Modifiche legislative al passo con i tempi.

L’articolo 29-bis, comma 1, della legge numero 184 del 1983 proibiva l’accesso alle pratiche di adozione di un minore non italiano ai single. Sì, proibiva. Tempo verbale: imperfetto. Nel giro delle ultime ore, infatti, qualcosa è cambiato.
Correzioni
La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l’articolo sopraccitato, in quanto completamente in contrapposizione agli articoli 2 e 117, primo comma, della Costituzione. La Corte ha detto no, quindi, a una norma ancora troppo legata all’idea classica di famiglia, poiché permetteva l’adozione solo a “coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni” ritenuti in grado di intraprendere un percorso burocraticamente tortuoso dopo aver dimostrato di poter “educare, istruire e mantenere i minori che intendono adottare”. Inoltre, Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte, ha dichiarato che nonostante attualmente questa rivoluzione riguardi solo le adozioni internazionali, presto verrà estesa anche in ambito nazionale con una variazione dell’articolo 6 della Legge 184 del 1983.

L’adozione attraverso i secoli
Adottare un bambino non è certamente una consuetudine propria di questo secolo. Già ampiamente diffusa all’epoca dei romani, l’adozione divenne via via sempre più rara nel corso del Medioevo quando era impensabile che il primato dei legami di sangue venisse messo in discussione da presunti legami affettivi. A distanza di qualche secolo, il Code Napoleon disciplinò l’adozione, fino ad allora quasi totalmente informale, nella maggior parte dei Paesi Europei. Nella seconda metà dell’Ottocento, poi, i numeri esorbitanti dei bambini in arrivo nei vari orfanotrofi statunitensi, portò alla nascita di numerosi movimenti filantropici come il Baby trains e l’Orphan trains che si occuparono di dare un futuro diverso, non sempre migliore, a decine di migliaia di piccoli cittadini americani. L’adozione formale come la conosciamo oggi non è altro, quindi, che un’evoluzione delle pratiche americane di fine XIX inizio XX secolo con delle differenze notevoli da Stato a Stato.
Sartoria legislativa
Nonostante ci siano ancora tanti se non troppi ostacoli da superare da un punto di vista burocratico quanto ideologico, questa modifica costituzionale è simbolo di una società che cambia. È simbolo di un popolo, quello italiano, che con piccoli e lenti passi accetta il tramonto di un’idea di famiglia che ormai appartiene più al passato che al presente. In un mondo in cui i single sono in numero superiori ai coniugati, in cui l’età media al momento del matrimonio non è destinata a calare e in cui le prospettive lavorative, sociali e belliche non permettono l’auspicio di un futuro roseo, negare la possibilità ai single di adottare vorrebbe dire negare a centinaia, migliaia di bambini un’infanzia con la i maiuscola. È giusto cambiare le leggi, quindi; modellarle su misura in modo che possano calzare a perfezione alla società per la quale sono state disegnate.