‘I dinosauri si sono estinti perché non avevano un programma spaziale’. Così scriveva Larry Niven nel 1970, autore fantascientifico, e scrittore di numerosi episodi della serie Star Trek. Nella serie, il Genesis, era il nome in codice per un progetto di ricerca il cui scopo era di sviluppare un processo in cui i pianeti inabitati potevano divenire adatti per ospitare vita. Probabilmente fu proprio quest’idea ad influenzare Claudius Gros, che ipotizza un trapianto della vita terrestre tramite microrganismi.

L’idea

Le nuove tecnologie hanno reso l’esplorazione spaziale una vera e propria caccia al tesoro di esopianeti. Tuttavia secondo Claudius Gros, fisico presso la Gothe University di Francoforte, è molto difficile che tali pianeti ospitino già forme di vita, benché meno dinosauri. Infatti, in molti pianeti appetibili, c’è sempre un problema nella concentrazione dell’ossigeno, che rende le reazioni chimiche vitali impossibili. ‘E’ dunque certo che scopriremo un gran numero di esopianeti abitabili ad intermittenza, ma non in modo permanente. La vita sarebbe possibile su questi pianeti, ma non avrebbe il tempo di svilupparsi in modo indipendente’. Afferma lo scienziato tedesco. Nonostante ciò, nel 2016, Gros ha proposto di donare la vita ai pianeti in maniera transitoria, creando il progetto Genesis. Come ogni scienziato futurista che si rispetti, si è ispirato a Star Trek, aggiungendo un pizzico di evoluzione sistematica microbica.

Claudius Gros nel 2016

Le fondamenta

La terraformazione (dal termine inglese terraforming), è un processo volto ad adattare un pianeta alieno alle condizioni terrestri. Oggi rimane solo teorizzabile, ed il fulcro è la microbiologia. Infatti, per rendere vivo un pianeta dobbiamo guardare cosa ha reso vitale il nostro. Sulla terra sono stati due gli avvenimenti che hanno aperto le porte al mondo che conosciamo oggi: la comparsa della vita in sé e degli eucarioti. La prima può essere simulata con una prima invasione di batteri, volta a creare una biosfera da brodo primordiale, stabilizzando il livello di ossigeno. Quest’ultimo fattore è fondamentale perché, sia in eccesso sia in difetto, impedisce lo sviluppo della vita. La comparsa degli eucarioti è spiegata dalla teoria endosimbiontica, svoltasi in 2 miliardi anni. Per velocizzare i tempi possiamo sfruttiamo una seconda invasione a base di eucariori, i quali sono le fondamenta della vita pluricellulare e dell’inizio del precambriano.

Esempio di un progressivo terraforming

Il progetto

La progetto Genesis potrebbe già essere raggiunto in pochi decenni. Si pensa di utilizzare micro veicoli spaziali privi di equipaggio. In presenza dell’esopianeta bersaglio, un laboratorio biomolecolare a bordo sintetizzerebbe una selezione di microrganismi adatti alla prima ed alla seconda ondata. Questo processo potrebbe poi svilupparsi autonomamente e possibilmente anche in forme di vita complesse. ‘In questo modo, potremmo saltare i tre o quattro miliardi di anni che erano stati necessari alla terra per raggiungere il Precambriano’, spiega Gros.

Dalla fantascienza al futuro

La terraformazione è un tema centrale nel secondo e nel terzo film ispirati alla serie televisiva: Star Trek II: L’ira di Khan(1982) e Star Trek III: Alla ricerca di Spock (1984). In essi viene mostrato il primo esperimento della Federazione noto come Progetto Genesis. L’obiettivo è quello di creare non solo le condizioni per la vita, ma anche la vita stessa. Nella trama il progetto è però ostacolato da un errore tecnico che rendo tutto il processo estremamente instabile, portando il pianeta all’autodistruzione. Al contrario del modello ipotizzato da Gros, nei film il dispositivo riduce il pianeta in particelle subatomiche e viene rimodellato da zero. Questa tecnologia rappresenta un nuovo passo verso la colonizzazione dell’universo, ma anche una via di fuga in caso di catastrofe: giusto per non finire come i dinosauri.

 

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