Flusso di coscienza e fluire dei sentimenti: “Chiamami col tuo nome” visto dagli autori del ‘900

Quando la coscienza viene liberata da ogni restrizione convenzionale, essa diventa un’arma potente, in grado di rivoluzionare e riscrivere la storia di interi mondi. 

Nel celebre film ‘Chiamami col tuo nome’ viene narrata la storia d’amore tra due ragazzi, in cui il ‘libero fluire della coscienza’ giocherà un ruolo fondamentale. Questo flusso sarà altrettanto importante nella letteratura del ‘900, dove apporterà un significativo rinnovamento.

LA RIVOLUZIONE DELLA COSCIENZA LIBERATA

Per quanto riguarda il panorama letterario anglofono, James Joyce è sicuramente l’autore con la A maiuscola che con la sua opera intitolata ‘Ulysses’ (1922) ha contribuito a rivoluzionare la letteratura europea contemporanea. L’intera vicenda si svolge in un arco temporale limitato, in cui viene narrata una giornata del protagonista, Mr. Bloom, immaginata come se fosse un’odissea. Ciò che rende il suo lavoro un punto di rottura nella tradizione letteraria contemporanea è la tecnica narrativa definita ‘flusso di coscienza’, che consiste nel presentare i pensieri dei protagonisti così come affiorano all’interno della loro mente, attraverso la libera associazione di idee, sensazioni, immagini e ricordi  ispirandosi alle teorie psicoanalitiche freudiane. Stilisticamente, questa tendenza si traduce nella presenza di una sintassi irregolare, dove vige l’assenza della punteggiatura e l’estrema rilevanza attribuita alla realtà dell’inconscio soggettivo. Così come Ulisse vagò per l’oceano alla ricerca della via di casa, così viaggiano i pensieri dei protagonisti all’interno dell’opera di Joyce, liberi di fluire dai meandri più remoti della coscienza e che, slegati da ogni forma logica, raggiungono un livello di autenticità inconscia, quasi primordiale. Ed è la stessa forza ad accendere la fiamma del sentimento che legherà indissolubilmente Elio e Oliver in ‘Chiamami col tuo nome’, in cui la passione affonda le proprie radici in un terreno profondo e sconosciuto, dove l’esplorazione della stessa viene resa possibile solo grazie all’abbandono delle forme relazionali consuete e lasciando alla coscienza la libertà di fluire senza restrizioni. Quella di Elio, in particolare, acquisisce una particolare rilevanza all’interno del film e, in maniera ancora più accentuata, nel libro, in cui il protagonista vive la sua relazione principalmente all’interno dei propri pensieri ed emozioni. Ed è proprio questo a costituire la base del rapporto stesso, è la chiave di volta per andare oltre le differenze individuali dei personaggi stessi, che seppur provenienti da diversi paesi e con età differenti, trovano un terreno comune inconscio e profondo, che coincide, appunto, con la forza derivante dalla libertà di lasciar fluire liberamente pensieri ed emozioni.

 

 

IL RISVEGLIO DELLA COSCIENZA

La coscienza si sa, è un universo fitto e intricato in cui non è facile addentrarsi. Risvegliarla può essere estremamente difficile a volte e completamente casuale ed inaspettato delle altre, come ad esempio ne ‘À la recherche du temps perdu’, pietra miliare della letteratura francese di Marcel Proust. Qui troviamo un flusso di coscienza che si discosta da quello di Joyce, in quanto più legato ai sensi e alla rievocazione degli stessi, con l’aggiunta del concetto del tempo. Infatti, l’autore si rifà alla ‘teoria del tempo creativo’ del filosofo Henri Bergson, che individua l’esistenza di una ‘coscienza interiore’, il cui flusso, al suo interno, permette la simultanea coesistenza di passato e futuro. Questo fluire, secondo Proust, può essere liberato con l’ausilio della memoria, in particolar modo da quella spontanea, attraverso uno stimolo che ci riporta alla mente un ricordo, proiettandoci nel passato attraverso passaggi non logici. Nel suo caso, più precisamente, sarà la famosa ‘petite madelaine’ (dolce tipico francese) il motore che innescherà il processo descritto. Il parallelismo con ‘Chiamami col tuo nome’ è presente in diverse occasioni, in cui Elio, il più giovane dei due protagonisti, consapevole della potenza della memoria evocativa, contribuisce a creare consapevolmente situazioni che gli permetteranno, in assenza di Oliver, di potersi immergere nel flusso emotivo della coscienza. Infatti vediamo il protagonista creare dei ‘simboli’ a cui legherà l’essenza dell’amato, come ad esempio il ‘costume rosso’, allegoria dell’eros tra i due amanti, la pesca, che diviene letteralmenteil frutto della passione dei due, o, ancora, ‘svolazzina’, la camicia di Oliver che Elio terrà con sé.

