Pro-Ana e Pro-Mia: quando l’attenzione ai DCA inizia da un post

Il 2 Giugno non è soltanto per la Repubblica: la Giornata Mondiale dei Disturbi del Comportamento Alimentare – DCA – pone l’attenzione sul mondo nascosto della ricerca del corpo perfetto, fra magrezza e culturismo estremi.

Fonte: Erol Ahmed su Unsplash

Un’intervista de IlFattoQuotidiano (link all’articolo) a Giorgio Nardone, il direttore del Centro di Terapia Strategica di Arezzo, illustra la grave tendenza post-pandemia: i casi di DCA nei giovani sarebbero aumentati di circa 7 volte rispetto al 2019. I numeri non sembrano diminuire e l’influenza dei social media rimane imponente.

PRO-ANA E PRO-MIA: INIZIA TUTTO CON UN POST

Basta una ricerca su Tumbrl. “#Ana”, “#Mia”, “#ProAna”, sono solo alcuni dei tag, la chiave d’accesso al mondo pro-ana (“pro-anoressia”) e pro-mia (“pro-bulimia”). Dopo averli digitati, un grande banner blocca la schermata prima di procedere nella ricerca. Recita: “Tutto bene?”,  a seguito una serie di link e risorse per chi possa soffrire di depressione, autolesionismo o disturbi alimentari. Tanto di cappello, si può pensare, qualcosa è sicuramente cambiato rispetto a qualche anno fa. Eppure non bisogna nemmeno scrollare per ritrovarsi lì, davanti agli occhi, decine e decine di post con consigli su come dimagrire più velocemente, che spiegano metodi per ridurre le calorie nella giornata e simili. Io stessa pensavo che il grande movimento pro-ana che abitava il “sito blu” fosse scemato, invece mi è sembrato di fare un grande balzo nel passato. Un post del 30 Maggio ritrae il ventre scoperto, e le costole, di una ragazza, avvolta nelle braccia di un ragazzo. Nella descrizione gli hashtag già noti. Si legge “#thinspo” e quella parola, per chi conosce il distruttivo mondo online dei DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) è molto nota: quelle foto sono ispirazione, il sogno della magrezza, del corpo perfetto.

Clicco su un post. “La cosa che preferisco è andare a dormire per vedere quanti chili ho perso la mattina dopo”, vado a vedere l’account che lo ha scritto. Qualche numero, poi sigle che non conosco. Una ricerca risolve i dubbi: sw (start weight), ugw (ultimate goal weight), cw (current weight). Poi età, altezza, un “non segnalare! bloccami” conclude così la biografia. Il tunnel sembra ancora lungo. Qualche post condanna chi si rende colpevole di fat-shaming, l’attenzione è particolarmente rivolta a chi soffre di bulimia. Osservando attentamente sembra ci sia una gerarchia fra i vari disturbi alimentari. Così, la bulimia diventa un’ “anoressia fallita” e il BED (Binge Eating Disorder) mera “mancanza di controllo”.

Ancora peggiore è il discorso quando si parla di DCA nella componente maschile. La vigoressia, o “bigoressia”, è una delle più diffuse – per intendersi, l’ossessione per la massa muscolare, la massa magra e l’allenamento. Il problema, che si riconduce direttamente alla mancanza di richieste d’aiuto da parte degli uomini, riesce a fuggire dai riflettori, venendo riferito come “marginale”. Certo, questi disturbi non danno conto a identità di genere, sessualità o etnia, ma la loro componente sociale si manifesta in modo importante sulla casistica. Così, il sogno del corpo perfetto, che risale fino all’Antica Grecia, assume le forme distruttive del DCA, in una disperata – e pericolosa – forma di autolesionismo.

Fonte: Graphic Node su Unsplash

BELLEZZA VIRTUALE E ALIMENTAZIONE A CASA: LO SVILUPPO DEI DCA

Anna Freud parla dell’adolescenza come un momento in cui il corpo diventa espressione del proprio essere. Non è un caso che i disturbi mentali legati al corpo – quali DCA, così come il dismorfismo – insorgano più spesso in questa età. È risaputo, il periodo adolescenziale è sempre difficile, ma cosa significa vivere l’adolescenza nell’esaltazione della bellezza virtuale? Evitando di demonizzare i social media, i canoni di bellezza che vanno a insinuarsi nella mente vengono prodotti proprio da ciò a cui siamo esposti. Così come negli anni ’90 i modelli d’alta moda, dalle figure esili e longilinee, popolavano le locandine pubblicitarie delle città, diffondendo standard prestabiliti di bellezza, il fotoritocco e le personalità del “mondo social” erigono complessi stereotipi di corpi ideali. Nasi piccoli, occhi azzurri, capelli biondi, caratteristiche perlopiù caucasiche – cfr. il razzismo dei canoni di bellezza è un discorso già ricorrente – e corpi tonici, muscolosi, virilità e femminilità, etichette ben note e distinte.

Eppure, la lotta con il cibo non nasce solo in seno alla contemporanea “società dell’apparire”. Alcuni studi affermano che un disordine alimentare può mettere le radici già nei primi mesi di vita del bambino. A partire dal momento dell’allattamento, molto importante per la diade madre (o più genericamente caregiver) e figlio, il bambino che sviluppa un rapporto poco sano con l’alimentazione – in particolare nei casi di depressione post-partum, dove il caregiver presta minor cura al nato – manifesta maggiori probabilità di sviluppo di un DCA nell’adolescenza. La prevenzione parte, quindi, già dalla tavola di casa.

CORPO TEMPIO DELL’ANIMA

“Il corpo è tempio dell’anima”, questo l’avvento della filosofia moderna. Svalutate le Meditazioni Metafisiche di Cartesio dove il corpo, la res extensa, aveva importanza inferiore rispetto alla res cogitans della mente, prova ontologica dell’esistenza – “cogito ergo sum“, no? – la nuova filosofia vede all’uomo nella sua totalità. Kant e Hegel vengono additati da Nietzsche, che riscopre nel corpo la vera sede della vita dell’uomo. La sua filosofia, per uomini “in carne ed ossa”, ricorda le parole di Feuerbach: “l’uomo è ciò che mangia“.

In questo discorso, una filosofia del corpo può aiutare a guardare al corpo come il vero fondamento della anima, della vita. Come fare? Sicuramente, riscoprendo l’umano per la sua componente fisica, nella cura e nel rispetto del proprio corpo, fondando una cultura del cibo positiva ed una società che non veda i corpi come “troppo grandi” o “troppo piccoli”. Forse l’educazione dovrebbe partire proprio in casa, insegnando ai più piccoli una nuova idea di bellezza.

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