Il Superuovo

Banksy vi augura buone feste con la sua nuova opera!

Banksy vi augura buone feste con la sua nuova opera!

Banksy did it again“, Banksy l’ha fatto di nuovo: lo scorso mercoledì 19 Dicembre, sul muro di un normalissimo garage nella piccola cittadina di Port Talbot, nel Galles meridionale, è comparsa quella che è a tutti gli effetti la nuova opera del misterioso artista che si fa chiamare Banksy, il quale ha confermato la paternità del lavoro attraverso il proprio profilo Instagram.

Il proprietario del garage, tale Ian Lewis, professione operaio nel settore siderurgico, non ha perso tempo una volta scoperto il murales e si è affrettato a convocare i media ed esperti.

Mr. Lewis di fronte al murales del suo garage

L’OPERA

L’opera è nel più tipico stile banksyano: si tratta di un murales, realizzato su due muri ad angolo secondo la tecnica dello stencil, che vanno dunque a creare quello che di fatto risulta un gioco prospettico.

Nel muro frontale, è raffigurato un bambino in pesanti abiti invernali, a braccia aperte, capo sollevato e bocca spalancata, a mimare un gesto che molti bambini hanno fatto almeno una volta: assaggiare la neve che cade.

A sottolineare il carattere invernale dell’opera, oltre ad uno slittino ai piedi del bambino, è infatti la copiosa neve che cade dal cielo e lo investe.

Vista del muro frontale (Banksy, “Season’s greetings”, murales, 2018, Port Talbot)

E’ qui che si palesa il gioco prospettico e si dispiega l’ironica tragicomica di Banksy: il muro laterale, collegato con quello frontale appena descritto, raffigura un cassonetto dell’immondizia in fiamme, che sprigiona un denso fumo nero e da cui si dipana della cenere che fluttua fino al muro adiacente, rivelandosi così la “neve” che il soggetto infantile sta ingerendo.

Dall’angolo formato dai due muri, è possibile avere una visione completa dell’opera e del suo significato (Banksy, “Season’s greetings”, murales, 2018, Port Talbot)

Quello che appariva allora come un gesto infantile, innocente e candido, quasi etereo, viene brutalmente ricalato nella triste realtà contemporanea, attraverso quello che è un classico escamotage di tutta l’opera del writer inglese, creando un netto contrasto tra il mondo infantile e quello degli adulti.

Il tema dell’inquinamento e la scelta della piccola cittadina gallese (che conta soltanto circa 30.000 abitanti) come “tela” non sono casuali: a Port Talbot si trova infatti il più grande impianto siderurgico del Regno Unito, rendendo la città così uno dei luoghi più inquinati dell’intero Paese.

Port Talbot

L’AUTORE

Le informazioni biografiche sull’individuo che si fa chiamare Banksy sono molto poche, quasi nulle anzi: quasi certamente di nazionalità inglese, probabilmente originario di Bristol, poiché è lì che ha realizzato i suoi primi lavori, non si hanno certezze neanche sull’identità di genere e c’è chi sostiene che Banksy sia in realtà un collettivo formato da sei artisti.

Poiché egli una volta affermò di essersi ispirato al suo lavoro, si pensa che Banksy possa essere Robert Del Naja, musicista e membro fondatore del gruppo Massive Attack e street artist conosciuto con il nome di 3D.

Robert Del Naja, membro fondatore dei Massive Attack e graffitaro

Un’inchiesta del “Mail on Sunday” del 2008, confermata poi da uno studio del 2016 condotto dalla Queen Mary University of London avvalendosi di una tecnologia molto simile a quella utilizzata dalla polizia per tracciare i criminali (il cosidetto “Modello DPM“), identifica l’artista come un certo Robert Gunningham, studente della Bristol Cathedral Choir School.

Robert Gunningham, alias Banksy?

Nonostante le numerose teorie, ad oggi l’unica cosa che appare realmente certa è che il nome e l’identità di Banksy continuano a rimanere sconosciuti.

LA STREET ART

Street art (traducibile come Arte di Strada, o Arte Urbana) è un termine multicomprensivo che accoglie tutte quelle opere realizzate in luoghi pubblici, spesso senza permessi istituzionali, usando tecniche “non ortodosse”: spray, stickers, stencil, strumenti multimediali, e via dicendo.

Per John Fekner, street artist americano, uno dei primi a cimentarsi nel genere, definisce arte di strada “tutto quello che si trova in strada che non siano graffiti“.

John Fekner (a destra, cappello e maglione blu)

La street art, pur stabilmente presente dagli anni ’80, si è affermata prepotentemente nell’ultimo decennio, dove il messaggio spesso satirico e di critica e denuncia sociale ben si sposava con il contesto della realtà attuale, e veicolava in modo efficace il pensiero dell’opinione pubblica su temi di attualità come la politica, le questioni sociali e il concetto di giusto e sbagliato.

Tuttavia, una prima forma di street art, figlia del Modernismo post-bellico e della Pop Art, e per tale motivo strettamente legata al contesto americano, nacque già nel dopoguerra per sedimentare poi negli anni successivi, non necessariamente legata a messaggi socio-politici: è il caso di artisti come Keith Haring o Jean-Michel Basquiat, oggi apprezzati in tutto il mondo.

Keith Haring, “We Are The Youth”, 1987, Philadelphia

In Europa, è Parigi la città che più di tutte si apre all’arte urbana, sia come strumento di protesta relativamente alle contestazioni studentesche degli anni ’60, sia come pura espressione e sperimentazione artistica: in questo senso, alcuni dei nomi più illustri sono Jean-François Perroy (in arte Jef Aerosol), Xavier Prou (“Blek Le Rat“) e Christo Yavachev.

Christo, Wrapping (“avvolgimento”) del Reichstag, 1995, Berlino

Marco Funaro (majin_fun)

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