Collateral beauty e Ungaretti: due mondi diversi che il dolore fa incontrare

Quando il dolore più grande che un genitore possa provare diventa ispirazione e materia d’arte, il risultato non può che essere tanto doloroso quanto commovente e profondo.

In questa scena tratta dal film Will Smith, Howard, discute con la Morte

Collateral beauty è un film che racconta il dolore di un uomo che ha perso la figlia, e che perciò scrive tre lettere che poi indirizza alla Morte, all’Amore e al Tempo.

Collateral beauty: quando il cinema commuove e spinge a riflettere

Collateral beauty è un film del 2016, diretto da David Frankel e interpretato da un ottimo Will Smith. La pellicola racconta la storia di Howard, pubblicitario di successo e uomo con grandi certezze, ridotto poi in ginocchio dalla tragica morte della figlia. Disinteressato alla vita e a tutto ciò che la riguarda, Howard mette i suoi tre soci e amici nella condizione di dover vendere o fallire. Loro (Edward Norton, Kate Winslet e Michael Peña) decidono di farlo seguire da un’investigatrice privata, la quale porta loro tre lettere che Howard aveva scritto e indirizzato alla Morte, al Tempo e all’Amore. I suoi soci decideranno di far interpretare a tre attori di teatro queste astrazioni sperando di dimostrare la follia di Howard, e finendo però con l’aiutarlo. E’ un film assolutamente solido e credibile, emozionante e doloroso come dovrebbe esserlo qualsiasi film su questo argomento, senza però cadere mai in cliché e banalità. Inoltre presenta un colpo di scena finale che aggiunge spessore alla trama.

Il film presenta alcuni spunti interessanti: c’è l’idea della finzione nella finzione innanzitutto. Infatti Howard, dopo la morte della figlia, si è costruito un mondo finto fatto di domino. Per entrare in questo mondo fittizio i suoi amici pagano tre attori. Il teatro irrompe sulla scena e, come nella letteratura, la finzione diventa più reale della realtà stessa. Inoltre le tre lettere scritte da Howard si rivolgono alle tre astrazioni che avevano sancito il suo successo, ecco infatti il principio in base al quale lavorava: “Amore, Tempo, Morte. Queste tre astrazioni collegano ogni singolo essere umano sulla terra, ogni cosa che vogliamo, ogni cosa che abbiamo paura di non avere, ogni cosa che alla fine decidiamo di comprare è perché in realtà a conti fatti noi desideriamo l’amore, vorremmo avere più tempo e temiamo la morte.” Howard accusa queste tre astrazioni di non aver preso lui al posto della figlia e di non aver concesso alla bambina il suo tempo, mentre all’Amore scrive semplicemente “Addio”. Le risposte che queste tre attrazioni gli daranno saranno dolorose, ma gli permetteranno anche di ricominciare a vivere.

Altra scena del film con Howard che pedala in contromano su una strada molto trafficata

Giorno per giorno: quando la durezza della vita crea una dolorosissima arte

Giorno per giorno è una delle più toccanti composizioni di Ungaretti. Si tratta di un poemetto scritto nel 1939, contenuto nella raccolta Il Dolore e scritto in occasione della prematura morte del figlio Antonietto. Il poemetto si incentra in un primo momento sulle varie fasi del dolore, dalla disperazione al ricordo, passando per il rimpianto. “Come si può ch’io regga a tanta notte?” Questa è la domanda che Ungaretti rivolge all’interlocutore nel secondo frammento. La sua vita continua, fa tutto ciò che faceva prima, ma in uno stato di disperazione che gli pare impossibile tollerare. S’insinua poi nei frammenti successivi la speranza del poeta di ricongiungersi al figlio in cielo. E così si arriva all’ottavo frammento, costituito da un unico ed esaustivo verso: “E t’amo, t’amo, ed è continuo schianto!…”. Amore e dolore si fondono in questo verso attraverso il quale il poeta ci comunica l’ossimoro della sua condizione. Il suo amore di padre è più vivo che mai, dolorosamente infiammato dall’assenza, ma a questo amore corrisponde un costante dolore determinato dalla consapevolezza dell’ineluttabilità della realtà. E’ quasi impossibile immaginare questa situazione di costante dolore e amore in contemporanea. Ciò che però emerge dalla poesia è, secondo me, la resistenza. La parola poetica non cede al dolore ma si adatta ad esso, sublimandolo in qualche modo. Il risultato è composizione di una bellezza dolorosa, ma che sempre bellezza è. Il valore di questo Ungaretti, che non è più lo stesso di Allegria, è proprio quella di dare senso al dolore. La sua profonda sofferenza non è fine a se stessa, non cade nel nulla, sebbene ciò non la renda meno dolorosa. Anche nel dolore la ricerca poetica e ontologica di Ungaretti continua, e tale ricerca trova anzi in esso una nuova strada di indagine.

Giuseppe Ungaretti

La cosa importante è cogliere la bellezza collaterale delle cose: il profondo legame tra dolore e bellezza

“La cosa importante è cogliere la bellezza collaterale delle cose”. Questa è la frase che la Morte rivolge alla moglie di Howard in procinto di perdere la figlia. In un primo momento può sembrare strano collegare due mondi così diversi: da una parte uno dei più grandi poeti del Novecento, dall’altra un film recente che ha riscosso poco successo e parecchie critiche negative. Tuttavia, al di là del fatto che il film mi è piaciuto molto per diverse ragioni, c’è un filo che li lega, e non parlo del tema, ovvero della perdita di un figlio. Ciò che secondo me questi due argomenti hanno in comune è la strada che il dolore apre loro. Infatti la frase pronunciata dalla Morte, che dà anche il titolo al film, potrebbe essere usata per commentare la poesia di Ungaretti. Se davanti alla morte e al dolore siamo impotenti, però nessuna di queste due astrazioni può toglierci la capacità di cogliere la bellezza. Chiamiamola ‘collaterale’, come l’effetto di un cattivo farmaco, ma riconosciamole il valore che le spetta. Giorno per giorno è la concretizzazione di questa ‘bellezza collaterale’, che è sicuramente dolorosa, ma tocca strade e altezze a cui chi non è stato battezzato con quel dolore non può semplicemente arrivare.

Helen Mirren, la Morte

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