Introdurre un articolo sulla bomba atomica in maniera originale non è mai un affare banale. Molto spesso si usa riesumare con tono lugubre i fatti di Hiroshima e Nagasaki, commemorarne i caduti, vittime di un massacro forse inutile, eppure inciso nel futuro dell’umanità dei primi anni del XX secolo. È un incipit che fa sicuramente effetto, perché se dovessimo proiettare nella nostra mente delle immagini che si avvicinino in qualche modo all’apocalisse, sarebbero quelle. I fatti parlano chiaro: le sagome di chi è stato polverizzato dalle bombe sono testimoni muti ma che colpiscono più di ogni discorso retorico pensabile. Non è facile parlarne perché è l’immagine meno edificante del genere umano. Se si pensa che tutto è nato dal sapere, da quella Filosofia e da quella Scienza che della conoscenza della Natura faceva lo stendardo dell’età d’oro dell’uomo, tutto acquisisce un sapore più aspro che dovrebbe far riflettere. La Scienza non ha portato alla società utopistica vagheggiata da Bacone nel New Atlantis del 1627, ma piuttosto si è avvicinata a disintegrare il suo stesso creatore. Non è facile parlarne, ma c’è chi lo fa. Solo che se a farlo è il presidente di uno dei paesi con più armamenti nucleari del pianeta, se a farlo è Vladimir Putin, ci tocca ascoltare, anche se ciò può spezzare l’apparente tranquillità del nostro piccolo orto.

Vladimir Putin. Fonte: www.occhidellaguerra.it

Buonsenso di Putin, buonsenso di Cartesio

In una recente dichiarazione Vladimir Putin, rieletto presidente della Russia il 19 Marzo 2019, afferma che il rischio di una catastrofe nucleare non si è sopito. Al contrario, gli equilibri internazionali si sfilacciano di anno in anno, minacciando ogni giorno la pace più lunga che l’occidente abbia mai conosciuto. Putin però parla di buonsenso. L’umanità avrà il buonsenso di non volgersi contro se stessa. Eppure gli scienziati, i sapienti dell’era moderna, i detentori della verità oggettiva, la bomba l’hanno pensata, progettata, ottenuta, sganciata. La domanda è lecita: dov’è il buonsenso in una categoria professionale che si professa imparziale e disinteressata alle applicazioni di ciò che crea? Anche Cartesio, nel Discours de la méthode, parlava di buonsenso. Il buonsenso lo possiede chiunque, ed è la capacità (potenziale) di discernere vero e falso. Il termine non ha implicazioni morali intrinseche, ha un significato diverso dal “buonsenso” di Putin, eppure Cartesio non era di certo uno sprovveduto, né tanto meno un anti-moralista. Buonsenso, certo, ma che arrechi vantaggio al genere umano. Non che lo affossi. La società teorizzata da Bacone, nei primi anni del XVII secolo, spinta dal progresso scientifico, è un utopia, non una distopia alla George Orwell. Com’è possibile che nel XXI secolo il risultato che tutti ci aspettavamo dal sapere oggettivo possa essere di segno inverso?

Francis Bacon (fonte: Biografie online)

La verità oggettiva che fa male all’umanità

La verità è che, verosimilmente, la Filosofia del XVII secolo, così ottimista riguardo ai nuovi saperi, non ne poteva immaginare la portata futura. Cartesio, Bacone e tutti i filosofi che nella prima metà del ‘600 abbracciano la “Nova Scientia” come emancipazione dell’uomo sono legati ad una tradizione filosofica che vede nel conoscimento della verità l’ideale condizione del genere umano. Ma la peculiarità degli scienziati di custodire una verità oggettiva e di saper estrapolare dalla Natura ogni genere di prodotto, unita al loro ripudio secolare per l’Etica ha reso la verità, più che il rimedio ai mali dell’uomo, la sua eutanasia. Oggi la verità è più semplice da ripudiare che da accettare. Mai come oggi la verità può farci male. Perché sapere che ciò che abbiamo creato per salvarci può distruggerci con uno schiocco di dita è davvero poco edificante. La verità oggi fa male, e i vari Talete, Socrate, Platone, Aristotele non potevano immaginarlo, come nemmeno Bacone e Cartesio. Fa male, tanto male, soprattutto se riguarda la possibilità di una catastrofe nucleare. E soprattutto se a dircelo è Vladimir Putin.

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