Quando la nobiltà era così distaccata dalla realtà d’essere quasi in ”Caduta Libera” di Black Mirror

Le interdipendenze fra  Luigi XIV e la sua corte a Versailles secondo Norbert Elias, un mondo di etichette e prestigio, riflesse nella società di oggi, come racconta l’episodio ‘Caduta Libera’ di Black Mirror. 

Il Re Sole aveva rinchiuso i nobili all’interno di una ‘gabbia dorata‘, tutto era governato dall’etichetta, il lusso primeggiava. Ma anche lo stesso re era incastrato in un cerimoniale rigoroso, era una pedina al centro della scacchiera, e doveva agire calcolando ogni mossa. Con il mondo dei social è forse diverso? Esistono anche lì etichette, comportamenti standard, come caricare immagini positive, evitare i toni troppo estremi, lasciare ‘mi piace’ agli amici sperando di riceverne altrettanti. Tutto questo viene estremizzato nella terza stagione di Black Mirror, nell’episodio “Caduta Libera”: letto spesso come il sopravvento della tecnologia sui rapporti sociali, si possono rintracciare i fili che il sociologo Norbert Elias fa partire proprio dalla corte francese nel suo saggio La società di corte (Il Mulino, 2010).

Micro-mondo a Versailles

Norbert Elias, laureato in filosofia, è stato un importante sociologo e storico del Novecento. Nel suo saggio La società di corte egli problematizza i rituali che si tenevano a Versailles, il rapporto fra i nobili e il re, il lusso estremo che imperniava ogni cosa, sottolineando la complessità dei rapporti sociali. Questi non erano manipolati esclusivamente dal re, che come un burattinaio controlla i suoi burattini; egli stesso infatti doveva sottostare all’etichetta e ai valori che aveva imposto ai suoi nobili: se la nobiltà, tramite il rispetto del cerimoniale e la vita a corte, si distanziava da chi le sottostava (come borghesia e popolino), lo stesso avveniva per il re, che incarnava lo Stato in ogni momento, trasformando situazioni che noi oggi vedremo di sfera privata, come alzarsi dal letto la mattina o andare in bagno, in vere cerimonie istituzionali. La nobiltà era formata da diverse categorie di persone, suddivise secondo privilegi, meriti, compiti istituzionali, stirpe, grado di anzianità. L’equilibrio al suo interno era labile, compito del re era mantenere e favorire le lotte interne, i contrasti per ottenere maggiori privilegi, la competizione per onorarlo: tutti dipendevano dal re, ma dipendevano anche dalla relazione con gli altri nobili, che potevano essere d’aiuto per giungere a una posizione più favorevole oppure al contrario studiare un piano per sovvertire lo status quo della gerarchia sociale all’interno della corte. Luigi XIV aveva incrementato il cerimoniale, un sistema per cui ognuno doveva presenziare ai momenti richiesti secondo il suo rango, non erano ammesse eccezioni: rinunciare al modello di vita di Versailles, alla ‘gabbia dorata’, significava allontanarsi da quella cerchia sociale e perdere ogni privilegio. L’etichetta diventava quindi uno dei principi di autodeterminazione, che distingueva chi era ‘favorito’ da tutti gli altri, e rimarrà tale anche dopo la morte di Luigi XIV: è vero che diventerà sempre più un peso per gli uomini di corte e per lo stesso re, tanto che verranno costruite zone del palazzo su sua richiesta per necessità di intimità e di libertà, ma il valore simbolico del porgere un piatto al re, del tenere un candelabro o di seguirlo nelle ore più inconsuete rimarrà tale fino alla Rivoluzione.

(etiquipedia.blogspot.com)
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Caratteri della società di corte

Elias, parlando delle caratteristiche di corte, si focalizza su tre elementi principali. La prima riguarda la capacità di osservazione, ogni gesto doveva essere precedentemente calcolato perché poteva cambiare i rapporti sociali di corte, per questo ogni nobile (e lo stesso re) doveva osservare ogni sguardo, ogni espressione, ogni passo, per interpretarne il significato nascosto, l’importanza, e agire poi di conseguenza. Elias parla di una conseguente osservazione di sé, ovvero: “Non si tratta, come avviene nell’introspezione di tipo religioso, di un’osservazione del proprio io interiore […] chi conosce la corte è padrone dei propri gesti, dei propri occhi e del proprio viso; è profondo e impenetrabile; dissimula i cattivi servigi, sorride ai suoi nemici, reprime i propri umori“. Insomma, maschera te stesso e smaschera gli altri. La seconda caratteristica, conseguente alla prima, è la capacità di trattare gli altri, utilizzando anche un linguaggio non verbale. In ciò sta una profonda differenza tra questa società e quella borghese e industriale che verrà a seguire (e che ci caratterizza maggiormente oggi): in quest’ultima è importante il ‘cosa’, il fine ultimo, come la vendita per un commerciante; allora, nella corte di uno Stato assolutistico basato sui privilegi, è importante il ‘come’, la forma con cui ci si comporta. L’ultima caratteristica sta nel principio di razionalità che guida e motiva questi atteggiamenti: azioni calcolate e di importanza vitale per i nobili, per primeggiare sugli altri che popolano quel micro-mondo che è Versailles. É importante sottolineare di nuovo che queste caratteristiche facevano parte anche del re: egli non poteva mai esprimere apertamente il proprio rifiuto verso i nobili, soprattutto se di rango elevato, doveva soppesare ogni attenzione e poteva dirigere le sue attenzioni per favorire la mobilità sociale di uno o dell’altro.