 

IL FLUIRE DELLA COSCIENZA E L’IDENTITÀ INDIVIDUALE

Una diversa chiave di lettura per interpretare questo flusso viene fornito in Italia da Luigi Pirandello, celebre autore attivo nel campo letterario italiano, divenuto famoso oltreconfine soprattutto per la nota produzione teatrale.

“Alla base della visione del mondo pirandelliana vi è una concezione vitalistica, che è affine a quella di varie filosofie contemporanee: la realtà tutta è ‘vita’, ‘perpetuo movimento vitale’, inteso come eterno divenire, incessante trasformazione da uno stato all’altro, ‘flusso continuo, incandescente, indistinto’, come lo scorrere di un magma vulcanico. Tutto ciò che si stacca da questo flusso, e assume ‘forma’ distinta e individuale, si rapprende, si irrigidisce, comincia, secondo Pirandello, a morire.”

Questo è quello che, allo stesso modo, accade anche alla nostra identità, che, nel tentativo di essere cristallizzata all’interno di una forma rigida, unitaria e coerente, costituisce una costruzione fittizia, la cosiddetta ‘maschera’. Questa, anche se ci fornisce una certa dose di sicurezza, interrompe il libero fluire delle varie realtà contrastanti che coesistono all’interno della nostra coscienza, censurando e soffocando le disparate sfaccettature che non rientrano nei canoni proposti sia dalla società che da noi stessi. Il risultato prodotto, il più delle volte, è quello di non vivere alcune parti del nostro personale flusso che, essendo giudicate ed etichettate come dissonanti, vengono prontamente represse. È un po’ come se considerassimo la nostra vita al pari di un puzzle, uno di quelli con moltissimi pezzi, le cui combinazioni sarebbero tendenzialmente infinite, ma dove solo una è quella ‘giusta’, che permetterà al disegno di essere realizzato. Ma cosa succede, invece, quando un pezzo non va più bene per noi? Subito tenteremo di incastrarlo il più saldamente possibile, d’altronde è lì che ‘deve stare’, è quello ‘il suo posto’. Altrimenti, tutto il progetto che ha contribuito a formare questa immagine di noi, questa maschera così ben articolata, si rivelerebbe per ció che è in realtà, ovvero una mera consolazione, un artificio che noi stessi abbiamo contribuito a creare e che ora, però, ci sta stretta, quasi ci soffoca. Lo sanno bene Elio e Oliver, che saranno costretti a rivalutare i rispettivi concetti di identità individuale, ritrovandosi ad essere puro flusso, senza più alcuna forma a contenerlo, a filtrarlo. In questo caso, quindi, è attraverso l’improvviso e dirompente sentimento nato nei due protagonisti che viene scatenato il libero fluire della coscienza, rompendo ancora una volta quei paradigmi convenzionali (personali e sociali) che spesso sono la causa di pregiudizi, discriminazioni e paure.

In conclusione, il flusso di coscienza è molto di più che una semplice tecnica stilistica letteraria, ma è un’arma potente, capace di abbattere confini stabiliti e precostituiti e in grado di riscrivere la storia di interi mondi, rivoluzionandoli in maniera radicale.

 

 

 

 

 

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