessa.
Da una riflessione più profonda emerge forse la volontà dell’autore a sottolineare quanto in ognuno di noi sia presente un pizzico di follia, che è elemento indispensabile per essere pienamente se stessi e non nascondersi dietro cliché della società. Più volte ad Alice viene chiesto di esprimere la propria opinione in merito ad assurde situazioni e la bambina scopre che solo abbandonando l’etichetta e i diktat imposti dalla società inglese, può esprimere davvero se stessa e i suoi pensieri, senza timore di sembrare un po’ fuori di testa.

 

3) Un trip causato da diverse droghe

Secondo molti lettori degli anni ’60 tutto il viaggio nel paese delle meraviglie potrebbe essere identificato come un trip causato da droghe. Questa interpretazione bizzarra e un po’ inquietante (teniamo presente che il libro si presenta come un testo per bambini!) sembra essere la più accreditata, considerando che ad ogni personaggio siano stati attribuiti diversi tratti caratteriali e tali elementi sono stati poi paragonati agli effetti di diverse droghe, pesanti o meno, presentando quindi una simbologia in cui il Brucaliffo, personaggio mansueto e armato di narghilé, rappresenti gli effetti della marijuana, mentre la fretta del Bianconiglio potrebbe rappresentare la cocaina. La stessa Alice, secondo questa teoria, potrebbe far uso di droghe psichedeliche differenti, basti pensare ai biscotti con scritto “Mangiami” che cambiano la sua statura e quindi la sua percezione delle cose o addirittura il momento in cui mangia un fungo per alterare le sue dimensioni.

 

4) Un limerick

Un’altra teoria molto accreditata è quella che accosta il genere non-sense del romanzo di Dodgson ad un limerick, un componimento di cinque versi appartenente alla tradizione poetica inglese, solitamente privo di senso con l’unico scopo di far sorridere il lettore.
Seppure il limerick sia un componimento poetico nell’immaginario collettivo costituisce un vero e proprio genere letterario, a cui viene accostata solitamente la letteratura non-sense e in cui possiamo circoscrivere anche l’opera di Dodgson. Celebre è l’indovinello su quale sia la differenza tra un corvo e uno scrittoio, pronunciato dal Cappellaio Matto all’interno del romanzo. Dodgson fu pressato dai fan che gli chiedevano la risposta ed egli ammise di aver scritto volutamente un indovinello che risposta non ne aveva, con il solo scopo di far sorridere il lettore. E come questo molti altri elementi del testo sono privi di un apparente significato, ponendo quindi tutto il mondo alla rovescia visitato da Alice in un’ottica di paradossi e di quesiti senza risposta.

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