Quando la subordinazione separa. Genitori&figli: istruzione per l’uso

È particolarmente importante il ruolo dell’indipendenza richiesta dagli adolescenti, la cui gestione provoca delle ripercussioni enormi all’interno della vita di ciascun individuo. 

Per analizzare questo argomento usufruirò del film di Giovanni Veronesi, “Genitori e Figli: agitare bene prima dell’ uso”. Uscito nelle sale il 26 febbraio 2010 il film propone come nucleo d’analisi il confronto-scontro tra il mondo degli adulti e quello dei giovani di oggi attraverso lo sguardo disincantato della quattordicenne Nina.

 

Trama del film: l’incomprensione dei giovani

Quando una mattina il suo professore d’italiano Alberto – reduce da una furibonda lite con il figlio Gigio – assegna alla classe un tema dal titolo “Genitori e Figli: agitare bene prima dell’uso”, per lei è l’occasione di parlare, per la prima volta a cuore aperto, della sua famiglia: dei due genitori, Luisa, caposala d’ospedale, e Gianni, che ha lasciato moglie e figli per vivere su una barca; dell’amicizia che lega la madre a Clara, insospettata amante dell’ex marito, e di quella un po’ particolare con il collega Mario; dell’inspiegabile razzismo del fratellino Ettore e di una misteriosa nonna che ricompare all’improvviso dopo vent’anni. Ma soprattutto Nina racconta di sé: delle sue amiche, della prima tragicomica serata in discoteca, delle uscite con i ragazzi più grandi e del suo primo innamoramento per Patrizio Cafiero, un buffo ragazzo dall’ancora più buffo soprannome, Ubaldolay. La penna di Nina riserverà non poche sorprese anche ad Alberto e a sua moglie Rossana che, dalla lettura del tema, scopriranno di Gigio, cose che in vent’anni, non avevano mai nemmeno sospettato: come il loro figliolo avesse salvato dall’annegamento un’omonima (o forse la stessa) Ornella Vanoni o come, silenziosamente avesse, una notte, attraversato a nuoto una grande piscina che ospitava un enorme orca marina.

La richiesta degli adolescenti: la libertà

L’adolescenza è quel tratto dell’età evolutiva caratterizzata dalla transizione dallo stato infantile a quello dell’individuo adulto. In questo periodo, come tutti sappiamo, avvengono cambiamenti fisici e psicologici sostanziali, che portano ad uno sconvolgimento dell’equilibrio creatosi con i propri genitori. Il desiderio di libertà ed indipendenza è una delle caratteristiche più evidenti e radicali di ogni adolescente: ci si vuole distaccare da quel senso di attaccamento, cercando di ottenere il possesso delle proprie decisioni. 

Considerando la prospettiva del giovane, non è semplice rendersi conto di aver bisogno di una guida. Spesso ci si reputa subordinati ai genitori, provocando o un ancoraggio ancora più forte, che non permette di prendere decisioni mature ed autonome, o un distaccamento che porta a compiere provvedimenti emotivi ed affrettati. È dunque la subordinazione, il bisogno di sentirsi alla pari che fa emergere il senso di libertà, indipendenza, accettazione.

Questo concetto emerge bene nel film sopra descritto, basti osservare l’atteggiamento di Gigio che, all’oscuro di tutti, si prende la responsabilità di attraversare una piscina con all’interno un orca, evidentemente una decisione tutt’altro che matura.

 

La prospettiva del genitore e la subordinazione instaurata

Dal punto di vista del genitore, invece, spesso si pensa di avere la verità in mano, instaurando implicitamente quella dipendenza da cui il figlio scappa. ” Per esperienza ti dico che questa cosa qui è sbagliata”, “Un giorno mi ringrazierà del fatto che ti ho obbligato a fare così”. Prese singolarmente sono frasi che non spiegano il perché non si debba compiere un’azione, ma che ‘obbligano’ il figlio (immaturo) a svolgere un compito perché il genitore (maturo) lo dice. È evidente come ci sia una gerarchia in questo. Il figlio, prontamente, potrebbe dire o pensare: “se è successo a lui/lei non è detto che capiti anche a me”. Pensiero altamente giustificato.

Quello che i genitori dovrebbero creare, dunque, non è gerarchia, presunzione, ma collaborazione: l’adolescente ha bisogno di essere compreso nel suo contesto di riferimento e ha bisogno di essere condotto, non obbligato ad altri. Non si può pensare che l’educazione rimanga invariata nel tempo: se trent’anni fa il cosidetto ‘schiaffo educativo’ aveva un certo significato, non è detto che adesso sia lo stesso.

E con questo non dico che gli adulti sappiano meno cose degli adolescenti, ma è fondamentale esprimere ciò che si sa con i giusti modi, abolendo la gerarchia ed enfatizzando la comprensione, così da condurre il giovane verso la strada più adatta a lui.

 

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