L’antica Grecia è stata per secoli il confine dell’Occidente verso l’Oriente, per poi divenire una terra di mezzo dopo la conquista romana. Proprio questa sua posizione l’ha portata al centro di numerose invasioni e guerre.

Persiani, Macedoni, Romani e barbari, hanno tutti portato la loro dose di devastazione in Grecia. Vediamo insieme le invasioni più dolorose per l’Ellade.
La seconda guerra persiana
A dispetto del successo complessivo della guerra, terminata con la battaglia di Platea del 479 a.C., la seconda guerra persiana ha portato morte e devastazione in Grecia. Per quanto gli Spartani e i loro alleati siano stati eroici alle Termopili e la flotta Ateniese abbia dato enorme prova di sé a Salamina, i Greci non sono riusciti ad evitare a buona parte della loro terra il saccheggio e la distruzione operati dai Persiani. Il prezzo più alto lo ha pagato la stessa Atene, contro la quale i persiani si erano particolarmente accaniti dalla rivola ionica. Dopo aver annientato gli uomini di Leonida alle Termopili, l’esercito di Serse calò ad Atene, dando fuoco all’acropoli e al resto della città, dopo che i cittadini evacuarono a Salamina. Per quanto la vittima più nota dell’invasione sia stata Atene, è chiaro che l’enorme esercito persiano si sia dato al saccheggio nel suo percorso dalla Tessaglia all’Attica.

L’invasione macedone
Dopo gli anni d’oro dell’età classica, culminati con le sanguinose e pressoché ininterrotte guerre tra le diverse poleis, fu la Macedonia a salire alla ribalta nel panorama egeo. Sotto la leadership di Filippo II il regno dei macedoni si trasformò prima in una piccola potenza regionale e poi, con sempre maggiori ingerenze negli affari greci, riuscì ad imporre il proprio potere sulla Grecia del Nord. Filippo, per dedicarsi alla guerra contro la Persia, doveva però avere sotto controllo anche la Grecia del Sud. Tentò allora di creare una grande alleanza difensiva, la Lega di Corinto, per riunire sotto la sua guida tutte le città della Grecia. Atene e con lei Tebe si ribellarono però al piano del re e dichiararono guerra. Filippo vinse le due città nella battaglia di Cheronea del 338 affermando la propria supremazia. Dopo questa prima invasione, quella veramente notevole fu però quella del figlio di Filippo, Alessandro. Alla morte di Filippo, infatti i Greci si erano ribellati, alla ricerca dell’autonomia perduta. Alessandro, per dimostrare la sua forza, li sconfisse in battaglia e decise di radere al suolo Tebe, sterminando la popolazione maschile e vendendo donne e bambini come schiavi.

L’invasione celtica
Forse la meno conosciuta tra le invasioni subite dai Greci, ma certo una delle più violente. Nel 280 a.C. circa, numerose popolazioni di stirpe celtica stavano migrando dall’Europa centrale alla ricerca di nuove fonti di sostentamento. Dapprima si scagliarono contro la Macedonia, poi, saputo delle ricchezze di Delfi, penetrarono fino alla Grecia centrale. Gli Ateniesi, i Focesi e gli Etoli opposero resistenza con altri alleati alle Termopili, riuscendo momentaneamente a bloccare il passaggio dei Celti. Quando però un loro contingente si separò per attirare lontano dal fronte gli Etoli, riuscirono a sfondare e a raggiungere Delfi, dove però furono sconfitti, secondo la tradizione dall’intervento di Apollo. Le vere dure conseguenze dell’invasione le subirono però gli Etoli rimasti in patria, che vennero massacrati e schiavizzati da una parte dei Celti, per allontanare dalle Termopili i soldati. Un intero villaggio venne massacrato e certamente i razziatori non persero occasione di depredare tutte le terre sul loro cammino.
L’invasione romana
Roma e la Grecia si sono affrontate più volte nei secoli, ma la guerra culminante fu la cosiddetta guerra acaica, condotta da Lucio Mummio e terminata nel 146 a.C. con la distruzione di Corinto. Questo conflitto, oltre a un termine dolorosissimo come la distruzione totale di una grande città simbolo della Grecia poleica, segna anche la totale perdita di indipendenza della Grecia stessa, ormai assoggettata a Roma. Proprio in questo anno, infatti, venne fondata la provincia d’Acaia e i territori ellenici vennero governati da magistrati inviati dall’Italia che richiedevano tributi e risorse.