Una delle grandi lotte che caratterizza il XXI secolo è di sicuro quella tra anti-vax e pro-vax, divenuta di particolare interesse in Italia nel 2017  a causa di un decreto legge del governo Gentiloni, approvato il 19 maggio ed entrato in vigore l’8 giugno di quell’anno, che reintrodusse l’obbligatorietà delle vaccinazioni per l’iscrizione a scuola per la fascia di età tra 0 e 6 anni. Già da quell’anno iniziarono a schierarsi due grandi posizioni. La posizione pro-vax  indica chi è favorevole al fatto di sottoporre la popolazione infantile alla profilassi vaccinale.

 

Essa sostiene che il vaccino sia un fondamentale intervento di sanità pubblica, e uno strumento di prevenzione efficace che si prefigge di proteggere sia l’individuo che la comunità da vari tipi di infezioni. La strategia del vaccino consiste nell’indebolimento del virus che si riprodurrà con molta difficoltà all’interno dell’organismo umano, essendo comunque in grado di stimolare il sistema immunitario ma non di determinare la malattia. Talvolta, seppur raramente, durante la replicazione del virus indebolito si possono manifestare sintomi lievi che ricordano la malattia contro cui il preparato vaccinale protegge.                

Proprio a causa di queste conseguenze si vede schierata contro i pro-vax la posizione dei no-vax. I no-vax sono contrari alla somministrazione dei vaccini pensando che gli effetti avversi di essi (innegabili ma rari)  siano superiori ai benefici. Non solo rifiutano l’obbligo, ma contestano come false le campagne informative in atto. C’è poi un’altra categoria che può essere definita come un’intermediaria tra le due ed è quella dei free-vax che sostiene sia opportuno utilizzare campagne di informazione e convincere la popolazione piuttosto che obbligarla.

Il no-vax come pericolo 

Ma fino a che punto possiamo difendere la nostra posizione non mettendo a rischio la salute degli altri? L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), infatti, inserisce l’esitanza vaccinale tra le dieci maggiori sfide per la salute, considerandola una delle più grandi minacce per l’umanità perché “rischia di invertire i progressi compiuti nella lotta contro le malattie prevenibili con il vaccino”.

“il vaccino è mio e me lo gestisco io”

La frase riflette una tendenza a considerare le decisioni relative alla salute come una scelta e prerogativa individuale ,ma purtroppo(oppure per fortuna) viviamo in una società in cui le nostre azioni ricadono sugli altri, e siamo così responsabili doppiamente del nostro agire e del nostro pensare. Gli atteggiamenti che negano il valore sociale del vaccino costituiscono un rischio per la salute della popolazione( soprattutto per i più vulnerabili: bambini,anziani e immunodepressi) a cui viene a mancare la protezione data dall”immunità di gruppo”.

Un po’ di storia…

La creazione del vaccino si basa su un’osservazione fatta probabilmente per la prima volta durante la Guerra del Peloponneso durante alcune epidemie di peste, dove si notò che chi era già stato colpito dal morbo e ne era guarito aveva meno probabilità di venire infettato una seconda volta dallo stesso patogeno. Si intuì ,quindi ,che la sopravvivenza ad un’infezione causa quasi sempre l’immunizzazione all’agente patogeno che lo ha causato.

Edward Jenner

Il termine “vaccino”, che deriva dal latino “vacca” , venne coniato perla prima volta dal medico britannico Edward Jenner, che nel 1796 lo utilizzò per indicare il materiale ottenuto dalle pustole di bovini ammalati di vaiolo bovino, che negli esseri umani causa solo una lieve infezione; da ciò deriva anche il termine vaccinazione. Le scoperte di Edward Jenner sulla vaccinazione posero le basi ai successivi studi sulla natura delle malattie infettive e allo sviluppo dell’immunologia nel corso del XIX secolo. la  sua scoperta fu talmente importante che in Inghilterra, a partire dal 1840, la vaccinazione divenne obbligatoria per tutti.

La questione presa dal lato filosofico

E’ quindi eticamente giusto ”sabotare” i vaccini che recano danno a una piccola percentuale di persone,lasciando ammalare,però, un grande numero di individui? La stessa domanda potrebbe farsela il filosofo ed economista britannico John Stuart Mill ,considerato uno dei massimi esponenti del liberalismo e dell’utilitarismo ,una dottrina filosofica di natura etica per la quale è “bene” (o “giusto”) compiere l’atto che,tra le alternative ,massimizza la felicità complessiva, misurata tramite l’utilità. La finalità della giustizia è quindi la massimizzazione del benessere sociale, secondo il noto motto benthamiano: “Il massimo della felicità per il massimo numero di persone.”

John Mill

Ne ”Saggio sulla libertà , uno dei saggi più celebri dell’autore, pubblicato nel 1859,  la sua concezione etica dell’utilitarismo viene applicata all’individuo e alla società. Nell’opera c’è una difesa della diversità e della libertà di opinioni che, secondo Mill, non dovrebbero mai essere soppresse. Riflettendo sull’esistenza di credenze fasulle,il filosofo afferma che “ignoranze o pregiudizi del genere sono sempre e incondizionatamente un male, che però non possiamo sperare di evitare sempre e dobbiamo considerare come il prezzo da pagare per un bene inestimabile”. Dunque,Mill attribuisce all’individuo la libertà di fare tutto quel che vuole o può, a patto di non danneggiare un altro individuo, e cioè a patto di non recare danno alla società. Nel quarto capitolo si ritiene che, in generale, una persona dovrebbe essere lasciata libera di perseguire i propri interessi fin quando non danneggia gli interessi altrui. In tal caso, la condotta dell’individuo “ricade sotto la giurisdizione della società”. Mill rifiuta l’idea che l’unico scopo della libertà sia quello di autorizzare un’egoistica indifferenza.

Ritornando alla questione dei vaccini e seguendo il filo del discorso di Mill, dovremmo cercare di salvaguardare il benessere della nostra società e non limitarci al nostro piccolo. È vero, gli effetti negativi dei vaccini esistono ( sebbene siano rari) ma siamo davvero disposti a mettere a rischio chi abbiamo intorno per poter evitare eventuali cattive conseguenze a una piccola parte dell’umanità ? Il pensiero liberale di Mill è così lontano ma allo stesso tempo vicino a noi , perché il compito della filosofia è proprio questo: fa riflettere e pensare a tematiche che a noi sembrano le più scontate  e , quasi sempre, solleva questioni inducendo alla meditazione.

 

 

 

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