“La cultura è il prodotto che nasce dal perfetto connubio tra esperienza e linguaggio, è un agglomerato composto da tradizioni, usi e costumi che caratterizzano un determinato gruppo sociale. Essa è un tratto distintivo, una sorta di tatuaggio permanente che caratterizza l’individuo e contribuisce alla creazione della sua personalità.”

“Il mondo è bello perché è vario” è un detto che si può ricondurre anche alla cultura. Nel mondo coesistono diversi mondi culturali che si differenziano tra di loro ma che si accomunano anche da determinati aspetti similari. Ciò che garantisce l’armonia però, è l’atteggiamento del singolo individuo, la sua volontà a voler conoscere ed accettare le altre culture seppur considerate “bizzarre” rispetto alla propria.
Il caso di Willy Monteiro Duarte
Willy Montero Duarte nasce a Roma nel 1999 ed ha origini capoverdiane. Frequenta l’istituto alberghiero di Fiuggi e lavora anche come aiuto-cuoco in una struttura alberghiera. Esposta così sembra la vita di un ragazzo normalissimo se no fosse che poco dopo, due uomini li avrebbero strappato la sua esistenza da un momento all’altro.
Nella notte tra il 5 ed il 6 settembre 2020, Willy, alla sola età di 21 anni muore per via di un’aggressione da parte dei fratelli Bianchi, già noti alle forze dell’ordine per precedenti penali, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia.
Il giovane si è ritrovato nel mezzo dell’aggressione perché tentava di difendere un amico, anch’esso vittima della loro violenza. Il colpo al torace però è stato fatale per Willy, li è costato la vita e tale accadimento non dimostra solo che la violenza dell’essere umano può sovrastare i limiti ma anche di come l’odio cresca quando si entra in contatto con qualcuno diverso da noi. Il concetto di “diverso” è solo frutto poi di discriminazione e razzismo perché in realtà Willy di “differente” aveva solo le sue origini ed il colore della pelle, per il resto era un normalissimo ragazzo con dei sogni riguardo il calcio e la cucina, sogni che non potranno ma più essere realizzati.
L’uccisione di Willy è la dimostrazione di come la chiusura mentale e culturale dell’uomo, lo porti a compire dei gesti riprovevoli.

Il relativismo: l’atteggiamento inclusivo verso le altre culture
Vivendo stabilmente in un determinato contesto sociale per tanto tempo, si assimilano determinate credenze, atteggiamenti, valori che caratterizzano quel gruppo sociale. Si stabilisce la cosiddetta “cultura di appartenenza”, ovvero quella cultura che funge da “bussola” per il soggetto, un faro che lo illumina guidandolo nelle sue esperienze, scelte di vita e decisioni.
Il problema si pone quando l’individuo fuoriesce dalla sua nicchia, si interfaccia con realtà diverse dalla sua. Potrebbe capitare infatti, che l’attore sociale consideri come “strano” qualcosa che, per altre culture non lo è.
In questi casi agisce il “relativismo”. Esso si definisce come un vero e proprio orientamento metodologico che permette di affrontare culture estranee senza pregiudizi. Attraverso questo atteggiamento si è in grado di porre ogni tipo di cultura sullo stesso piano, senza alcun tipo di differenziazione o preferenza.

L’errore prevedibile del relativismo: l’etnocentrismo policentrico
Il relativismo è uno strumento che serve all’uomo, li permette di aprire la mente abbattendo quelle barriere culturali che, prima della globalizzazione, erano maggiormente presenti ed evidenti. Un errore in cui però si potrebbe cadere è “l’etnocentrismo policentrico”.
Prima di chiarire questo concetto, è importante definire cosa sia “l’etnocentrismo”. Quest’ultimo è esattamente il contrario del relativismo: è un atteggiamento che l’uomo adotta che lo porta a elogiare la sua cultura considerandola migliore rispetto alle altre. Questo ovviamente è controproducente perché non permette al soggetto di “vivere” le altre culture e di valorizzarne gli aspetti positivi.
L’etnocentrismo policentrico invece è una sorta di errore che si può compiere adottando il relativismo: affrontando le altre culture senza pregiudizi, si può compiere lo sbaglio di considerare ogni cultura come un mondo a sé, un concetto che si separa dagli altri che ha vita propria.
In realtà esistono e soprattutto coesistono tanti universi culturali con tratti comuni e per tale ragione vanno scoperti ed apprezzati tutti perché ognuno di loro narra la storia, il vissuto, le esperienze di un popolo che da anni la difende e la porta avanti, perché è ciò che li rende una comunità.