Caso Dj Fabo: tra suicidio assistito e fine del mondo interiore

Marco Cappato, colui che accompagnò Fabiano Antoniani, Dj Fabo, in Svizzera per usufruire del suicidio assistito, rischiava non pochi anni di carcere. Ma osservando gli eventi da un punto di vista completamente etico e morale, si può affermare che è una vera e propria fine del proprio mondo interiore.

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Il dj Fabiano Antoniani diventato cieco e tetraplegico a seguito di un grave incidente a Milano decise di porre fine alla sua vita in modo dignitoso attraverso il suicidio assistito, legale soltanto oltre confine, in Svizzera. Fu accompagnato da Marco Cappato, che rischiava fino a dodici anni di carcere per aver donato aiuto al suicidio del quarantenne milanese.

Il caso Dj Fabo:

Fabiano Antoniani dopo anni di lotta interiore e non, afferma di essere estremamente sofferente e disperato, di vivere una vita completamente insensata. L’unico modo per poter uscire dal suo inferno interiore intriso nel dolore, nella sofferenza e nello sconforto è attraverso una morte dignitosa e volontaria. Il suicidio assistito differisce dall’eutanasia poichè non vi sono soggetti terzi che aiutano il paziente a porre fine alla propria vita, l’atto finale in questo caso -ovvero la somministrazione delle sostanze necessarie- viene svolto dal paziente stesso capace di intendere e di volere che si trova in condizioni di sofferenza inguaribile.

La svolta:

Questo 26 Settembre sono cambiate, e non poco, le carte in tavola: chi si trova in condizioni di acuta ed estrema sofferenza insanabile può adoperare il suicidio assistito senza bisogno di andare in Svizzera e colui che aiuta il paziente nel completare quest’atto (come in questo caso Marco Cappato) può agire senza preoccuparsi di accuse e senza rischiare il carcere. Tutto ciò non è ancora legge, che resta ad ogni modo indispensabile per poter colmare quel vuoto che è presente in Italia riguardo il fine vita; ma non si può non affermare che è una boccata d’aria fresca concernente l’eticità e la moralità in Italia.

La fine del proprio mondo interiore secondo Ernesto De Martino:

Il filosofo e storico delle religioni degli anni cinquanta Ernesto De Martino dichiara che ogni essere vivente nel corso della sua vita procede a trasformare l’ambiente circostante e a costruire un proprio mondo interiore. Questa spinta viene meno nel momento in cui si ha una crisi della presenza: un indebolimento o blocco dello stare nel mondo cosciente, l’individuo vittima di ciò non si riconosce più come parte attiva del mondo, si ha una perdita di senso e di operabilità. Si hanno diverse manifestazioni, le più forti e radicali sono proprio quelle psicopatologiche, ossia una fine del mondo interiore: minaccia, possibilità di non esserci in nessuno dei mondi possibili. Ma come si realizza ciò? A seguito di un negativo dell’esistenza di carattere individuale: in questo caso la crisi, lo shock, si scatena a partire da tratti individuali come la biografia, la storia, la salute fisica e mentale di un individuo. Ed è proprio nel momento in cui la salute fisica e psicologica di una persona, come nel caso precedentemente descritto,  inizia ad essere precaria accresce una crisi ed un eventuale fine del proprio mondo interiore proprio perchè la vittima, l’interessato, non può più agire come una volta, non può più avere lo scopo e gli obiettivi anteriori e in fin dei conti non gli rimane che una certezza: la sua condizione di eterna e continua sofferenza.

 

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