Possibile legame tra narcolessia e creatività? Chiediamolo ad uno dei personaggi di ‘Moulin Rouge’

Non è la prima volta che viene ipotizzato un legame tra la creatività ed un disturbo mentale o una particolare patologia. Stavolta è toccato alla narcolessia.

 

Narcolessia
Si tratta di una malattia rara, cronica e debilitante caratterizzata da eccessiva sonnolenza diurna ed episodi di perdita improvvisa del tono muscolare che durano da alcuni secondi a diversi minuti.

 

L’ipotesi di un legame tra la narcolessia e la creatività era sempre rimasta un’ipotesi perché a livello pratico non era mai stato condotto nessuno studio. Almeno fino a non molto tempo fa. Tutto è cominciato da un dettaglio notato da Isabelle Arnulf, la quale lavora con pazienti narcolettici presso il Pitié-Salpêtrière Hospital di Parigi. La donna si è accorta che molti dei suoi pazienti erano artisti e poeti che realizzavano le loro opere d’arte perfino mentre erano seduti in sala d’attesa. A detta della dona, i loro lavori erano davvero molto belli. Da qui l’idea dello studio che ha condotto subito dopo.

 

Lo studio

185 pazienti narcolettici e 126 individui sani hanno partecipato allo studio della Arnulf, compilando un questionario per valutare la creatività di ciascuno. Poi ha chiesto ad una trentina di loro (di entrambi i gruppi) di prendere parte ad un secondo test, il quale richiedeva di trovare soluzioni originali a dei problemi o di cimentarsi in compiti di scrittura creativa e di disegno. I risultati non lasciano dubbi: i narcolettici si sono dimostrati più creativi dei soggetti sani.

Uno dei compiti creativi richiedeva di scrivere una fiaba che terminasse con la frase ‘…e l’ultima mela cadde dall’albero‘. I soggetti sani hanno preso spunto da storie già esistenti, come ‘Adamo ed Eva‘ oppure all’esperimento di Isaac Newton con la mela, mentre i narcolettici inventarono ogni cosa della loro fiaba. Per esempio qualcuno scrisse di alberi ed animali che si erano ribellati all’uomo, qualcun altro invece scrisse di un verme bulimino chiamato Jean-Jacques.

 

La relazione tra creatività e narcolessia

L’autrice dello studio ha ipotizzato che questi risultati potessero avere a che fare con l’alterato ciclo sonno-veglia tipico dei narcolettici, i quali precipitano direttamente nella fase REM quando si addormentano. Normalmente invece la fase REM è preceduta da alcune fasi non-REM, durante le quali il nostro cervello elabora le informazioni acquisite durante tutta la giornata. La analizza e le divide in base alla categoria di appartenenza, mentre durante la fase REM i ricordi e le esperienze vengono riproposte in modo caotico e disordinato, con abbinamenti che da svegli non potremo neanche immaginare. Non a caso la fase REM è tipicamente associata ai sogni.

Sarebbe proprio la fase REM a permettere al pensiero geniale e creativo di prendere il controllo , di ragionare e trovare soluzioni fuori dagli schemi. Le persone narcolettiche, per ovvie ragioni, trascorrono molto più tempo nella fase REM rispetto alle persona sane e questo consentirebbe loro di sviluppare meglio il pensiero creativo. Quest’assunzione può essere sfruttata anche da chi non è narcolettico, ma è in cerca d’ispirazione. Il sonno REM è più frequente durante le prime ore del mattino, quindi se di dovesse aver bisogno di un’idea geniale o di ispirazione, si potrebbe mettere la sveglia intorno alle quattro del mattino, leggere quello per il quale stiamo cercando l’ispirazione e poi dormirci su fino al mattino.

 

La narcolessia

Si tratta di un disturbo del sonno piuttosto raro, cronico e molto debilitante e per poter porre tale diagnosi è necessario soddisfare i criteri diagnostici proposti dal DSM-5. Devono essere presenti periodi ricorrenti di irrefrenabile bisogno di sonno, di attacchi di sonno o di sonnellini che si verificano nello stesso giorno. Devono inoltre essersi verificati per almeno tre volte a settimana negli ultimi tre mesi. Inoltre deve essere presente almeno uno dei seguenti tre sintomi: episodi di cataplessia (sono brevi episodi di perdita bilaterale improvvisa del tono muscolare negli adulti con una malattia di lunga durata, mentre nei bambini sono smorfie o ipotonia globale), carenza di ipocretina in assenza di danno cerebrale acuto, di infiammazione o di infezione e polisonnografia del sonno notturno che mostra una latenza del sonno REM minore o uguale a 15 minuti.