Etichetta e distanza

Elias pone come esempio emblematico del suo discorso il cerimoniale per il ‘lever’ del re, la sua alzata mattutina. Appena sveglio, la macchina del sistema si azionava, i servitori avvisavano il gran ciambellano, le cucine, i nobili. Una stretta cerchia di persone aveva diritto di entrare nella stanza, e il cerimoniale prevedeva sei ‘entrées‘, in cui, secondo l’ordine predisposto,  potevano accedervi famigliari e funzionari di corte, come l’intendente alle feste, i ministri e segretari di Stato, signori e dame della nobiltà che godevano di particolari favori. Tutti coloro che partecipavano avevano una posizione di prestigio, che indicava la loro vicinanza al re e, di conseguenza, la distanza che c’era fra questi e tutti gli altri. Ai nostri occhi tutto ciò potrebbe sembrare puro formalismo, esteriorità senza nessuna vera utilità pratica. In realtà era l’espressione che dava vita alla lotta di corte, ogni privilegio significava avere potere verso chi non aveva le stesse possibilità. E ricordiamolo, tutto era temporaneo. Un solo passo falso e si poteva retrocedere. Se qualcuno si fosse opposto al cerimoniale, avrebbe perso di conseguenza ogni sua autodeterminazione, il suo essere nobile. Etichetta e ordine sociale erano strettamente legati, si influenzavano a vicenda: colui che poteva compiere una determinata azione per il re saliva di grado, e allo stesso modo colui che saliva di grado poteva agire vicino al re.

I social e il condizionamento altrui

Veniamo a oggi, al mondo contemporaneo e alla doppia realtà che viviamo ogni giorno, fra ‘essere’ e ‘essere social‘. L’uso della tecnologia è legata talmente forte alla nostra esistenza da diventare il tema centrale per romanzi, film, serie tv. Una di quest’ultime è Black Mirror, in cui viene raccontato il nostro prossimo futuro fatto di tecnologia e schermi (black mirror appunto, come gli schermi spenti di tv e smartphone), che condizionano ogni nostra azione. L’episodio ‘Caduta libera‘ è il primo della terza stagione: attraverso il telefonino ognuno può votare foto, interazioni immediate, momenti con un punteggio da 1 a 5 stelle; più i punti accumulati sono alti, più alta è la considerazioni che si ottiene, si sale di livello e si può accedere a determinati servizi esclusivi (come acquistare auto di lusso o biglietti dell’aereo). Chi decide di non preoccuparsi della votazione altrui viene automaticamente discriminato, considerato un reietto della società. Protagonista è Lacie Pound, orientata ad avere sempre il massimo del punteggio e ad acquistare casa in un quartiere rinomato, cerca di riallacciare i rapporti con una vecchia amica di infanzia per poter partecipare al suo matrimonio e incontrare invitatati di alto livello.

Il comportamento di Lacie è completamente condizionato da quello degli altri: non esternalizza i suoi veri sentimenti, osserva il ruolo di chi la circonda e della sua stessa cerchia, e si mantiene a distanza da chi potrebbe abbassarle il livello di reputazione e quindi di punteggio. Al momento di essere solidale con un collega decide di non schierarsi, perché tutto l’ufficio è contro di lui. La possibilità di partecipare a eventi montani o di stare a contatto con persone di alto calibro le permette di differenziarsi dal fratello, che al contrario di Lacie non è interessato a ottenere 5 stelle dagli altri. Possiamo quindi trovare delle similitudini fra quanto accade nella serie tv, e forse anche nella realtà, e quello che Elias descrive per la società di corte francese: tutto ciò che all’esterno può essere visto come superficiale in realtà ha un profondo valore per la società in cui si innesta, chi partecipa al ‘gioco’ difficilmente decide di uscirne e l’interdipendenza fra le scelte individuali e collettive condiziona il modo di vivere. Giusto o sbagliato, è anche vero che l’ultimo re Luigi XVI verrà ghigliottinato, e che Lacie finirà in prigione, rinchiusa eppure libera di essere finalmente se stessa.

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