Quali sono “le poche cose che contano”? Ce lo spiegano Orazio e Simone Cristicchi

I versi di Orazio e le parole di Simone Cristicchi per valorizzare la bellezza delle piccole cose.

Quali sono le poche cose che contano? Ci sono elementi di vitale importanza per tutti uguali, e altri fattori tanto soggettivi da non consentire di trovare una risposta valida per ognuno di noi. Forse tra le cose che contano davvero bisogna inserire gli affetti, forse sarebbe bene guardare il cielo e tutto ciò che di bello ci circonda. Un tramonto, un abbraccio, un sorriso e qualcuno con cui condividerlo: tutto ciò che di bello esiste ed è capace di procurare felicità. Ecco, una risposta univoca potrebbe girare intorno al concetto di felicità, ma si tratterebbe forse di un concetto troppo labile. E allora, è possibile definire le poche cose che contano?

Le poche cose che contano in tv

È “Le poche cose che contano” il titolo del programma che prenderà avvio questa sera su Tv2000, guidato da Simone Cristicchi e dal parroco Luigi Verdi, fondatore della Fraternità di Romena in Toscana. Al centro delle tre serate ci sarà un dialogo circa il valore delle cose e l’amore per la bellezza, e il tutto avverrà seguendo un filo conduttore fornito da dieci parole che, forse, segnano quelle poche cose che contano per cambiare il mondo e ognuno di noi. Le riflessioni sono offerte ai pellegrini che accorrono alla comunità fondata da don Luigi, e saranno accompagnate dalla musica di Simone Cristicchi, che tra gli altri brani presenterà due inediti.

Simone Cristicchi

Le piccole cose di Orazio

Sono davvero pochi i valori essenziali? Quella della “aurea mediocritas” è una formula coniata dal celebre poeta Orazio che si fonda sul concetto di una preziosa e aurea “moderazione” che sia una giusta via di mezzo tra due estremi al di là dei quali non può trovarsi il giusto. C’è una giusta misura in ogni cosa, dice appunto in un altro componimento l’autore, che nei suoi scritti più volte esalta la bellezza delle piccole cose e la potenzialità di saper cogliere l’essenza di ogni momento.

C’è una giusta misura nelle cose, vi sono limiti certi
al di là e al di qua dei quali il giusto non può sussistere.
Ritorno là da dove sono partito: come mai nessuno, come l’avaro,
sia contento di sé, e piuttosto lodi chi segue vie diverse,
e si strugga se la capretta di un altro fa più latte,
e non si paragoni alla folla più folta di chi è più povero,
ma si affatichi per superare questo e quest’altro.
Benché si affretti così, c’è sempre qualcuno che lo supera
[…].
Così capita che raramente possiamo trovare uno
che dica di essere vissuto felice, e al tempo scaduto
soddisfatto si ritiri dalla vita, come un commensale sazio.

(Orazio, satira I 1, vv. 106-113, 117-119. Traduzione italiana di A. Roncoroni)

Est modus in rebus

Est modus in rebus è l’espressione oraziana che ci spiega che c’è una giusta misura nelle cose. Ma quanto è difficile trovarla? Gli eccessi, in fondo, presentano confini tanto sottili da essere superati più spesso di quanto ce ne accorgiamo. Anche concentrarsi su una rigorosa moderazione forse può comportare l’eccesso di essa. È possibile allora definire i limiti entro i quali si collocano quelle piccole cose che comportano il benessere e la felicità individuale? Forse le piccole cose che contano per godere dell’aurea mediocritas di cui parla Orazio sono da ricercare nella propria interiorità.
Per te, cosa conta davvero?

E tu che ne pensi? Faccelo sapere!

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