Professione Reporter: come l’omicidio di Ilaria Alpi sia anche la morte della democrazia

31 anni fa l’incontro con la morte a Mogadiscio dei due inviati del TG3.

20 marzo 1994: Ilaria Alpi viene uccisa a Mogadiscio insieme con il suo operatore Miran Hrovatin. Inviati dal Tg3 per documentare la guerra civile somala, vengono freddati nella zona nord della città mentre lavorano a un’inchiesta sui traffici illeciti di armi e rifiuti tossici tra la Somalia e l’Italia.

L’AGGUATO

Una Toyota attraversa la capitale somala, diretta verso l’Hotel Amana. A bordo la giornalista del Tg3 e il cineoperatore, in Somalia per seguire la missione Restore Hope, dove sono impegnati militari italiani. Sono appena tornati dal nord del Paese, dove hanno incontrato il sultano del Bosaso. Alpi e Hrovatin – dirà poi l’inchiesta – hanno saputo di fatti e attività scottanti, connessi con traffici illeciti di armi e rifiuti di vasta proporzione. A poca distanza dall’albergo da una Land Rover scendono diverse persone armate, almeno sette, e fanno fuoco. Un proiettile di kalashnikov colpisce alla tempia Ilaria Alpi, una raffica raggiunge Hrovatin. Gli aggressori scappano subito, lasciando i due corpi sanguinare. Cominciano vent’anni di inchieste e duri scontri, nella procura romana e non solo, che non hanno mai trovato un colpevole da incolpare.

LE INDAGINI

Agli albori dell’indagine finisce sotto inchiesta il sultano del Bosaso come mandante, ma non si trovano riscontri. Oltre al movente, il dubbio avvolge anche la dinamica, dopo colpevoli ritardi nell’acquisizione di documenti e referti. Si susseguono perizie contraddittorie, che avvalorano ora la tesi dell’esecuzione, ora quella del colpo sparato da lontano. Le indagini finiscono poi per incentrarsi su Hashi Omar Hassan, arrivato a Roma per testimoniare sulle presunte violenze di militari italiani ai danni della popolazione somala. Arrestato e rinviato a giudizio, Hassan viene assolto in primo grado, condannato all’ergastolo in appello e quindi a 26 anni definitivamente in Cassazione. Scatta l’inchiesta bis per identificare gli altri componenti del commando e chiarire i motivi dell’omicidio, senza risultati. Il gip Emanuele Cersosimo respinge la richiesta di archiviazione del pm Franco Ionta e sostiene la tesi dell’omicidio su commissione. Poi la scarcerazione di Hassan, perché con questa brutta faccenda lui non ha nulla a che fare. Poi muore, muore anche la mamma di Ilaria. Ad oggi, nessuno cerca chi invece ad Ilaria e a Miran la vita l’abbia tolta.

I DATI

Nel 2024 l’Osservatorio Ossigeno per l’Informazione ha rilevato in Italia 516 minacce e intimidazioni a giornalisti, blogger e altri operatori dell’informazione colpiti da gravi violenze e abusi in violazione del diritto di informare e di essere informati. Con questi episodi, sono 7555 i giornalisti minacciati dal 2006 a oggi contati da Ossigeno. Il monitoraggio del 2024 conferma che l’Italia rimane il paese europeo con più giornalisti minacciati, con più giornalisti sotto scorta o protetti dalle forze dell’ordine con altre forme di tutela. Non numeri, ma professionisti del settore che non riescono a svolgere il loro lavoro. Tanti altri hanno pagato con la vita, tra cui Ilaria.

 

 

 

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