Quando il fanatismo sottomette la filosofia: Borges e la nazificazione di Nietzsche

In un racconto de L’Aleph Borges descrive il percorso intellettuale di un tedesco che sceglie di aderire al nazionalsocialismo, ritenuta essere l’unica ideologia per realizzare l’avvento dell’oltreuomo. 

fonte: wikipedia

Nel decorso storico degli eventi la filosofia ha un ruolo ambivalente, poiché allo stesso tempo ne è esito e concausa. Da un lato essa reagisce ad un determinato avvenimento con riflessioni che cercano di interpretarlo alla luce di ciò che lo ha preceduto; dall’altro le stesse riflessioni forniscono la base teorica per innescare, dopo un certo periodo di tempo ed insieme ad altri fattori, un altro avvenimento storico di grande portata. In quest’ultimo caso le opere dei pensatori sono inevitabilmente soggette a reinterpretazioni che ne possono alterare le prospettive e gli orizzonti. Tale necessità ermeneutica può tuttavia avere esiti estremi ed essere l’origine di fenomeni di incomprensione o addirittura di fanatismo violento. Nell’articolo mi focalizzerò sulla ‘nazificazione’ del pensiero di Friedrich Nietzsche, raccontata da Jorge Luis Borges in uno dei racconti de L’Aleph.

Deutsches Requiem

La novella è un manoscritto autobiografico che riporta gli ultimi pensieri dell’ufficiale militare tedesco Otto Dietrich zur Linde (personaggio fittizio), ormai prossimo all’impiccagione dopo la condanna del tribunale di Norimberga. Educato sui valori del patriottismo e del nazionalismo (il padre e il nonno erano morti in battaglia per la madrepatria), durante l’adolescenza egli sviluppò una grande passione per la metafisica, culminata con l’incontro di due dei grandi Maestri del Sospetto, Schopenhauer e Nietzsche. Il primo gli fece aprire gli occhi sull’inconsistenza della religione; il secondo invece dette lui un nuovo ideale al quale dedicare la propria vita, cioè la rifondazione dei costumi, lo “spogliarsi del vecchio uomo, che è viziato, per vestire il nuovo“. Inizialmente arruolatosi come soldato, fu costretto a rinunciare a causa di due proiettili che durante una rivolta a Tilsit gli feriscono una gamba, poi amputata. Due anni dopo riceverà il compito di servire il Reich come vicedirettore di un campo di concentramento in Polonia. Durante gli anni della guerra si macchierà delle atrocità più efferate, compiute anche in prima persona, come nel caso della prolungata tortura inferta ad un rabbino ebreo. Il carattere misericordioso e compassionevole dell’uomo rappresentava per il protagonista l’ignobile simbolo della “detestata zona della sua anima” , che era necessario esautorare della sua influenza sulla coscienza. In seguito, poco prima di andare al patibolo, renderà merito al rabbino di averlo aiutato a superare il sentimento di pietà per i deboli, fondamento dell’etica cristiana. Una volta spogliatosi del fardello della morale egli potrà infatti rinascere come oltre-uomo, cioè come un individuo che si impone al mondo accettando la vita in quanto unico e ultimo orizzonte possibile.

Il mondo moriva di giudaismo e di quella malattia del giudaismo che la fede di Gesù; noi gli insegnammo la violenza e la fede nella spada.

Nel mondo epurato dal male del cristianesimo e della pietà l’unica legge ammissibile è la violenza che il più forte ha il dovere di usare per sottomettere il più debole. La soddisfazione di aver partecipato attivamente alla creazione di questo nuovo mondo rasserena lo spirito del protagonista, al punto da non fargli più temere nemmeno la morte.

Il fanatismo nazista

Nel corso del XX secolo Nietzsche è stato tra i pensatori più letti e dibattuti, anche oltre gli ambienti accademici. La ‘celebrità’ del suo impianto critico lo espone presto al travisamento da parte di politici e letterati appassionati dalle sue idee, già dai primi anni del nuovo secolo. Ad esempio, ogni maturando conoscerà a memoria la differenza tra Oltreuomo (Nietzsche) e Superuomo (D’Annunzio), frutto di un’interpretazione che mirava anche a legittimare il fascismo delle origini. Lo stesso canovaccio ritorna con l’esperienza della Germania nazifascista: Hitler aveva infatti preso ispirazione da alcuni concetti del filosofo di Röcken per progettare il suo Reich. Su tutte, l’idea di un Über-mensch si accostava facilmente alla gerarchia dei popoli europei immaginata dal Führer, in cui quello ariano occupava il vertice imponendo la sua supremazia con la forza bruta. In quest’ottica gli individui erano classificati in base alla ‘qualità’, cioè alla ‘razza’ di appartenenza. Le razze inferiori andavano eliminate poiché rischiavano di corrompere la purezza ariana ed ostacolare l’ascesa dei veri oltre-uomini.

fonte: flickr.com

Gli errori teorici della ‘nazificazione’

Il pensiero di Nietzsche, malgrado l’innegabile afflato anti-egualitario, non dev’essere tuttavia inteso in senso politico e dunque autoritaristico. L’Oltreuomo non è da intendersi come appartenente ad un certo popolo, né come uomo ‘superiore’ che è legittimato a comandare gli uomini ‘inferiori’ dispoticamente. Si tratta di un concetto prettamente morale che designa colui che è in grado di accettare la Morte di Dio (cioè l’assenza di realtà ‘vere’ trascendenti), di dire “Sì” alla vita e di far propria la dottrina dell’Eterno Ritorno, ovvero il reiterarsi infinito della esistenza così come l’abbiamo vissuta. Inoltre Nietzsche stesso condannava le ideologie democratica e nazionalista in quanto simboleggiava degli ulteriori esempi di idoli oltremondani (in forme surrogate) simili al Dio del cristianesimo. Il nazismo si propone di superare le frivolezze della morale dei deboli attraverso l’introduzione i nuovi idoli della razza suprema, del Führer e del Reich, perciò ricadendo in prospettive che mirano a realtà superiori e ideali. La forzatura interpretativa manifesta dunque le sue criticità, e Borges vi prende spunto per una racconto esemplare. Per quanto Otto Dietrich si mostri inamovibile sui suoi ideali, egli tradisce la sua filosofia nel momento dell’esecuzione, affermando di non temere la morte. Egli sta infatti ammettendo di aver sacrificato la vita in nome di un credo che lo annienta come singolo e lo riduce a pedina per un piano più ampio. Il ‘Sì alla vita’ cede il posto al ‘Sì alla causa’ e si ricade nella venerazione degli idoli.

 

 

 

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