I portafortuna sono oggeti indispensabili per le persone scaramantiche. Nonostante non ci siano evidenze empiriche ed oggettive che ne dimostrino l’efficacia, la scienza stessa ritiene che possano comunque aiutare.

Da sempre l’uomo si affida ad oggetti o a rituali dalla dubbia validità per portare dalla propria parte la dea bendata. Solitamente si tratta di oggetti tascabili e facilmente trasportabili, come il peperoncino napoletano o il quadrifoglio, che ‘assicurano’ ai proprietari un po’ di fortuna. Gli scettici sono sempre dietro l’angolo perché il mondo è diviso tra persone che credono nel potere della fortuna e persona che invece non ripongono la loro fiducia in queste credenze sena alcun fondamento scientifico. La scienza infatti ha sempre smentito l’efficacia dei portafortuna, attribuendo il merito di eventuali ‘colpi di fortuna’ ad altri fenomeni di natura certamente non soprannaturale.

Ultimamente però la scienza stessa inizia a ricredersi in merito all’effettiva efficacia di amuleti e talismani di ogni tipo. Il motivo di quest’apparente passo indietro ha comunque uno studio scientifico alla base.

Basta crederci

Qualche anno fa alcuni ricercatori dell’Università di Colonia (Germania) hanno condotto un esperimento in cui hanno chiesto ad alcuni studenti di portare il loro talismano con sé. Con la scusa di fotografarli, gli oggetti sono stati presi dagli sperimentatori e solo ad una metà di studenti sono stati riconsegnati prima di iniziare un quiz al computer e delle prove di abilità. L’altra metà degli studenti invece ha svolto il quiz e le prove senza il proprio talismano.

Portafortuna
I portafortuna classici sono il quadrifoglio, il peperoncino napoletano e la coccinella.

I risultati parlano chiaro: gli studenti che avevano con sé il portafortuna durante lo svolgimento dell’esperimento hanno avuto una prestazione migliore degli altri. Inoltre il gruppo di studenti con il talismano si è posto obiettivi più ambiziosi in compiti in cui era necessario fare delle previsioni. In altre parole ritenevano di potercela fare proprio grazie alla presenza del loro talismano, custodito con cura nella tasca o stretto tra le mani.

Come spiegare questi ritultati? Casualità o il potere dei talismani è stato provato scientificamente? La risposta è molto semplice: basta crederci. Avere il proprio portafortuna con sé è sufficiente per aumentare l’autostima nei confronti di se stessi. Questo di conseguenza aumenta la fiducia nei confronti delle proprie capacità, quindi la persona tenderà a registrare performance migliori rispetto alla media. Credere di avere il favore della dea bendata quindi innesca un circolo virtuoso perché rende le persone meno ansiose, più rilassate, sicure e tranquille. Questo stato di maggiore tranquillità si basa su un unico pensiero: ‘ho la fortuna dalla mia parte, quindi andrà tutto bene’.

Gastone Paperone, il fortunato per antonomasia

Il personaggio di Gastone Paperone è stato ideato nel 1947 da Carl Barks. Inizialmente la fortuna non era il suo tratto distintivo, ma nel giro di pochissimo tempo diventa l’esatto opposto di suo cugino Paperino. Il giovane papero non ha mai dovuto lavorare in vita sua perché la dea bendata si è sempre presa cura del suo pupillo. Sfacciatamente fortunato, si contrappone alla cronica sfortuna di Paperino e all’impegno di suo zio Paperone, grazie al quale nel tempo ha costruito la sua enorme fortuna.

Gastone Paperone
Il tratto distintivo di Gastone Paperone è la sua sfacciata fortuna.

Come per magia (o meglio per fortuna) riesce sempre a superare situazioni complesse senza alcuna difficoltà, spesso causate da un altro cugino, Paperoga. La particolare distruttività del papero, accompagnata da enorme esuberanza, spesso mette gli altri due cugini in situazioni intricate, dalle quali però Gastone esce sempre indenne e con facilità.

In realtà dietro il personaggio di Gastone si nasconde ben più che semplice e sfacciata fortuna. Carl Barks col tempo lo ha reso terribilmente odioso proprio perché non ha bisogno di lavorare e perché è costantemente assistito dalla fortuna. Un po’ di fortuna non guasta mai, specialmente in alcune occasioni, ma nel caso del giovane papero questo tratto viene particolarmente accentuato. La fortuna di Gastone infatti viene estremizzata e portata al limite del possibile. Ciò che maggiormente fa rabbia è che si prende sempre il meglio dalla vita senza mai faticare. In più di qualche occasione il suo autore lo rende un potenziale distruttore di storie perché il suo superpotere (la fortuna) abbatte qualsiasi logica narrativa. Il tutto però è limitato alle cose superficiali e di poco conto perché paradossalmente ciò che conta non fa per lui, come per esempio lavorare.

Martina Morello

 

 

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