 

Narcolessia
SI tratta di un disturbo invalidante perché modifica negativamente il normale funzionamento di una persona.

 

Purtroppo al momento le cause della narcolessia sono ancora sconosciute, ma alcune ricerche sembrano aver individuato alcuni neurotrasmettitori che potrebbero esserne una delle cause. Il principale sembra essere l’ipocretina (conosciuto anche come orexina) che nelle persone narcolettiche si trova in quantità inferiori rispetto al normale. Sembra inoltre che ci sia una riduzione dei neuroni ipotalamici, coinvolti nella produzione dell’ipocretina. Altri studi invece si sono concentrati sui fattori genetici, i quali sembrano svolgere un ruolo piuttosto determinante nella genesi di tale disturbo. Il rischio di sviluppare tale patologia fra parenti di primo grado è 30-40 volte più alto rispetto al rischio presente nella popolazione generale.

Per poter diagnosticare tale disturbo è necessario che il soggetto si lamenti della presenza di ipersonnia diurna quasi quotidiana, presente da almeno 3 mesi. Bisogna inoltre svolgere una serie di test e questo è possibile in centri specializzati per il trattamento dei disturbi del sonno. Per quanto riguarda il trattamento invece, la prima cosa da fare è un intervento di tipo comportamentale che prevede la programmazione di pisolini strategici della durata di circa 15-20 minuti. Sono definiti strategici perché sono collocati nei momenti della giornata in cui l’ipersonnia è maggiore. Si consiglia inoltre di mantenere regolari gli orari del sonno notturno, di evitare stress eccessivi e l’attività fisica nelle ore serali. In questo modo si cerca di stabilizzare, per quanto possibile, il ritmo circadiano del soggetto. Esiste anche la possibilità di intervenire farmacologicamente, la quale si basa su diversi principi attivi utilizzati prevalentemente per il controllo della sonnolenza diurna (per esempio il modafinil ed il sodio oxibato).

 

L’argentino narcolettico di ‘Moulin Rouge’

Siamo a Parigi, nel 1899, all’alba dell’inizio della cosiddetta ‘Belle epoque‘. Christian, un giovane di buona famiglia, decide di disobbedire al padre e di trasferirsi nel quartiere più vivace di Parigi per poter far fiorire le sue doti artistiche, immergendosi completamente nello spirito bohémien dell’epoca. Una volta sistemato nella sua stanza, si prepara a scrivere. La sua postazione è pronta, ci sono i fogli, la sua macchina da scrivere, la finestra che fa entrare la luce giusta, nulla potrà distrarlo. Tranne un uomo che piomba cade improvvisamente nella sua stanza, distruggendo il soffitto. L’uomo sembra svenuto perché non si muove e Christian esprime un mix tra preoccupazione per quell’uomo e confusione poiché gli è piombato in camera dal soffitto.

 

Satine e Christian sono i due protagonisti del musical.

 

Dal buco nel soffitto si affacciano alcuni personaggi all’apparenza stravaganti, che subito scendono al piano di sotto, fanno irruzione nella stanza di Christian facendo un gran baccano. Gli spiegano che si tratta di un argentino narcolettico e che quindi quest’episodio non è un caso isolato. L’uomo fa parte di una sgangherata compagnia teatrale, quindi è un artista. Purtroppo però il suo disturbo spesso gli impedisce di partecipare alle prove dello spettacolo, lo fa addormentare nei posti più strani e nei momenti meno opportuni. Nonostante ciò però è un ottimo ballerino, cosa che dimostrerà in una delle scene più drammatiche del film, quando si troverà a ballare sulle note del celebre ‘El tango de Roxanne‘.

Martina Morello

 

 

 

 

 

 

Leave comment

Your email address will not be published. Required fields are marked with *.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.