Quadri tossici che invecchiano? La chimica applicata alla tavolozza di Van Gogh e Pollock

Minerali, fiori e radici. Nella storia dell’arte sono stati ricavati colori per la pittura dai materiali più impensabili. Anche da metalli nocivi per l’uomo.

 

 

I colori hanno sempre avuto un ruolo centrale nella vita dell’uomo. Oltre al mondo della pittura, sono entrati a far parte del nostro quotidiano, capaci anche di influenzare le nostre scelte. Ogni colore infatti non solo ha una propria peculiare sfumatura che attira in maniera diversa ognuno di noi, ma nel corso dei secoli si è caricato di un significato, andando così ad identificare un immagine, un artista o addirittura una corrente pittorica.

 

 

Il giallo

Tra questi colori vi è il giallo. Non parliamo solo di un colore primario, che essendo il colore del sole è simbolo di pienezza, armonia e felicità, ma di un colore molto importante per i forti simbolismi religiosi a cui è connesso. A livello pratico, fino all’Ottocento, è sempre stato un pigmento molto complesso da preparare, per il costo elevato, la collocazione non uniforme e la piccola resa delle materie prime. La svolta è da collocarsi nel 1841, quando il ritrattista John Rand produsse il primo tubetto di tempere portatile. Le grandi industrie intravidero un campo molto promettente su cui investire, e vennero così finanziate diverse ricerche, la cui finalità era trovare tecniche e materie da cui si potessero produrre efficacemente e in maniera uniforme i diversi colori. E’ in questo momento che particolari sostanze chimiche vengono introdotte consapevolmente e in dosi consistenti nei pigmenti. Due tra questi colori prodotti sono il giallo cromo e il giallo di cadmio. Il primo è più noto nel mondo dell’arte con il nome di giallo “Van Gogh”, per la massiccia presenza nei celebri “Girasoli”, mentre il secondo, è stato impiegato da diversi artisti: sempre Van Gogh ne fa uso in “fiori in un vaso blu”, Pollock lo impiega in “Blue Poles”, Monet in “Iris” e ultimo ma non per importanza, Munch nel suo celebre “Urlo”.

 

 

Cromo

Il primo dei due elementi che ha reso particolare la storia del giallo in pittura è il cromo. Parliamo di un metallo, scoperto tra il Settecento e l’Ottocento, che è piuttosto instabile a livello chimico e fotochimico, con diversi stati di ossidazione. Concretamente significa che questo metallo reagisce molto facilmente con altre sostanze, e cosa più importante, con la luce. Queste reazioni non sono invisibili, anzi tutt’altro. Il giallo cromo, che è un cromato del piombo (PbCrO4) è responsabile dell’invecchiamento, se così lo si può definire, dei girasoli. Ironia della sorte infatti, il giallo di queste opere, che dovrebbe essere particolarmente sgargiante, appare invece (come si può vedere dall’immagine sovrastante) quasi più un giallo ocra, proprio come il colore dei girasoli che stanno appassendo. Questo particolare effetto è dovuto all’ossidazione, ad opera della luce, del cromo VI in cromo III. Questo passaggio, tra le tante conseguenze, ha un effetto fondamentale, soprattutto, nella pittura. Il cromo III infatti è verde, ed è per questo che il colore dei girasoli tende a passare dal giallo sgargiante al marroncino/verdognolo. Oltre a questo effetto, non bisogna dimenticare che il cromo è tossico e cancerogeno: la sua ossidazione libera acetati e solfati. Proprio per questo è stato sostituito nel secolo scorso con il giallo di cadmio.

 

Cadmio

Il secondo metallo largamente utilizzato in pittura è il cadmio. Parliamo sempre di un metallo tossico, anche se molto meno del cromo, che deriva dallo zinco e che ha la particolare caratteristica di essere molto malleabile. Il suo impiego nei pigmenti risale al tempo di Van Gogh in alternativa al giallo cromo che era leggermente più sgargiante, ed è tutt’ora largamente impiegato nella produzione di vernici e colori. Da circa quattro anni però, si parla di problemi legati all’impiego di questo metallo. Il cadmio infatti, è dannoso per l’ambiente, e i processi industriali per la sua produzione sono molto inquinanti.

 

 

Cadmio

 

Necessità ambientali

Il cadmio penetra molto facilmente nel sottosuolo, diventando un potenziale pericolo per i terreni coltivabili e le falde acquifere. Le lamentele arrivano soprattutto dai grandi venditori di questo metallo (estratto in natura dalla greenockite) che ottengono ingenti profitti grazie al suo impiego nei colori. D’altro canto gli artisti e i restauratori non sembrano preoccupati dalla possibilità di dover fare a meno di questo colore. Le alternative non mancano e molto spesso, nel corso della storia dell’arte, i pittori hanno dovuto trovare varianti di alcuni colori, perché tossici oppure per l’esaurimento delle materie prime usate per produrli.

Una cosa è certa: abbiamo ancora molto tempo per ammirare i bellissimi girasoli prima che ‘appassiscano’ del tutto.

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