Le “idee” che diventano realtà: come Cartesio influenza la serie Happy.

Il problema cartesiano del rapporto tra pensiero e realtà è presente nella serie Happy in cui gli amici immaginari sono realtà

La serie televisiva Happy, targata Netflix, utilizza stravaganti allegorie per esprimere vari concetti filosofici che toccano indubbiamente il pensiero Cartesiano: dalle idee che divengono realtà fino alla concezione dell’esistenza di Dio.

Immaginazione e realtà

L’immaginazione così come il pensiero sono delle facoltà estremamente astratte che fanno parte della vita di tutti noi ma allo stesso tempo sono la prova più concreta della nostra esistenza come diceva Cartesio. Proprio su questa congettura prende vita Happy, una serie il cui protagonista è un ex poliziotto di nome Nick Sax, interpretato da Christopher Meloni, che improvvisamente inizia ad essere perseguitato da un piccolo unicorno blu, di nome Happy, che sostiene essere l’amico immaginario di sua figlia. A questo punto il protagonista inizia con il domandarsi se ciò che vede sia reale o sia solo una sua allucinazione rispolverando così un’analisi fondamentale della filosofia cartesiana ovvero il problema del rapporto tra pensiero e realtà. Questo concetto consiste nel comprendere che l’uomo, in quanto essere pensante, ha delle idee cioè ogni oggetto o contenuto del pensiero che è sicuramente reale nella propria mente e nel proprio spirito ma non c’è certezza che lo sia anche nella realtà.

Happy si crede reale?

Nella scena in cui Nick Sax domanda al piccolo Happy se effettivamente esso esiste o meno l’unicorno fantastico, risponde con grande sicurezza in maniera negativa affermando di essere solo un amico immaginario. Ma cosa ne penserebbe Cartesio di questa risposta? Il filosofo potrebbe sicuramente definire errata la definizione che Happy da di sé perché egli confermando di non esistere, ma anche semplicemente dubitando della propria esistenza, è stato in grado di pensare a tale affermazione e se pensa automaticamente esiste: cogito ergo sum. Il filosofo infatti ,nei suoi scritti, definisce il dubbio come unico metodo per certificare di essere reale poiché se si dubita si è in grado di pensare e quindi si esiste.

L’esistenza di Dio tra Cartesio ed Happy

Per definire l’esistenza di Dio, Cartesio elabora tre prove. La prima prova consiste nel distinguere tre diversi tipi di idee:

  • Innate: ovvero quelle che sembrano essere in noi da sempre
  • Avventizie: cioè che provengono dall’esperienza
  • Fattizie: trovate da noi stessi

Secondo il filosofo Dio fa parte delle idee innate poiché è impossibile che l’uomo nella sua imperfezione e mortalità possa immaginare un qualcosa che sia perfetto e infinito. Di conseguenza questa idea deve essere scaturita assolutamente da un essere infinito e perfetto. La seconda prova scaturisce dal cogito ovvero dalla consapevolezza che se l’uomo è in grado di riconoscersi come imperfetto e finito vuol dire che deve esistere un essere più perfetto. La terza e ultima prove consiste nel fatto che non è possibile definire Dio perfetto senza ammettere la sua esistenza.

Nella serie Happy invece, come si vede nell’ultima puntata della seconda stagione, viene rappresentato Dio come l’unico amico immaginario, con la forma di un enorme nuvola, che viene ideato e immaginato da una buona parte dell’umanità ma che rimane reale solo finché c’è qualcuno crede nella sua esistenza. Come in Cartesio Dio viene si visto come un’idea ma contrariamente non è considerato reale a priori.

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